La Tunisia ambisce ad un deciso sviluppo dell’acquacoltura – La Tunisia ha tutte le carte in regola per posizionare il settore dell’acquacoltura su scenari internazionali.
Il settore, che attualmente si trova in un evidente stato di arretratezza, ha un enorme potenziale determinato dal giusto clima, dai 1.350 chilometri di costa, dagli oltre 80 mila chilometri quadrati di dominio marittimo e dalle sette lagune che coprono una superfice di 100.000 ettari.
Secondo i dati FAO, il consumo annuo procapite di pesce è di 13,2 kg. La diminuzione delle quantità di pescato selvatico, unita all’aumento della domanda di prodotti ittici, ha portato a una decisa crescita nel settore dell’acquacoltura. Oggi il 16% della produzione di prodotti acquatici proviene dall’acquacoltura e, secondo i dati SwitchMed 2021, il settore fornisce oltre 2.000 posti di lavoro.
L’allevamento di spigole e saraghi negli allevamenti offshore, negli ultimi anni è cresciuta significativamente, con una produzione di entrambe le specie che rappresenta il 96% della produzione dell’acquacoltura nel Paese.
Attualmente sono 25 gli allevamenti di acquacoltura marina che producono individualmente dalle 400 alle 3.500 tonnellate di pesce all’anno.
In considerazione del fatto che non c’è autosufficienza nella produzione di mangimi e avannotti, sono molte le sfide che l’acquacoltura tunisina deve affrontare. Il settore fa i conti con i problemi legati alle malattie dei pesci e all’impossibilità, a causa dei costi elevati, di utilizzare tecnologie e strumenti innovativi, come l’intelligenza artificiale o le telecamere per il monitoraggio delle gabbie. Non ultimo poi la scarsa accettabilità sociale del settore che deve fare i conti con la pesca, il turismo e la navigazione marittima.
Il mercato della prouzione da acquacoltura è quasi esclusiamente locale, sono poche le aziende che riescono ad ambire a piazze internazionali.
Per affrontare tutte queste sfide e creare un settore dell’acquacoltura sostenibile e redditizio, il governo tunisino sta aiutando gli operatori attraverso agevolazioni fiscali e sussidi. Fornisce inoltre assistenza al settore attraverso il Centro tecnico per l’acquacoltura (CTA) che fa da anello di congiunzione tra la ricerca scientifica e l’industria. Il governo gestisce anche cinque siti dimostrativi di acquacoltura in tutto il paese, dove organizza sessioni di formazione e conduce ricerche su nuove specie e nuove tecniche di allevamento.
È chiaro che superati tutti questi ostacoli il settore dell’acquacoltura in Tunisia rappresenterebbe nuove opportunità sia per investitori locali che stranieri.
La Tunisia ambisce ad un deciso sviluppo dell’acquacoltura












