Il tonno in scatola è sempre più apprezzato dagli italiani. Il 78% degli italiani lo sceglie per la sua capacità di conservarsi a lungo e facilmente, molto apprezzata in tempi di pandemia. Il 47% per la sua praticità d’uso. Il 44% perché è un valido sostituto del pesce fresco. La crescita dei consumi del tonno in scatola è dovuta anche alle metamorfosi delle abitudini alimentari dei cittadini italiani durante l’emergenza sanitaria. La facilità nella ricettazione lo rende protagonista nella
preparazione di insalate o contorni (nell’87% dei casi), di primi (85%) e della maggior parte dei piatti della tradizione, come pizze rustiche, verdure ripiene, polpettone di tonno.
A confermare una visione del tonno come comfort food ideale è la ricerca “
Il consumo di tonno in scatola durante il lockdown“, realizzata da Doxa per Ancit (
Associazione Conservieri Ittici e delle Tonnare). Lo studio ha indagato in particolare come è cambiato l’acquisto e il consumo di tonno in scatola in un momento storico come questo. Dal report emerge nel dettaglio che da marzo ad oggi è aumentato il suo consumo ed è cambiato il suo percepito. Nelle settimane dell’inizio dell’emergenza i consumi di tonno in scatola sono incrementati del +33,6%, mentre nei primi 5 mesi del 2020 le vendite a volume si sono attestate a 33.810 tonnellate, dato cumulativo delle categorie tonno sott’olio, al naturale e filetti di tonno.
Quasi quattro italiani su 10 lo considerano perfino un
comfort food, ovvero
un cibo capace di aiutare a sopportare i momenti difficili, un prodotto percepito come un alimento fortemente controllato: i processi di inscatolamento e le innumerevoli verifiche sono talmente consolidati che la sua sicurezza alimentare diventa un dato di fatto incontrovertibile. A suo favore, infine, gioca anche una insospettabile anima green: la scelta del tonno apre infatti le porte a virtuose pratiche anti spreco.
L’olio della scatola può essere utilizzato in cucina perché mantiene intatti l’aroma, il sapore e le qualità organolettiche, acquisendo peraltro dal pesce Omega 3 e Vitamina D. Tutti plus che portano un intervistato su 4 (25%) a utilizzare l’olio residuo abitualmente per condire l’insalata o il sugo della pasta.