Il Parlamento europeo chiede che i prodotti della pesca e dell’acquacoltura importati rispettino standard ambientali, sociali ed economici equivalenti a quelli imposti agli operatori europei. La risoluzione interviene anche su etichettatura e assegnazione delle quote, ma non introduce ancora nuovi obblighi.
Circa otto prodotti ittici su dieci consumati nell’Unione europea provengono dalle importazioni. È su questo squilibrio che il Parlamento europeo ha costruito la propria richiesta di condizioni di concorrenza più eque per pescatori e acquacoltori dell’UE.
La risoluzione approvata ieri, 17 settembre, con 476 voti favorevoli, 92 contrari e 44 astensioni, collega tre questioni finora spesso affrontate separatamente: le regole applicate alle importazioni, le informazioni disponibili per chi acquista e i criteri utilizzati per distribuire le opportunità di pesca.
Il punto politico è preciso: la sostenibilità richiesta alla produzione europea deve trovare un riscontro anche nelle condizioni di accesso al mercato dell’Unione. In caso contrario, gli obblighi ambientali e sociali possono trasformarsi in uno svantaggio competitivo per le imprese chiamate a rispettarli.
Gli standard europei devono valere anche per le importazioni
Il Parlamento chiede alla Commissione di rafforzare la reciprocità negli accordi commerciali e di valutare l’introduzione di misure speculari per i prodotti provenienti dai Paesi terzi.
Non significa pretendere che ogni Paese adotti lo stesso sistema normativo europeo. Significa stabilire requisiti equivalenti e verificabili nei settori che incidono sulla sostenibilità, sulle condizioni di lavoro e sulla correttezza della concorrenza.
La questione è particolarmente rilevante perché l’UE non può soddisfare la domanda interna attraverso la sola produzione europea. Secondo uno studio commissionato dalla Commissione Pesca del Parlamento europeo, dopo avere considerato anche le esportazioni, la produzione interna copre soltanto il 14,2% dei consumi, mentre le importazioni ne rappresentano l’82,9%.
La dipendenza dall’estero rende quindi necessario mantenere aperti gli scambi, ma aumenta anche la responsabilità dell’Unione nel controllare come i prodotti vengono ottenuti e a quali condizioni entrano nel suo mercato.
Il relatore Paulo do Nascimento Cabral ha sottolineato che ai pescatori europei non possono essere imposte regole sempre più severe mentre competono con importazioni soggette a standard differenti. Per il Parlamento, la sostenibilità deve poggiare contemporaneamente su tre dimensioni: ambientale, economica e sociale.
L’etichetta deve permettere un confronto reale
La reciprocità richiesta alle importazioni si collega direttamente alle informazioni disponibili sul prodotto.
Gli eurodeputati propongono che, nella revisione dell’Organizzazione comune dei mercati, venga valutato l’inserimento di informazioni nutrizionali, compreso il contenuto di Omega-3, e che siano rese più evidenti le differenze tra prodotto pescato e allevato e tra prodotto ittico e alternativa di origine vegetale.
Il Parlamento chiede inoltre di vietare le presentazioni commerciali che dichiarano falsamente la presenza di specie acquatiche in prodotti che non ne contengono alcuna traccia. La richiesta non introduce immediatamente un nuovo divieto, ma indica alla Commissione il principio da tradurre in una futura disciplina.
L’eventuale estensione delle informazioni riportate sulle etichette dei prodotti ittici dovrà però essere applicata anche alle importazioni e accompagnata da sistemi di controllo adeguati. Aggiungere indicazioni sulle confezioni avrebbe infatti un’efficacia limitata se origine, metodo di produzione e requisiti dichiarati non potessero essere verificati lungo la catena di approvvigionamento.
L’etichetta può rendere visibile la differenza tra i prodotti, ma non può sostituire la verifica delle condizioni alle quali sono stati realizzati.
Quote di pesca adeguate alla diversità delle flotte
La risoluzione interviene anche sulla distribuzione delle opportunità di pesca. Gli Stati membri devono già utilizzare criteri trasparenti e oggettivi di carattere ambientale, sociale ed economico, insieme ai dati relativi alle catture storiche.
Il Parlamento chiede che venga considerata con maggiore attenzione anche la differenza tra i segmenti della flotta, comprese le unità della piccola pesca. Imbarcazioni, imprese e territori con capacità operative e dipendenza economica dalla pesca molto diverse non producono necessariamente gli stessi risultati quando vengono sottoposti a criteri formalmente identici.
L’indicazione non assegna automaticamente più quote alla piccola pesca. Chiede però che le caratteristiche delle diverse flotte entrino nella valutazione utilizzata dagli Stati membri, rendendo più trasparente il rapporto tra opportunità disponibili, sostenibilità e ricadute sulle comunità costiere.
Gli eurodeputati propongono inoltre incentivi per le imbarcazioni che impiegano attrezzi più selettivi, tecniche a minore consumo energetico o sistemi capaci di ridurre l’impatto sugli habitat. L’accesso alle opportunità di pesca dovrebbe così premiare anche i comportamenti che contribuiscono a diminuire la pressione ambientale.
Il voto indica la direzione, ma non cambia ancora le regole
La risoluzione esprime la posizione politica del Parlamento europeo, ma non modifica direttamente quote, etichette o condizioni di importazione.
Per produrre effetti concreti, le richieste dovranno essere recepite dalla Commissione attraverso proposte legislative, revisioni dei regolamenti o clausole inserite negli accordi commerciali. Dovranno inoltre essere definiti i requisiti da rispettare, i documenti necessari per dimostrarli e le autorità responsabili dei controlli.
È questo il passaggio decisivo. La concorrenza può diventare realmente più equa soltanto se l’equivalenza degli standard viene trasformata da principio politico a condizione misurabile di accesso al mercato europeo.
















