Proviamo a partire da un’immagine concreta. Siete al banco del pesce di un supermercato italiano. Davanti a voi, due orate praticamente identiche nell’aspetto: una etichettata “Italia”, l’altra “Turchia”. La prima costa sensibilmente di più. Per molti consumatori, la scelta è rapida e quasi automatica. Per chi alleva orata in Italia, quella scelta è una ferita che si ripete ogni giorno, in ogni punto vendita del paese.
Il rapporto EUMOFA di marzo 2026 non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: le importazioni di orata extra-UE crescono, i prezzi salgono, e il mercato interno mostra segnali di affaticamento. Ecco i numeri, senza filtri.
Diciotto mila tonnellate di orata importata: il dato che pesa
Il dato più significativo che emerge dal rapporto riguarda i volumi di orata importata in Italia da paesi extra-UE. Nel 2025 l’Italia ha acquistato dall’estero 18.327 tonnellate di orata (Sparus aurata), segnando un incremento del 26% rispetto al 2024, con prezzi medi cresciuti del 10% nello stesso periodo.
La provenienza è quasi esclusiva: il 77% arriva dalla Turchia, il 18% dall’Albania, con Tunisia, Marocco, Israele e Algeria che si spartiscono la quota residua. Insieme, Turchia e Albania controllano il 95% dell’orata straniera che entra in Italia. Non si tratta di un fenomeno nuovo, ma la velocità con cui questi volumi crescono — un quarto in più in un solo anno — è un segnale che il settore non può permettersi di ignorare.
Il trend dei prezzi: sale l’importata, sale anche il retail
Un elemento che colpisce nell’analisi EUMOFA è che i prezzi dell’orata importata non scendono, come ci si potrebbe aspettare da una commodity in forte espansione. Al contrario, crescono. Tra gennaio 2023 e dicembre 2025, il prezzo dell’orata importata è aumentato del 12% in Italia, del 17% in Grecia e del 13% nei Paesi Bassi, i tre principali mercati europei di destinazione monitorati dal rapporto.
Questo significa che l’aumento delle importazioni non è guidato da un dumping di prezzo immediato, ma da una domanda strutturalmente crescente che i produttori nazionali non riescono a soddisfare. I produttori turchi e albanesi non hanno ancora bisogno di abbassare i prezzi per conquistare quote di mercato: la capacità produttiva interna semplicemente non basta a coprire i consumi.
Sul versante retail, il prezzo medio al dettaglio dell’orata nei paesi monitorati si è attestato a 11,10 euro al chilo nel 2025, con una tendenza al rialzo rispetto ai 10,36 del 2024 e ai 9,24 del 2023. Un aumento annuale costante che comprime i margini lungo tutta la filiera e non agevola la difesa dei consumi domestici.
I consumi interni: volumi in calo, prezzi in salita
Sul fronte della domanda, il rapporto EUMOFA fotografa una dinamica che dovrebbe preoccupare l’intera filiera. Tra gennaio 2023 e dicembre 2025 i volumi di orata acquistati dalle famiglie nei paesi monitorati mostrano una tendenza al ribasso strutturale, mentre i prezzi seguono una traiettoria opposta, in crescita costante.
La stagionalità rimane marcata: i consumi calano in modo significativo nei mesi estivi di luglio e agosto, per poi recuperare in autunno. I picchi di prezzo si concentrano invece nei mesi invernali, quando la disponibilità del prodotto fresco si riduce. Una dinamica che penalizza tanto i consumatori quanto gli allevatori, costretti a gestire una domanda irregolare in un mercato sempre più competitivo.
L’orata nel contesto delle importazioni ittiche italiane
Per capire il peso specifico dell’orata nel quadro complessivo delle importazioni italiane è utile leggere il dato in prospettiva. Nel 2025 l’Italia ha importato complessivamente 493.731 tonnellate di prodotti ittici extra-UE per un valore di quasi 3 miliardi di euro, con un aumento del 6% in volume e del 9% in valore rispetto al 2024. L’Italia si conferma il terzo mercato UE per importazioni ittiche, dopo Spagna e Paesi Bassi.
