Nella pesca europea, la sostenibilità non è solo un obiettivo dichiarato: è una questione di equilibrio. Tra norme e realtà operativa, tra ambizione politica e tenuta economica delle imprese, ogni scelta pesa perché incide su tempi, procedure, investimenti e continuità del lavoro in mare. È qui che si misura la distanza — o la coerenza — tra ciò che è desiderabile sulla carta e ciò che risulta davvero praticabile per flotte e comunità costiere.
Ne parliamo con Daniel Voces de Onaíndi González, Direttore Generale di Europêche, che nell’intervista richiama la centralità di regole concretamente attuabili e di un approccio capace di tenere insieme sostenibilità ambientale e sostenibilità economica, competitività e prospettive di ricambio generazionale. Un confronto che entra nel merito delle priorità indicate dall’associazione e del quadro di temi su cui, secondo Voces, si giocherà la capacità della pesca europea di restare efficace e competitiva nel medio periodo.
Come descriverebbe lo “stato di salute” attuale di Europêche e quanta influenza esercita a livello UE?
Fondata nel 1962, Europêche è la principale associazione dell’Unione europea che rappresenta il settore della pesca. È presente in tutte le principali sedi decisionali dell’UE — Commissione europea, Parlamento europeo e Consiglio — ed è sempre più riconosciuta come interlocutore credibile e costruttivo. La nostra influenza non deriva dalla retorica, ma dall’expertise tecnica, dalla conoscenza operativa del settore e dalla capacità di portare a Bruxelles posizioni coerenti e basate su evidenze scientifiche.
Negli ultimi due anni abbiamo registrato un’importante crescita, con l’ingresso di grandi flotte provenienti dalla Danimarca, dai Paesi baltici e, più recentemente, dal Portogallo. Questo rafforza la nostra voce collettiva e accresce la capacità di difendere le imprese del settore della pesca in tutti i bacini marittimi europei.
Anche il segretariato è stato potenziato, passando da tre a quattro membri dello staff. Questo rafforzamento aumenta in modo significativo la nostra capacità operativa. In combinazione con un coordinamento interno strutturato e una base associativa in crescita, Europêche si trova oggi su una chiara traiettoria di sviluppo, ampliando portata e impatto delle proprie attività a livello UE.

Quali organizzazioni italiane sono attualmente membri di Europêche?
La nostra collaborazione con le organizzazioni italiane si sviluppa principalmente nell’ambito della European Bottom Fishing Alliance (EBFA). Attraverso questa piattaforma, coordinata dal segretariato di Europêche, promuoviamo l’importanza ambientale, economica, sociale e culturale degli attrezzi da pesca a contatto con il fondo, nonché il ruolo dei pescatori e delle comunità costiere che da essi dipendono.
La flotta italiana è fortemente rappresentata in EBFA attraverso Alleanza delle Cooperative Italiane (ACI), Federpesca, Coldiretti Impresa Pesca e UNCI Pesca, che insieme riflettono una quota significativa del comparto italiano della pesca. Ciò garantisce che la struttura della flotta nazionale, le attività di pesca mista e le specificità mediterranee siano pienamente considerate nel nostro lavoro.
Collaboriamo inoltre con ACI nell’ambito del Comitato di Dialogo Sociale Settoriale per la Pesca Marittima, dove questioni sociali, sicurezza, formazione e condizioni di lavoro vengono affrontate congiuntamente ai sindacati a livello europeo.
Le organizzazioni italiane non sono ancora membri formali di Europêche, ma la cooperazione già in atto dimostra i benefici di un’azione coordinata a livello UE. Considerata la dimensione e l’importanza strategica del settore italiano, un legame istituzionale più stretto rafforzerebbe sia la voce dell’Italia a Bruxelles sia la capacità collettiva dell’industria europea della pesca di difendere i propri interessi.
Che ruolo svolge l’Italia all’interno di Europêche?
L’Italia esercita un ruolo costruttivo e influente, soprattutto sui dossier legati alla pesca mediterranea, alle flotte su piccola scala e alla dimensione socio-economica della politica della pesca.
L’esperienza italiana consente di ancorare le nostre posizioni alla realtà operativa del Mediterraneo, rafforzando la credibilità dei messaggi che portiamo a Bruxelles. Allo stesso tempo, il comparto nazionale affronta un carico particolarmente gravoso derivante dall’aumento dei costi operativi, dagli effetti del cambiamento climatico e dalla pressione regolatoria dell’UE, in particolare in relazione al Regolamento sulla pesca nel Mediterraneo occidentale.
