A causa della pandemia nel 2020 la domanda mondiale di prodotti ittici è passata dal 75% al 40%, le importazioni e le esportazioni sono passate dal 100% dei primi mesi all’80%
È quanto sottolineato da Alejandro Flores-Nava, funzionario responsabile della pesca e dell’acquacoltura presso l’ufficio subregionale per l’America Latina e i Caraibi della FAO in un confronto con l’Alleanza latinoamericana per la pesca sostenibile e la sicurezza alimentare (Alpescas).
“Per la prima volta in molti anni, la produzione ittica mondiale è diminuita poiché la maggior parte delle attività industriali è stata parzialmente sospesa lo scorso anno, ma resta da vedere il vero impatto della pandemia”, ha detto Flores-Nava.
Anche se il periodo pandemico ha dato agli stock ittici più tempo per riprendersi, la situazione creatasi ha reso molto più difficile la lotta alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), ha sottolineato Flores-Nava parlando anche di un probabile calo delle catture globali, dal 2% al 5% nel 2021, a causa di rendimenti inferiori rispetto allo scorso anno.
“L’equilibrio tra le due situazioni rimane da dimostrare, ma il controllo e il monitoraggio delle attività di pesca sono stati messi da parte a causa della pandemia e di alcune restrizioni imposte alle attività. Fattori che senza dubbio influenzeranno seriamente il settore”, ha aggiunto Flores-Nava.
Ogni anno, il 20% delle catture globali provengono da pesa INN il che equivale a perdite per un valore di oltre 23 miliardi di dollari.
Alpescas è l’alleanza di Cile, Colombia, Perù ed Ecuador, quattro Paesi sudamericani che si affacciano sul Pacifico che hanno intrapreso un’azione comune per prevenire e combattere la pesca illegale da parte di navi straniere – in prevalenza cinesi – nei pressi delle loro zone economiche esclusive.












