
L’alta marea causata dall’eclissi solare il 21 agosto ha strappato una rete della Cooke Aquaculture (allevamento di pesce a Washington vicino al confine con la Columbia Britannica), e lo squarcio ha permesso a oltre trecentomila salmoni atlantici di nuotare fuori dalla loro recinzione nell’Oceano Pacifico.
La domanda più frequente che ci si è posti è: cosa succede quando il salmone dell’Atlantico invade l’habitat naturale del salmone del Pacifico? Questo nessuno lo sa veramente.
La Cooke Aquaculture sta minimizzando gli effetti, dicendo che i 305.000 fuggitivi stimati non sono in grado di riprodursi se non nel loro habitat nativo.
Nel frattempo, il Washington’s Department of Fish and Wildlife si dice preoccupato, esortando i pescatori a catturare il maggior numero possibile di salmoni atlantici. Gli esemplari, di circa 4,5 chilogrammi ciascuno, sono quasi pronti per il raccolto in autunno.
Molti pescatori della West Coast sono preoccupati poiché il salmone atlantico è considerato una specie invasiva. Alcuni hanno espresso preoccupazioni per i pidocchi e le malattie che i fuggitivi potrebbero estendere alle popolazioni di pesci selvatici, ma la Cooke Aquaculture, rassicura confermando che i suoi pesci non hanno ne pidocchi ne malattie. Questa negazione però non convince, dal momento che la maggior parte degli studi ad oggi condotti su questo argomento tendono a concludere che: “I pesci allevati sono sottoposti a condizioni di affollamento fino al punto di spingere gli esemplari alla cannibalizzazione, ed ancora condizioni di carenze nutrizionali e di pidocchi in abbondanza”.
G.I. James, membro della commissione per le risorse naturali, ha dichiarato: “È potenzialmente un problema di malattia e dell’impatto che avrà sul nostro pesce. Ora è difficile limitarne i danni”.
Non si può fare a meno di chiedersi perché il salmone dell’Atlantico sia allevato nell’Oceano Pacifico se una fuga crea una situazione così allarmante. Avrebbe più senso creare allevamenti nelle coste più vicine ai mari di appartenenza. Questi dilemmi sono stati sollevati da alcuni esperti, i quali concordano sul fatto che l’allevamento di pesci a terra rappresenterebbe una soluzione più sicura.
L’allevamento ittico in generale è controverso. L’organizzazione Farmed and Dangerous afferma: “Gli allevatori di salmoni spesso sostengono che la loro industria sta aiutando a nutrire il mondo. In realtà, l’industria di salmoni produce un prodotto di lusso destinato al mondo occidentale e che accelera l’esaurimento degli stock ittici selvatici rivolti alla catena alimentare nelle nazioni più povere. In media ci vogliono da due a cinque chilogrammi di pesci selvatici (utilizzati nell’alimentazione) per produrre un chilogrammo di salmone d’allevamento. In Cile, il rapporto è spesso molto più alto con 8 chilogrammi di pesci selvatici usati per produrre 1 chilogrammo di salmone d’allevamento”.











