La crisi globale causata dalla pandemia di coronavirus ha modificato carrelli della spesa e stile di vita di intere popolazioni portando a zero la redditività di molte aziende in diversi settori economici. Uno di quelli che maggiormente ha accusato il colpo è il settore ittico. Una crisi che si ripercuote ancora oggi lungo tutta la filiera: dalla cattura alla trasformazione, dal commercio alla ristorazione. Proprio i canali Horeca, bloccati totalmente allo scopo di arginare i contagi, hanno creato un effetto domino lungo tutta la catena produttiva mettendo le aziende, piccole e grandi, di fronte ad un bivio: “chiudere bottega” o reinventarsi. Qui ci piace raccontare la storia virtuosa di aziende statunitensi di tutte le dimensioni che stanno aggiungendo punti vendita diretti al consumatore.
Dall’inizio di marzo, a causa delle restrizioni sul distanziamento sociale imposte per contrastare la diffusione di COVID-19 i ristoranti hanno abbassato le saracinesche spazzando via un enorme fetta del mercato ittico nazionale in pochissime settimane.
Dal gigante Pacific Seafood, ai produttori di acquacoltura come Kingfish Zeeland, a distributori come True World Group e Samuels and Son, fino ai pescatori dalla costa della California a quella del Maine, che da sempre si sono rivolti al settore della ristorazione, i modelli direct-to-consumer (D2C) hanno colmato una lacuna e creato una nuova strada per il reddito che è diventata improvvisamente vitale per il mantenimento delle attività.
Resilienza e creatività prendono il posto di angoscia e arrendevolezza.
La Pacific Seafood, oltre a spostare la sua attenzione sul commercio al dettaglio, ha anche lanciato un nuovo sito Web diretto al consumatore. Il negozio online offre una varietà di frutti di prodotti ittici catturati nella West Coast e attraverso buone campagne di comunicazione e promozione sta attingendo ad un segmento di mercato impensabile solo fino a poche settimana fa.












