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Home Sostenibilità

WWF: monitoraggio di pesca in mare più efficace con tecnologia REM

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
25 Febbraio 2016
in Sostenibilità

Un nuovo rapporto del WWF suggerisce che il monitoraggio elettronico a distanza, che utilizza una combinazione di telecamere e sensori di bordo, è di gran lunga il modo più efficiente ed economico per monitorare le attività di pesca in mare. Il rapporto è stato ufficialmente divulgato in concomitanza con un seminario della Commissione europea riguardo all’attuazione del divieto di rigetti in mare (Landing Obligation). Tra il 2010 e il 2012, sono stati scartati in media il 40% (148,765 tonnellate) delle specie demersali come il merluzzo bianco pescato nel Mare del Nord. Il WWF sostiene che durante questo periodo, il 43% del merlano e della platessa, il 25% del nasello e fino al 91% del limanda è stato rigettato in mare. L’obbligo di sbarco è stato creato per porre fine alla pratica dispendiosa dei rigetti, richiedendo alle imbarcazioni di portare tutti i pesci catturati a terra, in modo che possano essere completamente documentati e ricollegati alle quote di pesca. Il divieto rappresenta uno dei più grandi cambiamenti operativi nelle pratiche di pesca europee e sarà impegnativo, ma se attuato in modo efficace può portare benefici sociali, economici e ambientali: più pesce nel mare, un più resistente e redditizio settore ittico e una maggiore sicurezza alimentare negli anni futuri. Tuttavia per farlo funzionare, un controllo efficace sarà di vitale importanza. La scarsa applicazione comporterebbe il rischio che i rigetti in mare illeciti non siano registrati, con il conseguente indebolimento degli stock ittici, che comporterebbe errate rilevazioni di dati e un’errata distribuzione delle quote pesca future. Il rapporto del WWF, “Remote Electronic Monitoring (REM) in Fisheries Management”, paragona i sistemi REM ai metodi di monitoraggio tradizionali, come la barca di sorveglianza, gli osservatori a bordo, e i controlli in banchina. Esso rivela che REM potrebbe offrire un modo molto più efficiente ed economico di monitoraggio delle attività di pesca e migliorare le informazioni sugli stock ittici. Il rapporto identifica anche il luogo dove questa tecnologia è stata testata e in che modo utilizzato con successo in altre parti del mondo. Le telecamere sarebbero state utilizzate in combinazione con sensori GPS, in grado di registrare video durante tutta la fase di pesca. I dati video, portati a riva utilizzando hard disk portatili, sono poi analizzati per quantificare le catture che possono essere confrontate con quanto riportato sui giornali di bordo. Questo per confermare che l’obbligo di sbarco sia attuato in modo efficace. Si stima che l’installazione delle apparecchiature potrebbe costare fino a 4.697 sterline per nave. Inoltre, per dotare tutti i pescherecci di più di 10 metri della flotta Regno Unito con sistemi di telecamere REM, e intraprendere una revisione dell’ 8% del materiale girato potrebbe costare meno rispetto a quanto si spende attualmente per opzioni di monitoraggio tradizionali nel Regno Unito (che rappresentano circa lo 0,1% delle ore di pesca da parte della flotta). Il WWF ha delineato i principali vantaggi dei sistemi di REM, tra cui: • Il 100% delle attività di pesca può essere registrato con diversi livelli di filmati, monitorati in base al livello di rischio associato all’attività. • REM offre un monitoraggio continuo rispetto ai metodi tradizionali che sono efficaci solo durante la presenza dell’osservatore di bordo. • Se intrapresa da tutti i pescherecci dell’UE, il sistema contribuirebbe a garantire il rispetto dell’obbligo di sbarco, offrendo condizioni di parità per l’industria della pesca in tutti gli Stati membri. • I dati possono essere utilizzati per diversi scopi, tra cui accrescere la fiducia nella valutazione degli stock o per dimostrare le buone pratiche utilizzate sui pescherecci. Il rapporto mostra che tutti i pescherecci comunitari maggiori di 10 metri potrebbero essere monitorati per il 10% del tempo che sono in mare, a un costo di circa 122 milioni di €. Dato l’annuncio del nuovo fondo da € 6.4 miliardi disponibile in tutta Europa per contribuire ad attuare la nuova politica comune della pesca (PCP), di cui l’obbligo di sbarco è un elemento chiave, il WWF suggerisce che questo denaro potrebbe essere messo a disposizione di pescatori e amministrazioni in tutta l’Unione europea. “Gli Stati membri hanno l’obbligo di dimostrare che stanno rispettando in modo efficace l’obbligo di sbarco”, ha detto Helen McLachlan, Governance Manager per la pesca di WWF-UK. “E’ difficile vedere come si può fare questo senza avere una buona conoscenza di ciò che sta accadendo in mare. Il sistema REM è di gran lunga il mezzo più efficace per farlo durante il 100% del tempo ad un costo inferiore rispetto ai metodi tradizionali “.

Tags: Helen McLachlanWWF
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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