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FAO. In calo la pesca eccessiva dei principali stock mondiali di tonno

Ridotte le catture accidentali e l'inquinamento. Istituite 18 nuove aree per la tutela di ecosistemi marini vulnerabili

Redazione by Redazione
30 Gennaio 2020
in Sostenibilità

Un programma quinquennale finanziato con 50 milioni di dollari dal Fondo mondiale per l’ambiente (GEF), lanciato dalla FAO e dai suoi partner, ha fatto notevoli progressi a favore della biodiversità nelle acque internazionali, rendendo la pesca in queste acque meno dannosa per diverse specie marine, tra cui tartarughe e tonni.

Il Common Oceans ABNJ Program è incentrato sulle aree al di fuori della giurisdizione nazionale (Areas Beyond National Jurisdiction – ABNJ) o acque internazionali – che coprono il 40% del pianeta e costituiscono quasi il 95% del volume dei mari.

“Da molto tempo mantenere sane le acque internazionali e preservare la loro ricca biodiversità è una sfida per le aree marine che non rientrano nelle responsabilità di un solo paese”, ha detto Maria Helena Semedo, Vicedirettore Generale della FAO per il Clima e le Risorse Naturali.

“Il Programma ha creato un’unica e ampia partnership per affrontare questa sfida, promuovendo la gestione sostenibile delle risorse ittiche e delle pratiche basate sugli ecosistemi con risultati eccezionali”. Ci auguriamo di estendere questa iniziativa per continuare a salvaguardare la nostra biodiversità marina e contribuire agli obiettivi e alle aspirazioni globali dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e il quadro di lavoro globale in materia di biodiversità post-2020“, ha aggiunto Semedo.

Sintesi dei risultati del Programma GEF-FAO:

Otto dei 13 principali stock commerciali di tonno non saranno più soggetti a pesca eccessiva

Tra il 2014 e il 2019 il numero dei principali stock di tonno esposti a pesca eccessiva è stato ridotto da 13 a 5. Ciò significa che otto stock ittici sono ora in fase di ricostituzione e raggiungeranno livelli sani.

Per ottenere questo risultato il Common Oceans ABNJ Program ha riunito scienziati e responsabili della pesca per sviluppare strategie e processi di pesca del tonno sostenibili e trasparenti, basati su simulazioni al computer, che hanno consentito di fissare e applicare limiti più sostenibili di cattura del tonno.

In tutto il mondo ogni anno vengono pescate circa 6 milioni di tonnellate di tonno. Il valore annuo dell’attività è di quasi 12 miliardi di dollari. La forte domanda, abbinata all’eccessivo numero di pescherecci, ha fatto sì che gli stock di tonno fossero esposti a un’immensa pressione.

Calo delle catture accidentali e dell’inquinamento

Gli adeguamenti delle attrezzature da pesca – per esempio il posizionamento delle reti da imbrocco a due metri di profondità in più – e la formazione su come proteggere le specie minacciate hanno contribuito a risparmiare mammiferi marini, soprattutto delfini e tartarughe.

Tra il 2013 e il 2018, per esempio, il tasso di mortalità dei mammiferi marini catturati dalla pesca con le reti da imbrocco pakistane nelle acque del Mar Arabico settentrionale è stato ridotto del 98% – da 12.000 nel 2013 a meno di 200 nel 2018.

La riduzione delle catture accidentali è stata resa possibile anche grazie all’adozione di dispositivi ecologici e anti-impigliamento per l’aggregazione dei pesci – i cosiddetti FAD – utilizzati per attirare i pesci.

Prima del Programma non esistevano linee guida per i FAD per la pesca nell’Oceano Atlantico, Indiano, nel Pacifico orientale, né tantomeno nel Pacifico occidentale e centrale. Nel 2019 tutti avevano a disposizione linee guida per i FAD.

Il Programma ha sviluppato e testato FAD ecologici e anti-impigliamento, e ha organizzato workshop con oltre 2.500 pescatori di 22 paesi sulle tecniche di mitigazione delle catture accidentali.

Per ridurre ulteriormente l’inquinamento da plastica in mare, sono in corso studi sull’uso di materiali biodegradabili per i FAD.

Istituzione di 18 nuovi ecosistemi marini vulnerabili 

Tra il 2014 e il 2019 il Programma ha contribuito a istituire e proteggere ecosistemi marini vulnerabili in 18 nuove aree che ospitano specie di acque profonde come coralli e spugne, il che ha comportato il divieto di pesca in queste aree.

Due dei siti si trovano nell’Oceano Pacifico, cinque nell’Oceano Indiano meridionale, uno nell’Oceano Pacifico meridionale, sette nelle acque internazionali che circondano l’Antartide e tre nel Mediterraneo.

Sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi dei mari per rafforzare il processo decisionale

Nel condividere le esperienze, offrendo soluzioni innovative e acquisendo una comprensione più profonda delle complesse questioni in gioco nelle acque internazionali, il Programma ha anche istituito un gruppo di Leader regionali ABNJ.

Mettendo in contatto rappresentanti e autorità di 34 paesi e di vari settori, ha rafforzato la loro capacità di partecipare ai negoziati in corso per un nuovo strumento internazionale giuridicamente vincolante ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) sulla conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina delle aree al di fuori della giurisdizione nazionale (BBNJ).

La partnership alla base del programma

La FAO ha collaborato con il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), la Banca Mondiale, il Fondo Mondiale per la Natura (WWF), organizzazioni regionali per la gestione della pesca del tonno e nelle acque profonde, la società civile, governi, il settore privato e organizzazioni non governative – ben oltre 60 partner – per lanciare il programma finanziato dal GEF.

Per affrontare il nesso critico tra ambiente e sistemi alimentari sostenibili, il GEF è un partner sempre più importante per la FAO, per la sua attenzione all’innovazione, al settore privato e alle soluzioni basate su sistemi integrati. Oggi la FAO gestisce un portafoglio GEF del valore di circa 900 milioni di dollari e rappresenta oltre 190 programmi in oltre 130 paesi.

Alla riunione di Roma del Comitato direttivo globale ABNJ (29-30 gennaio) sono in corso dibattiti per estendere il Programma con l’obiettivo di continuare a rafforzare la governance nelle acque internazionali e incrementare le misure per contrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) e migliorare il coordinamento tra tutte le parti interessate nell’uso sostenibile delle acque internazionali.

Tags: FAOsettore itticoTonno
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