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Pesca in crisi, l’Italia alza la voce in Europa

A Bruxelles cinque Paesi chiedono misure urgenti contro il caro energia: Lollobrigida guida la pressione sulla Commissione per rivedere il FEAMPA

Davide Ciravolo by Davide Ciravolo
30 Marzo 2026
in In evidenza, Istituzioni, Nazionali, News, Pesca
crisi pesca europea caro energia

La crisi energetica torna a colpire duramente la pesca e l’acquacoltura europee e l’Italia sceglie di alzare il livello del confronto, portando il tema direttamente a Bruxelles. Al Consiglio Agricoltura e Pesca, il nostro Paese si è mosso insieme a Bulgaria, Estonia, Lettonia e Portogallo per chiedere alla Commissione europea un intervento urgente a sostegno di un comparto sempre più schiacciato dall’aumento dei costi operativi.

Il nodo è quello che da mesi pesa sui bilanci delle imprese: il caro energia, e in particolare il rincaro del gasolio, sta erodendo i margini, riducendo i redditi dei pescatori e mettendo sotto pressione la continuità produttiva di molte attività. In questo contesto, i cinque Paesi chiedono una revisione del FEAMPA, il fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura, per consentire misure straordinarie e più rapide rispetto a quelle oggi disponibili.

La novità politica della giornata riguarda soprattutto il ruolo assunto dall’Italia e dal ministro Francesco Lollobrigida. Non si tratta infatti di una semplice adesione a una richiesta condivisa da altri Stati membri, ma di una presenza attiva in un passaggio che punta a trasformare una difficoltà economica del settore in una questione politica europea. Il peso del ministro si coglie proprio nella capacità di collocare il dossier pesca dentro una cornice più ampia, legata alla tenuta delle imprese, alla tutela dell’occupazione e alla stabilità di una filiera strategica.

La richiesta avanzata a Bruxelles si articola su alcuni punti precisi. Il primo riguarda il sostegno diretto alle imprese, considerato necessario per compensare l’aumento eccezionale dei costi operativi e salvaguardare i livelli occupazionali. Il secondo è l’ammodernamento degli scafi e dei sistemi di propulsione, con l’obiettivo di favorire flotte più efficienti, più sostenibili e meno esposte al peso del carburante. C’è poi il tema dell’attrattività del lavoro a bordo, che chiama in causa il ricambio generazionale e la necessità di rendere il settore economicamente più interessante e più sicuro per i giovani. A questo si aggiungono il sostegno alla continuità produttiva delle imprese ittiche e una richiesta netta di maggiore flessibilità e semplificazione delle procedure.

È proprio su questo terreno che si misura la funzione politica di Lollobrigida. Il ministro si presenta come il referente di una linea che prova a spostare la questione dalla gestione ordinaria dell’emergenza a una risposta comunitaria più incisiva. In altre parole, l’obiettivo non è solo ottenere attenzione, ma spingere la Commissione europea a mettere mano agli strumenti esistenti per renderli adeguati a una fase eccezionale.

Il dato più rilevante, in questo quadro, è la convergenza registrata attorno alla richiesta. Quando più Paesi membri si muovono insieme su un dossier così sensibile, il messaggio politico cambia forza e portata. La crisi del comparto non appare più come una difficoltà circoscritta ad alcune marinerie nazionali, ma come una criticità condivisa che riguarda una parte importante dell’economia marittima europea. Ed è in questo passaggio che l’Italia cerca di ritagliarsi un ruolo di impulso, facendo della pesca non una voce secondaria del negoziato europeo, ma un tema da affrontare con urgenza.

Lollobrigida, in questo scenario, assume quindi un profilo preciso: quello del ministro che porta a Bruxelles le istanze del comparto e prova a tradurle in una pressione politica concreta sulla Commissione. Non solo rappresentanza istituzionale, dunque, ma tentativo di costruire una linea comune, capace di rafforzare la richiesta di aiuti immediati, investimenti per l’efficienza energetica e strumenti più snelli per sostenere le imprese.

La giornata di oggi consegna così un segnale politico chiaro. L’Italia sceglie di non limitarsi a registrare le difficoltà del settore, ma di inserirle al centro del confronto europeo, chiedendo che la pesca e l’acquacoltura vengano considerate per quello che sono: comparti essenziali, già sottoposti a forti pressioni e ora esposti a una nuova fase di instabilità. Nella spinta a rivedere il FEAMPA, nei richiami alla continuità produttiva e nella domanda di interventi straordinari si legge con nettezza l’impronta del ministro Lollobrigida: fare della crisi del settore non un problema da gestire in silenzio, ma una priorità politica da affrontare subito.

Tags: acquacolturaBruxellescaro energiaFEAMPAimprese itticheLollobrigidapescapolitica europeaUnione Europea
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Davide Ciravolo

Davide Ciravolo

Autore Pesceinrete, retail ittico e mercati seafood Davide Ciravolo è autore Pesceinrete. Si occupa di mercati, distribuzione e scenari commerciali della filiera ittica, con particolare attenzione al rapporto tra prodotto, retail e consumi. La sua esperienza come ex buyer di Esselunga gli permette di osservare il settore seafood anche dal punto di vista della GDO e delle dinamiche di assortimento.

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