Ogni anno finiscono in mare dai 5 ai 13 milioni di tonnellate di plastica. Circa l’uno per cento galleggia sulla superficie; la maggior parte va a fondo. Tuttavia, secondo la ricerca firmata Havforskingsinstituttet, Istituto di Ricerca Marina con sede in Norvegia, questo 1% è da qualche parte tra i 15 e i 50 trilioni di pezzi di plastica che galleggiano sulla superficie del mare.
Tutta la plastica nel mare e sulle spiagge si trasfoma lentamente in particelle sempre più piccole. Le particelle più piccole, quelle che non riusciremo mai a raccogliere, sono anche le più pericolose.
Un recente studio internazionale ha dimostrato che la quantità di microplastiche in un’area dell’Oceano Pacifico è raddoppiata in soli dieci anni, tra il 2008 e il 2018. Senza misure per ridurre l’inquinamento, i ricercatori stimano che la quantità di microplastiche potrebbe raddoppiare di nuovo entro il 2030.
Con l’aiuto di strumenti avanzati, i ricercatori dell’Istituto di ricerca marina, NORCE e NILU hanno trovato microplastiche nei filetti di salmone d’allevamento, di salmone selvatico e della trota di montagna. Ovunque guardiamo, troviamo principalmente plastica.
I ricercatori hanno anche documentato che i microrganismi portatori di geni resistenti agli antibiotici possono essere diffusi con le microplastiche. I rifiuti di plastica possono quindi aiutare a diffondere la resistenza agli antibiotici, il che significa che i farmaci improvvisamente non funzionano più contro le malattie infettive.
Fortunatamente, ora c’è una pressione politica sul problema, sia a livello nazionale che globale. Lo sforzo più importante è fermare la plastica prima che entri in mare.
Gran parte della plastica in mare proviene da paesi popolosi e poveri con sistemi di gestione dei rifiuti scadenti, qui inevitabilmente finisce nei grandi fiumi.
Molti articoli di plastica usa e getta sono ora vietati ma costituiscono solo una piccola parte dei rifiuti che produciamo. Attrezzatura da pesca, imballaggi, pneumatici, indumenti sintetici sono alcune delle molte altre fonti. Noi consumatori dobbiamo fare scelte consapevoli attraverso i nostri acquisti. Le autorità devono aiutare con l’etichettatura, la stimolazione di buone scelte ambientali e, non ultimo il divieto di diversi tipi di plastica, additivi, ma anche prodotti dannosi per la natura.
Dobbiamo anche sviluppare alternative nuove e sostenibili, perché la plastica indubbiamnte è utile! Il mare stesso può contribuire ad alcune delle soluzioni. Le molecole di alghe possono infatti essere utilizzate per creare alternative biodegradabili alla plastica negli imballaggi e in altri prodotti.
Un giusto grado di preoccupazione è già un buon inizio per il cambiamento.