All’interno di questo quadro, l’orata appartiene alla categoria “altri pesci marini”, che nel 2025 ha registrato un valore totale di importazioni pari a 1,9 miliardi di euro e un volume di 309.243 tonnellate, con un aumento dell’8% in valore e una leggera flessione dell’1% in volume rispetto al 2024. L’orata rappresenta il 14% del valore di questa categoria, seconda solo alla voce aggregata “altri pesci marini” che non consente una disaggregazione ulteriore per specie.
Tra i principali importatori europei di orata, l’Italia nel 2025 ha importato i volumi maggiori in assoluto tra i paesi monitorati, con un picco concentrato tra gennaio e aprile, la stagionalità delle importazioni italiane è netta, con un massimo nel primo quadrimestre dell’anno.
Il quadro europeo: la Turchia domina, l’Europa si adatta
Il fenomeno non è solo italiano. A livello europeo, nel 2025 le importazioni totali di orata extra-UE hanno raggiunto 43.568 tonnellate per un valore di 269,7 milioni di euro, con la Turchia che copre da sola l’89% dei volumi, seguita dall’Albania con l’8% e dalla Tunisia con il 2%.
Rispetto al 2024 i volumi complessivi sono scesi del 5%, ma il valore è aumentato del 5%, a conferma che il prezzo unitario continua a salire anche per il prodotto importato. Le importazioni dalla Turchia sono diminuite del 5% in volume, mentre sono cresciute del 6% in valore: meno pesce, ma più caro. Un segnale che anche i produttori turchi stanno ottimizzando le proprie strategie verso il mercato europeo, puntando su qualità e prezzi più elevati piuttosto che su volumi puri.
Il segnale che arriva dai consumi domestici
Il rapporto EUMOFA dedica un approfondimento specifico all’andamento del consumo domestico di orata nei paesi monitorati. Il quadro di lungo periodo, dal 2023 al 2025, mostra due tendenze parallele e divergenti: i volumi acquistati dalle famiglie sono in calo, mentre i prezzi al dettaglio sono in costante aumento.
In termini numerici, il consumo annuale nei paesi monitorati si è attestato a 64.621 tonnellate nel 2025, praticamente identico al 2024 (64.622 tonnellate), ma con una composizione diversa: meno acquisto fresco, prezzi medi più alti. La stabilità apparente dei volumi nasconde una contrazione reale del consumo pro capite in un contesto di popolazione sostanzialmente stabile.
Questo dato va letto insieme all’inflazione generale dei prodotti ittici freschi, che a gennaio 2026 a livello europeo ha segnato un +3,3% su base annua. In un mercato dove il potere d’acquisto delle famiglie è rimasto sotto pressione per anni, un prodotto che costa di più tende a cedere quote a favore di alternative più economiche — compresa, appunto, l’orata importata che nei banchi della GDO viene esposta fianco a fianco con quella nazionale.
Cosa ci dicono questi dati
Il rapporto EUMOFA non trae conclusioni esplicite sulla competitività dell’acquacoltura italiana, ma i numeri parlano da soli. Le importazioni di orata crescono del 26% in un anno. I prezzi al dettaglio salgono costantemente. I volumi consumati dalle famiglie si contraggono. Il mercato si sta riorganizzando attorno a una struttura in cui la produzione extra-UE occupa spazio crescente, mentre quella europea — italiana in primis — fatica a tenere il passo.
La Commissione Europea ha aperto una consultazione pubblica per definire una Visione 2040 per il settore ittico e dell’acquacoltura, che mette esplicitamente sul tavolo temi come la competitività delle imprese e le condizioni di accesso al mercato per i prodotti extra-UE. Per gli operatori dell’acquacoltura italiana è un’occasione concreta per portare questi dati dove le decisioni vengono prese. I numeri ci sono. Usarli è una scelta.














