Il Giappone ha lanciato una nuova politica per ripristinare l’industria ittica – Il governo giapponese ha lanciato una nuova politica nazionale della pesca per promuoverne l’industrializzazione.
Anche se salmone e unagi sono da sempre considerati ingredienti tipici della cucina nipponica, negli ultimi anni la tendenza è andata verso una direzione opposta con giovani consumatori che preferiscono manzo, pollo e maiale al pesce.
Il consumo di pesce ha fatto registrare un calo significativo scendendo dal 70% del consumo totale di proteine animali negli anni ’60 a meno del 40% nel 2014.
Dati relativi allo scorso anno evidenziano che il Giappone ha registrato il calo più significativo a livello globale nel consumo di pesce tra i paesi con un consumo pro capite superiore a 30 kg. Un calo attribuito ai consumatori di età inferiore ai 40 anni per via dell’aumento dell’assunzione di manzo, pollo e maiale che oggi sono più popolari del pesce.
Per far fronte a questo declino, all’inizio dell’anno il governo giapponese ha lanciato un “Piano di base per la pesca”, una nuova strategia che dovrebbe rilanciare il settore della pesca entro il prossimo decennio.
Il Giappone ha da sempre un’ampia varietà di prodotti ittici poichè circondato dal mare su tutti e quattro i lati e l’industria ittica è stata a lungo considerata importante in quanto fonte di cibo e di economia.
La Japan Fisheries Agency (JFA) ha dichiarato: “Tra le nostre aree chiave di interesse ci sarà l’attenta gestione delle risorse della pesca, basata sui cambiamenti scientifici nell’ambiente marino e il ripristino dei villaggi di pescatori locali, importanti per sostenere lo sviluppo del settore. È fondamentale sottolineare che verrà compiuto ogni sforzo per accelerare l’industrializzazione del settore ittico giapponese al fine di promuovere una crescita sostenibile e migliorare la società e l’economia delle parti interessate e per affrontare i rischi attuali e quelli in divenire. L’industria ittica dovrà attuare efficacemente le misure di risposta al COVID-19, le misure di recupero dell’impatto del terremoto nel Giappone orientale e implementare l’uso di tecnologie di pesca intelligenti, nonché metodi per soddisfare gli impegni di neutralità del carbonio e gli obiettivi di autosufficienza”.
L’agenzia ha anche evidenziato il significativo calo della produzione di pesce come una delle maggiori sfide del settore. La produzione di pesce spada è passata dalle 229.000 tonnellate nel 2014 a circa 30.000 tonnellate nel 2020; quella del salmone dalle 147.000 tonnellate nel 2014 a circa 56.000 tonnellate nel 2020. Si tratta di cali imupbili alla cattiva gestione delle risorse ittiche e alla pesca illegale.
Il nuovo piano mira ad umentare la produzione ittica per sostenere la domanda locale ma anche per la vendita in paesi esteri.
Attualmente, i prodotti ittici importati rappresentano un’ampia quota del mercato interno. Per far fronte allo sviluppo del settore il Giappone guarda con fiducia anche all’acquacoltura e allo sviluppo di nuovi metodi e canali di promozione delle vendite, distribuzione, viaggi, vendite online e sviluppo di prodotti trasformati per creare nuova domanda.
Il Giappone ha poi una serie di “prodotti ittici strategici” come ricciole, capesante, tonno rosso, ambra, cernia, che può considerare per l’export. La nuova strategia cosidera poi lo sviluppo delle infrastrutture e delle reti di distribuzione commerciale necessarie per le esportazioni e la riduzione di restrizioni commerciali con i mercati di esportazione.
Il Giappone ha lanciato una nuova politica per ripristinare l’industria ittica –











