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Il fish and chips resta il piatto di pesce preferito nel Regno Unito

Un sondaggio MSC conferma il primato del classico in pastella: il 63% degli inglesi lo mette al primo posto, nonostante l’ascesa di sushi e nuovi format

Tiziana Indorato by Tiziana Indorato
11 Settembre 2025
in In evidenza, News, Sostenibilità
fish and chips

È il piatto che ha nutrito generazioni di operai inglesi, che ha resistito alle guerre e che ancora oggi racconta la cultura marinara del Paese. Non sorprende quindi che, secondo un recente sondaggio del Marine Stewardship Council, il fish and chips resti il piatto di pesce più amato nel Regno Unito, confermandosi al primo posto con il 63% delle preferenze, nonostante la crescente popolarità di opzioni global come sushi, tacos di pesce e linguine ai gamberi.

La storia di questo piatto spiega molto del suo attuale primato. Il pesce fritto in pastella arrivò in Inghilterra con le comunità ebraiche sefardite tra XVII e XIX secolo, mentre le patatine discendono dalla tradizione franco-belga. La loro unione, avvenuta nella seconda metà dell’Ottocento tra Londra e il Nord industriale, trasformò un cibo semplice in un simbolo nazionale. Durante la Seconda guerra mondiale, il fish and chips non fu mai razionato: un segnale politico e sociale, volto a garantire un pasto caldo e accessibile a tutti.

Quel retaggio si riflette ancora oggi nelle abitudini di consumo. Piatti sostanziosi e familiari come la fish pie (36%) o gli scampi con patatine (30%) restano tra i preferiti, mentre proposte più leggere e globali, dal sushi alla paella, conquistano soprattutto le nuove generazioni. Tra i Millennial e la Gen Z, oltre la metà dichiara di preferire il pesce crudo con riso al classico in pastella, evidenziando un divario generazionale destinato a incidere sull’offerta.

Il sondaggio evidenzia anche la centralità della sostenibilità. Oltre l’80% degli under 30 afferma di voler acquistare pesce certificato, mentre una quota rilevante della popolazione ammette di sapere poco sul reale stato degli stock mondiali.

Per la filiera ittica, la direzione è duplice. Da un lato, presidiare la tradizione: assicurare qualità costante su merluzzo ed eglefino, comunicare trasparenza e origine, consolidare un’identità che resiste al tempo. Dall’altro, innovare: inserire specie alternative, proporre formati leggeri e sicuri, rispondere a una generazione che cerca più varietà e un consumo consapevole.

Focus storico – Le origini del fish and chips

Il fish and chips nasce dall’incontro di due tradizioni diverse.

Il pesce fritto in pastella fu introdotto in Inghilterra dagli ebrei sefarditi tra XVII e XIX secolo, con la pratica del pescado frito.

Le patatine fritte arrivarono invece dalla cucina franco-belga nello stesso periodo.

La combinazione delle due pietanze avvenne a metà Ottocento. A contendersi il primato sono Joseph Malin, che nel 1860 aprì a Londra una friggitoria nel quartiere dell’East End, e John Lees, che nello stesso decennio serviva fish and chips in un chiosco a Mossley, vicino Manchester.

Il piatto divenne rapidamente il cibo simbolo della classe operaia, grazie al basso costo e all’alto valore energetico, alimentato anche dallo sviluppo dei pescherecci a vapore e della rete ferroviaria. Durante la Seconda guerra mondiale, il fish and chips fu uno dei pochi alimenti mai razionati, considerato essenziale per il morale della popolazione.

Oggi rimane non solo un comfort food, ma anche un patrimonio culturale britannico, capace di raccontare la storia industriale, sociale e marinaresca del Paese.

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