L’ostrica perlifera (Pinctada radiata) sta ampliando la propria presenza nel Mediterraneo occidentale e in parte dell’Adriatico. A mostrarlo è una rete internazionale di monitoraggio basata su collettori larvali, capaci in alcuni siti di intercettarne l’arrivo tre-quattro anni prima dell’osservazione di individui nell’ambiente naturale. Il riscaldamento delle acque favorisce l’espansione di questa specie di origine indo-pacifica, ma il dato più rilevante riguarda il monitoraggio: individuare precocemente una colonizzazione può offrire tempo prezioso per valutarne diffusione e possibili impatti.
L’ostrica perlifera guadagna spazio verso ovest
La sua presenza nel Mediterraneo orientale non è una novità. L’ostrica perlifera è infatti uno dei primi bivalvi entrati nel bacino attraverso il Canale di Suez e per decenni la sua distribuzione è rimasta concentrata soprattutto nei settori orientali e centro-meridionali.
Oggi la geografia sta cambiando.
Lo studio pubblicato su Marine Environmental Research ha analizzato i dati raccolti tra il 2015 e il 2024 attraverso 1.014 collettori larvali distribuiti in 132 siti di Algeria, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Slovenia e Spagna.
Il quadro che emerge mostra nuovi eventi di colonizzazione soprattutto nel Mediterraneo occidentale, oltre a segnali di avanzata nell’Adriatico e nell’Egeo.
Dalle Baleari alla costa spagnola, il fronte si sposta
In Spagna le prime rilevazioni ottenute attraverso la rete risalgono al 2016 nelle Isole Baleari. Negli anni successivi la presenza è stata registrata anche più a ovest e lungo la costa continentale.
Alle Isole Columbretes, per esempio, i collettori hanno intercettato l’ostrica perlifera nel 2020, mentre l’insediamento nell’ambiente naturale è stato osservato soltanto nel 2022. In altri siti il vantaggio temporale è risultato ancora maggiore.
È proprio questo scarto a rendere il dato particolarmente interessante. Quando un organismo viene individuato soltanto dopo essersi stabilito, le possibilità di intervento si riducono. Rilevarne invece l’arrivo nelle prime fasi permette di capire dove concentrare controlli e monitoraggio.
Il fenomeno si inserisce nella più ampia diffusione delle specie aliene nei mari italiani, ma introduce un elemento ulteriore: non fotografare soltanto ciò che è già presente, bensì provare ad anticipare ciò che potrebbe insediarsi.
Acque più calde, ma la temperatura non spiega tutto
L’ostrica perlifera è una specie tipica di acque calde e il riscaldamento del Mediterraneo può favorirne la sopravvivenza in aree che in passato rappresentavano un limite alla sua espansione.
Non a caso i settori più freddi, come il Golfo del Leone e l’Adriatico settentrionale, risultano ancora meno favorevoli alla sua presenza.
La temperatura, tuttavia, non è l’unica variabile.
Le larve possono essere trasportate dalle correnti per distanze considerevoli, mentre traffico marittimo, infrastrutture costiere e attività legate alla molluschicoltura possono contribuire alla dispersione o creare superfici adatte all’insediamento. Correnti locali e caratteristiche delle masse d’acqua possono, al contrario, rallentarne l’avanzata.
Attribuire l’espansione esclusivamente al caldo sarebbe quindi riduttivo. Il riscaldamento delle acque crea condizioni più favorevoli, ma la colonizzazione dipende dall’interazione tra clima, dispersione larvale e caratteristiche dei singoli territori costieri.
I collettori diventano una sentinella del Mediterraneo
Il risultato più operativo dello studio riguarda proprio gli strumenti utilizzati per raccogliere i dati.
I collettori larvali sono dispositivi artificiali immersi in mare che offrono alle larve trasportate dalle correnti una superficie sulla quale insediarsi. Una volta recuperati, permettono ai ricercatori di identificare le specie presenti e di rilevarne l’arrivo anche prima che diventino visibili nell’ambiente naturale. Sono strumenti relativamente semplici ed economici, adatti a essere distribuiti su aree molto vaste e sottoposti a controlli periodici.
Nati in diversi siti mediterranei per seguire il reclutamento di altri bivalvi, hanno mostrato di poter funzionare anche come sistema di allerta precoce per le specie non indigene.
Per acquacoltura, aree marine protette e amministrazioni costiere significa poter disporre di una rete capace di individuare un cambiamento prima che diventi evidente.
Ed è probabilmente questo il passaggio più importante. Nel Mediterraneo che si riscalda, impedire ogni nuova colonizzazione può non essere realistico. Sapere con anticipo dove sta iniziando, invece, può fare la differenza tra inseguire un’invasione già consolidata e avere il tempo per comprenderla, monitorarla e gestirne i possibili effetti.













