Le banchine dei porti europei tornano a guardare con fiducia verso Sud in attesa dell’accordo di pesca UE Marocco 2026. Si apre questa mattina, martedì 27 gennaio 2026, il primo atteso round negoziale tecnico tra l’Unione Europea e il Marocco per il rinnovo del protocollo di pesca. L’incontro di Rabat non è solo un atto diplomatico, ma l’inizio di una corsa contro il tempo per restituire certezza operativa a oltre 120 navi comunitarie, ferme dalla scadenza del precedente accordo.
Semaforo verde da Bruxelles
L’accelerazione decisiva è arrivata solo una settimana fa. Lo scorso 20 gennaio 2026, il Consiglio UE ha infatti conferito il mandato formale alla Commissione per trattare un nuovo Accordo di Partenariato per la Pesca Sostenibile (SFPA). Si tratta del passaggio giuridico che ha sbloccato un’impasse durata quasi tre anni, segnata dalle sentenze della Corte di Giustizia UE che nel 2024 avevano messo in discussione la validità dei precedenti patti per le note vicende legate al Sahara Occidentale.
La strategia che le delegazioni iniziano a discutere proprio in queste ore si muove su un “doppio binario”: blindare un accordo quadro di lungo respiro e, parallelamente, definire un protocollo operativo che garantisca l’accesso alle ricche acque atlantiche nel pieno rispetto delle nuove prescrizioni legali internazionali.
Il braccio di ferro: tariffe contro sostenibilità
Il tavolo che si apre oggi non si preannuncia semplice. Il Marocco si presenta al confronto con una richiesta chiara: un adeguamento delle tariffe di accesso. Rabat cita l’inflazione globale e i crescenti oneri di sorveglianza marittima per giustificare un aumento del compenso finanziario, che nel precedente protocollo superava i 100 milioni di euro.
Dall’altro lato, la delegazione europea punta tutto sulla “condizionalità verde”. Bruxelles è pronta a confermare l’investimento, ma a patto di vincolare i fondi a rigorosi criteri di gestione delle risorse e tracciabilità totale delle catture. Un equilibrio necessario anche per contrastare la pressione della Russia, che proprio nelle scorse settimane ha consolidato i propri interessi marittimi nell’area, sottraendo spazio di manovra alle flotte UE.
Cosa cambia per gli operatori?
Per gli armatori e le imprese della filiera ittica, il nuovo protocollo 2026 porterà novità strutturali:
- Digitalizzazione: monitoraggio satellitare in tempo reale e logbook elettronici di nuova generazione.
- Etichettatura d’origine: meccanismi certi per identificare la provenienza del pescato, seguendo il modello già adottato con successo nel settore agricolo a fine 2025.
- Blue Economy: una cooperazione che non si limiterà al prelievo della risorsa, ma si estenderà alla ricerca scientifica e alla protezione degli ecosistemi.
Il cronoprogramma
Se il confronto tecnico che inizia oggi a Rabat procederà senza intoppi, l’obiettivo è arrivare alla firma del protocollo entro la primavera. Questo permetterebbe il rilascio delle prime licenze già per la stagione estiva 2026, riportando finalmente il prodotto atlantico marocchino sui mercati europei con standard di sostenibilità e legalità incontestabili.