La voce italiana è quindi essenziale nel ribadire che la sostenibilità ambientale deve procedere insieme alla sostenibilità economica e al ricambio generazionale.
Con l’ingresso di ADAPI dal Portogallo, come cambia l’influenza di Europêche?
L’adesione di ADAPI rafforza in modo significativo la rappresentatività geografica e settoriale dell’associazione, ampliando la copertura delle flotte che operano in condizioni ecologiche, economiche e sociali diverse. Questo incremento consolida la nostra legittimità presso le istituzioni europee, poiché oggi rappresentiamo una porzione più ampia e rappresentativa della pesca europea.
Sul piano operativo, si rafforza il coordinamento nelle acque atlantiche sud-occidentali dell’UE, nei negoziati con Paesi nordici extra-UE e nelle sedi internazionali, dove un mandato equilibrato dal punto di vista geografico è fondamentale per la difesa delle flotte europee.
L’ingresso di un nuovo membro comporta anche un rafforzamento delle risorse finanziarie, che ci consente di intensificare le attività tecniche e politiche a livello europeo e internazionale.
Guardando ai prossimi 12 mesi: quali sono le vostre priorità a Bruxelles?
Tra le priorità figura la revisione della Politica Comune della Pesca. Europêche ha svolto un ruolo attivo nella sua valutazione, chiedendo un migliore equilibrio tra gli obiettivi della PCP e la revisione di misure che non hanno prodotto i risultati attesi, in particolare l’obbligo di sbarco. Nei prossimi mesi intensificheremo la richiesta di un regolamento “omnibus” per affrontare con urgenza questioni strutturali, con la revisione del Regolamento sul Mediterraneo occidentale come priorità centrale.
Il tema del finanziamento UE resterà cruciale nel contesto del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale. Sosteniamo la necessità di un fondo specifico rafforzato per pesca e acquacoltura, destinato al rinnovo della flotta, all’innovazione, alla transizione energetica e alla resilienza delle comunità costiere.
Sul fronte delle norme e dei controlli, lavoriamo affinché il Regolamento sul controllo della pesca sia attuato in modo proporzionato e concretamente attuabile, con tempistiche realistiche per gli strumenti digitali e garanzie rispetto a misure considerate eccessivamente invasive. La priorità sarà intervenire sulle disposizioni che si stanno rivelando impraticabili e che rischiano di compromettere sicurezza in mare, certezza giuridica e competitività degli operatori.
Siamo inoltre coinvolti nelle discussioni sull’European Ocean Act e sulla revisione della normativa ambientale collegata, promuovendo un approccio che riconosca il contributo della pesca sostenibile alla sicurezza alimentare, salvaguardi l’accesso alle tradizionali aree di pesca ed eviti un’eccessiva complessità normativa.
La sostenibilità economica resterà al centro della nostra azione. L’aumento dei costi, la volatilità dei mercati e la concorrenza internazionale richiedono politiche che consentano alle imprese di rimanere economicamente sostenibili. In questo quadro continueremo a promuovere percorsi realistici di transizione energetica, adeguati strumenti finanziari e il principio di neutralità tecnologica per decarbonizzare la flotta senza comprometterne la competitività.
Sul piano sociale, collaboreremo con la Commissione europea per integrare le regole internazionali riviste in materia di formazione e certificazione nella legislazione UE e parteciperemo alle discussioni sull’attuazione del Regolamento sul lavoro forzato, affinché i nuovi requisiti siano pratici, equi ed efficaci nel contrastare gli abusi lungo le catene di approvvigionamento globali.
Infine, garantire condizioni di concorrenza eque sulle importazioni resterà una priorità. Continueremo a chiedere che i prodotti ittici provenienti da Paesi terzi rispettino standard equivalenti a quelli applicati agli operatori UE, in particolare in materia di controlli e conformità. Sosterremo inoltre l’integrazione di criteri di sostenibilità per i prodotti che beneficiano di deroghe tariffarie nell’ambito del sistema dei Contingenti tariffari autonomi (ATQ).
L’obiettivo è chiaro: rendere la politica europea della pesca concretamente attuabile, affinché sostenibilità ambientale, competitività economica e sicurezza alimentare possano avanzare insieme.










