In Commissione Agricoltura, ieri martedì 9 marzo, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, ha reso, in videoconferenza, comunicazioni sulle linee programmatiche del suo Dicastero.
Di seguito l’estratto relativo ai settori pesca e acquacoltura.
La pesca e l’acquacoltura hanno un grande valore non soltanto economico, ma anche politico nella misura in cui, attraverso spazi e risorse condivise, permettono un collegamento diretto con altre realtà economiche e politiche del Mediterraneo. In questa ottica la pesca marittima può assumere un ruolo centrale grazie al suo maggior potenziale come strumento politico di coesione. Operare sullo stesso mare, sugli stessi mercati, con un forte scambio di risorse e capacità umane, è una occasione politica di grande portata; stato delle risorse e debolezze dei mercati domandano coesione e cooperazione. In tal senso la pesca può e deve assumere un ruolo pilota, che può concretizzarsi attraverso buone pratiche di condivisione di spazi naturali, in parte comuni e comunque continui.
Come negli altri settori la pandemia ha mostrato da un lato l’importanza delle attività di pesca e acquacoltura nel garantire l’approvvigionamento e dall’altro ha evidenziato le gravi debolezze e le tante criticità che ne mettono in pericolo la sopravvivenza; è noto infatti che il processo di trasformazione del settore della pesca italiana – da realtà inefficiente e assistita a realtà competitiva di mercato e di sostegno ai territori – non si è mai completato. La pesca marittima e l’acquacoltura possono e devono invece trasformarsi in valore aggiunto per l’economia di un Paese che vanta oltre otto mila chilometri di costa.
Il salto di qualità per un settore ittico moderno e competitivo non può prescindere tuttavia da una vera e propria rivoluzione culturale; è noto infatti che la pesca e l’acquacoltura hanno una governance multilivello con una forte componente internazionale che ne determina orientamenti e indicazioni che è spesso complicato declinare in ambito locale. A fronte di tale sistema è fondamentale sostenere e rafforzare gli strumenti a disposizione dell’Italia per promuovere il proprio interesse nazionale sia in ambito UE, nella partecipazione alla determinazione della politica comune, sia in ambito FAO dove nel più ampio contesto della governance dei mari e degli oceani il percorso intrapreso è quello della cosiddetta “economia e crescita blu” a sottolineare la necessità di un’economia sostenibile e innovativa nei bacini marittimi e negli oceani. Perché anche e soprattutto nel settore ittico la sfida più difficile è coniugare sostenibilità, a fronte della necessità di ridurre lo sforzo di pesca, con l’aspetto economico-imprenditoriale e sociale, posto che molte comunità costiere dipendono dalle attività legate alla piccola pesca.Sostenibilità dei processi produttivi, innovazione tecnologica e organizzativa, nonché crescita culturale degli operatori mediante la realizzazione di percorsi formativi, saranno i pilastri su cui si poggerà la strategia 2021-2027 per attuare il salto di qualità verso la crescita blu.
Nell’obiettivo di rendere competitive sui mercati le imprese di pesca marittima e di acquacoltura, garantendo il buono stato delle risorse marine viventi, e di incentivare la “crescita blu” come approccio di sistema all’economia del mare occorre in tale contesto, l’azione di governo si concentrerà sui seguenti interventi:
– responsabilizzazione imprenditoriale delle imprese di pesca;
– semplificazione della governance per il settore dell’acquacoltura;
– supporto alla pesca locale, se ad alto valore aggiunto e inserita in un cluster di economia marittima;
– promozione di contratti di filiera che valorizzino la produzione in un’ottica di crescita imprenditoriale ed economica;
– migliore definizione del ruolo dei mercati;
– valorizzazione del prodotto tramite certificazione, tracciabilità, identificazione e, più in generale, informazione al consumatore;
– promozione del prodotto, anche per un migliore conoscenza da parte del consumatore;
– ricerca e lo sviluppo, specialmente nelle nuove tecnologie, nella digitalizzazione e nei processi organizzativi.
Solo una riforma decisa del settore in termini di maggiore concorrenza e imprenditorialità, con la revisione del sistema lavoristico e previdenziale, potrà renderlo interessante per le giovani generazioni. La crescita blu e la sicurezza alimentare si basano su diverse componenti, sia economiche che politiche. La chiave per avere successo è la sinergia tra tutte.












