Sostenibilità sociale e sostenibilità ambientale: queste le priorità emerse con forza durante la giornata mondiale della pesca, celebrata il 21 novembre scorso a Roma.
Quest’anno l’ evento, organizzato dallo FAO, dalla Santa Sede e dall’OIL ( Organizzazione Internazionale del Lavoro ), ha avuto come tema centrale la “responsabilità sociale nella filiera ittica“. È stata dunque una giornata importante per la pesca ma anche per il pescatore, “figura tradizionale” della nostra società che ha bisogno di essere rivalutata e incentivata.
Attualmente la pesca mondiale conta circa 60 milioni di occupati (di cui il 14% donne) che provvedono al fabbisogno alimentare di 800 milioni di persone, numero destinato a crescere in maniera importante già nell’immediato futuro. A fronte di tutto questo è necessario sottolineare che però gli stock marini risultano sfruttati in maniera non più sostenibile da un punto di vista ambientale. Ecco dunque che emerge la necessità, ribadita da più parti durante i lavori, di una netta inversione di tendenza: viene auspicato un approccio alla pesca che sia quello di una ecologia integrale, realizzando il giusto equilibrio tra ambiente, attività di pesca e implicazioni sociali.
Parliamo, in concreto, di rispetto per la natura, di dignità lavorativa per i pescatori e di una rinnovata funzione sociale per tutti gli operatori del settore. Si concretizza così una rivalutazione della funzione sociale del pescatore che non solo diventa protagonista ma soprattutto diventa responsabile dello sviluppo sostenibile del settore, accordando priorità alla tutela ambientale. Ma il pescatore recupera la sua funzione sociale anche partecipando attivamente, in virtù della sua concreta esperienza lavorativa, a quelle che sono le decisioni relative alle misure di gestione delle risorse ittiche.
Durante la celebrazione dedicata alla pesca, è stato sviluppato il tema della responsabilità sociale lungo tutta la filiera ittica: dal momento dell’ attività di prelievo a tutte le successive fasi della produzione. Si parla quindi di una sostenibilità sociale intesa come scelta, come atto morale da parte delle imprese (a partire dalle multinazionali fino ad arrivare a quelle a conduzione familiare) che scelgono un prodotto ittico proveniente da pesca sostenibile, opponendo netto rifiuto sia allo sfruttamento indiscriminato della risorsa sia allo sfruttamento lavorativo del pescatore e di tutti coloro che operano lungo la filiera.
Questa stessa responsabilità sociale viene chiesta anche al consumatore finale che, attraverso i marchi di tracciabilità, può scegliere e condizionare il mercato.
Bisogna vigilare sempre affinché non siano violati i diritti umani di coloro che lavorano e affinché scompaiano pratiche inammissibili nelle diverse fasi della catena di lavorazione. Dunque più sicurezza per gli operatori della pesca che si traduce anche in lotta alla pesca illegale e non regolamentata.











