L’arresto definitivo della pesca a strascico torna al centro delle politiche di riequilibrio della flotta italiana. Con un nuovo decreto nell’ambito del FEAMPA 2021-2027, il MASAF ha approvato la sub-graduatoria relativa alla GSA 19 per le imbarcazioni operanti con sistema a strascico nella classe di lunghezza compresa tra 12 e 18 metri.
Il provvedimento riguarda una misura precisa: il sostegno economico alle imprese che cessano in modo definitivo l’attività di pesca con le unità interessate. Non si tratta quindi di un contributo per ammodernare le imbarcazioni, né di un intervento destinato alla continuità operativa, ma di uno strumento pensato per accompagnare l’uscita permanente di una parte della capacità di pesca.
L’importo complessivo finanziabile indicato dal decreto è pari a 2.070.600 euro e riguarda le prime dieci posizioni della graduatoria. Il testo prevede inoltre che, qualora si rendessero disponibili ulteriori risorse, si potrà procedere con lo scorrimento della graduatoria.
Dietro un atto amministrativo apparentemente tecnico si muove uno dei dossier più delicati della pesca mediterranea: il rapporto tra numero di imbarcazioni, possibilità di cattura, stato delle risorse e tenuta economica delle imprese. L’arresto definitivo è infatti uno degli strumenti previsti dalla normativa europea per intervenire sui segmenti di flotta considerati non pienamente in equilibrio con le risorse disponibili.
La GSA 19 riguarda il Mar Ionio, area strategica per diverse marinerie e per la pesca demersale. Nell’allegato al decreto figurano domande riferite a imbarcazioni iscritte in compartimenti marittimi come Corigliano Calabro, Catania, Siracusa, Crotone, Taranto e Gallipoli. La graduatoria riporta per ciascuna domanda beneficiari, unità da pesca, punteggio, importo finanziabile e stato di ammissione.
Il punto, però, non è soltanto chi entra in graduatoria. Il tema più rilevante è cosa rappresenta questa misura dentro il percorso di trasformazione della pesca professionale. Ridurre la capacità della flotta può contribuire a diminuire la pressione sugli stock e a rendere più sostenibile lo sfruttamento delle risorse. Allo stesso tempo, ogni uscita definitiva incide su imprese, equipaggi, famiglie e comunità costiere che da generazioni costruiscono lavoro e identità attorno alla pesca.
È qui che il provvedimento assume un significato più ampio. La sostenibilità biologica delle risorse è una condizione imprescindibile per il futuro del settore, ma non può essere separata dalla sostenibilità economica e sociale delle marinerie. Una pesca con meno unità in mare può essere più equilibrata solo se chi resta operativo viene messo nelle condizioni di lavorare meglio, con strumenti più selettivi, maggiore sicurezza, minori costi energetici, più valore riconosciuto al prodotto e mercati capaci di premiare la qualità.
Il decreto si inserisce nel quadro della Politica Comune della Pesca, del FEAMPA e dei piani di gestione per gli stock demersali nel Mediterraneo. È quindi parte di una traiettoria già definita a livello europeo: contenere lo sforzo di pesca dove necessario e riportare alcuni segmenti della flotta entro parametri compatibili con lo stato delle risorse.
La questione, per il settore, resta però politica ed economica prima ancora che amministrativa. L’arresto definitivo può essere uno strumento utile quando interviene su segmenti realmente sovradimensionati, ma da solo non basta a costruire una nuova prospettiva per la pesca italiana. Ridurre la flotta senza rafforzare le imprese che continuano a lavorare rischia di produrre un riequilibrio solo parziale.
Per questo il tema non può essere letto come una semplice graduatoria di contributi. È un passaggio che richiama una domanda più grande: quale modello di pesca professionale si vuole sostenere nei prossimi anni? Una flotta più contenuta, certamente. Ma anche più solida, più selettiva, più organizzata e più capace di generare valore lungo tutta la filiera.
Il decreto FEAMPA sulla GSA 19 conferma che la strada del riequilibrio della capacità di pesca resta centrale nelle politiche nazionali ed europee. La sfida sarà fare in modo che questa riduzione non venga percepita solo come arretramento, ma come parte di una strategia più ampia: meno pressione sulle risorse, più qualità nel lavoro in mare, più competitività per le imprese e maggiore futuro per le comunità costiere.












