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Home Nutrizione e salute

Ricci di mare, una questione spinosa

Luna Lorito by Luna Lorito
20 Aprile 2018
in Nutrizione e salute, Sostenibilità
ricci di mare

I ricci di mare sono una risorsa apprezzata a livello mondiale, in particolare in Giappone, che è il maggior consumatore.

Degli esemplari si consumano le gonadi, che, per essere accettate al mercato, devono essere larghe, ferme e non amare.

In Italia, la produzione è locale utilizzando specie tipiche dei nostri mari, in particolare il Paracentrotus lividus. Il problema, tuttavia, è che la pesca ha ormai sovrasfruttato gli stock selvatici e l’unico impianto in Italia che produceva ricci di mare ha chiuso a fine del 2017. Inoltre anche l’allevamento presenta dei punti critici: l’ingrasso delle gonadi degli esemplari pescati è facile e dura tre mesi di tempo, ma il ciclo completo di allevamento è molto complesso e di durata variabile in base alle specie utilizzate, infatti far riprodurre gli esemplari è molto semplice, ma il problema è che il tasso di sopravvivenza delle larve e il tasso di individui metamorfasati sono molto bassi e l’accrescimento è lento (per Paracentrotus lividus sarebbero necessari circa 5 anni per raggiungere la taglia commerciale).

Tutto ciò porta a continuare una pesca eccessiva sugli stock selvatici ormai talmente depauperati, che sono a rischio estinzione. Ad esempio, in Sardegna lo sfruttamento è tale che il 60-70% degli esemplari pescati è sottotaglia (inferiore a 5 cm) e quindi illegale. Inoltre, si deve notare che il consumo di ricci di mare è in aumento ed è continuo per tutto l’arco dell’anno, tanto che i pescatori, che prima svolgevano questa attività di pesca come integrazione, adesso la fanno come principale e con tecnologie molto più avanzate, che permettono di catturare un numero maggiore di esemplari.

Infine, è importante sottolineare che non tutti i fondali sono adatti allo sviluppo di ricci di mare, ma solo quelli rocciosi e ricchi di anfratti e il depauperamento della risorsa porterà a ripercussioni dirette sull’ecosistema. Tuttavia, in Sardegna, sono stati gli stessi cittadini ad accorgersi di una possibile estinzione della risorsa e di una eccessiva presenza di operatori del mare, anche in parte non autorizzati. Infatti, i professionisti devono sottostare a regole e alle limitazioni imposte annualmente da un decreto regionale, mentre chi opera in modo illegale non rispetta nulla di tutto ciò e contribuisce solo ad un depauperamento della risorsa. Quindi gli stessi titolari di licenza hanno posticipato l’inizio della stagione di pesca e anticipato la chiusura, diminuendo anche i limiti massimi di cattura.

Inoltre, gli abitanti e ristoratori hanno eliminato il riccio di mare dal loro menù, poiché pensano che rinunciarci adesso possa permettere di mangiarli poi in seguito.

In conclusione, il riccio di mare è una risorsa da salvaguardare e per il momento, forse, è meglio rinunciarvi, sperando in un’apertura di più impianti nel futuro a ciclo completo. È importante ricordare che ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa per aiutare gli ecosistemi!

Tags: pescatori
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Esperta in acquacoltura e qualità delle produzioni ittiche Luna Lorito collabora con Pesceinrete su temi legati ad acquacoltura, ambiente marino, qualità delle produzioni ittiche e innovazione. Nei suoi contributi porta uno sguardo tecnico e divulgativo, utile a raccontare il rapporto tra ricerca, produzione, sostenibilità e conoscenza scientifica del prodotto ittico.

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