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Mercato ittico UE, EUMOFA fotografa il 2025: volumi giù, importazioni in corsa

L’ultimo report mensile mette a fuoco il rallentamento delle aste europee e la crescita degli approvvigionamenti dall’estero. Italia tra i paesi in flessione

Candida Ciravolo by Candida Ciravolo
29 Settembre 2025
in In evidenza, Mercati, News
trend del mercato ittico UE 2025

L’ultimo report mensile EUMOFA fa luce su un’Europa del pesce che naviga tra contrasti: aste interne più deboli, carburante in discesa e importazioni dall’estero in piena accelerazione. È questa la fotografia che emerge dal trend del mercato ittico UE 2025, un quadro che non lascia spazio a facili ottimismi e che obbliga operatori e istituzioni a leggere con attenzione la direzione dei flussi.

Un carburante meno caro che non basta

Il prezzo del gasolio marino a luglio è sceso fino a 0,57 euro al litro, quasi il 10% in meno rispetto a un anno fa. Un segnale positivo per le flotte, ma che non si traduce automaticamente in respiro per i margini: l’inflazione nell’area euro resta al 2,4% e quella del comparto seafood sale al 2,7%.

Le aste rallentano, l’Italia frena

Tra gennaio e maggio le vendite primarie nell’Unione hanno tenuto il valore (1,49 miliardi), ma perso il 6% in volume. In Italia la frenata è ancora più evidente: 104 milioni di euro, -4%, con quantità in calo del 12%. Una dinamica che pesa soprattutto sugli anelli più fragili della catena, dai pescatori alle aste locali, e che conferma il segnale di una domanda selettiva.

I bivalvi restano in controtendenza, con +13% a valore, e così i cefalopodi, +9%. Ma il bilancio complessivo è segnato dalle cadute di crostacei, piccoli pelagici e tonno, quest’ultimo in flessione del 27% nei volumi. L’anguilla fa storia a sé, con un balzo del 149% a valore che racconta la forza delle nicchie.

Importazioni in corsa: UE sempre più dipendente

Se le aste rallentano, i porti si riempiono. Le importazioni extra-UE crescono del 9% a valore e del 14% a volume nei primi cinque mesi dell’anno. L’Italia è tra i paesi che hanno aumentato gli arrivi. Protagonisti assoluti i gamberi tropicali (+30% a valore), il tonnetto striato (+21%) e il pollock d’Alaska, +48% a volume.

Un segnale chiaro: l’Europa continua ad affidarsi ai flussi globali per bilanciare consumi interni e deficit produttivi. Ma questa dipendenza espone la filiera alle oscillazioni internazionali e rende ancora più delicata la gestione dei margini.

La bussola per la filiera

Il trend del mercato ittico UE 2025 non è un bollettino statistico: è un avviso. Chi lavora sulla filiera deve saper distinguere tra segmenti resilienti e mercati sotto pressione. I bivalvi rappresentano una certezza, i cefalopodi una nicchia di valore, mentre tonno e pelagici richiedono prudenza estrema.

Il calo dei volumi domestici e la corsa alle importazioni costringeranno le imprese a scelte più nette su mix di prodotti, contratti di fornitura e mercati di sbocco. Per la filiera italiana il compito è chiaro: leggere i segnali, anticipare le mosse e non subire la volatilità.

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