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Home Pesca

“Fish&Chicken”, dal CREA una campagna informativa per valorizzare pesce e pollo bio

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
21 Maggio 2018
in Pesca

Spigole, orate, trote, ma anche cozze e vongole dal sapore diverso allevate in modo biologico nel mare e in acque dolci. È la nuova frontiera di un modello produttivo che, dopo frutta, verdura e formaggi, sta prendendo piede nell’acquacoltura, un comparto però ancora poco conosciuto dai consumatori nonostante il salto qualitativo compiuto dal settore pesce d’allevamento, ormai quasi tutto prodotto in mare aperto e non più in vasche.

A metterlo in luce è il CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, che ha lanciato “Fish&Chicken”. Una campagna informativa che, col supporto del ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, valorizza anche il pollo, altro prodotto di punta del bio, per svelare i segreti di queste produzioni sane e di qualità.

“Il pesce allevato in Italia – sottolinea Domitilla Pulcini, ricercatore del Crea Zootecnia e Acquacoltura – ha raggiunto un livello di elevata qualità, sia sotto il profilo nutrizionale, sia sotto quello della sostenibilità”.

Allevare in modo bio, spiegano i ricercatori, significa avere una densità minore rispetto al prodotto convenzionale, con spazi più larghi nelle gabbie di allevamento in mare aperto dove il pesce, avendo la possibilità di nuotare sviluppa una muscolatura più soda che produce carni più compatte e quindi diverse e saporite; una bassa densità di allevamento che si riflette poi anche in un minor impatto ambientale.

Altro capitolo sono i mangimi in uso negli allevamenti della green economy: sono costituiti da ingredienti di origine animale e vegetale anch’essi bio. Certo, i numeri per ora sono esigui, osservano i ricercatori del Crea Zootecnia e Acquacoltura, Domitilla Pulcini e Fabrizio Capoccioni: “5 mila tonnellate per i mitili, 910 tonnellate per la trota e 100 tonnellate tra spigola e orate. Produzioni ancora di nicchia che coprono il 3% del totale nazionale di pesce allevato, ma destinato a crescere. Ad oggi l’Italia è al terzo posto in Europa per volumi prodotti”.

La maggior parte delle aziende certificate bio, sottoposte a regole molto stingenti, si trovano nel Nordest, dal Friuli Venezia Giulia, Veneto fino all’Emilia-Romagna, ma anche in Toscana, Trentino Alto Adige, Lazio e Calabria.

Come hanno informato i ricercatori del Crea nel corso di 2 focal point, lo scorso venerdì a Roma, ci sono dei principi fondamentali che le aziende italiane seguono per allevare il pesce biologico.
Gli allevamenti riducono al minimo gli impatti sull’ambiente acquatico: sono immersi nella natura, all’interno di ambienti lagunari o in mare aperto, usano fonti di energia rinnovabili e materiali ecosostenibili, impiegano materie prime vegetali e animali selezionate biologiche per l’alimentazione, limitano l’uso di antibiotici e antiparassitari. Il pesce biologico è allevato a basse densità, crescendo così in ambienti molto simili a quelli naturali, nel rispetto delle proprie esigenze: ampi spazi per il nuoto e per esprimere i comportamenti di gruppo. Queste condizioni riducono al minimo lo stress e l’insorgenza di malattie. Le aziende devono rispettare i regolamenti europei per ottenere la certificazione biologica. Rigorosi controlli lungo tutta la filiera garantiscono trasparenza e affidabilità dei prodotti.

Tags: acquacolturaMangimipesce d'allevamento
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Mariella Ballatore

Direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete Mariella Ballatore è direttrice responsabile e co-founder di Pesceinrete. Segue da anni l'evoluzione della filiera ittica, con attenzione a pesca, acquacoltura, mercati, sostenibilità, normativa, trasformazione e distribuzione. Il suo lavoro unisce informazione specializzata, comunicazione di settore e conoscenza diretta degli operatori della blue economy.

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