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Dai fondali alle serre: il fertilizzante sostenibile a base di ricci di mare

Uno studio del Nofima apre nuove prospettive sull’uso dei ricci di mare verdi come fonte naturale di nutrienti per l’agricoltura. Un’idea che può trasformare una specie problematica in risorsa strategica per il settore primario

Alice Giacalone by Alice Giacalone
21 Maggio 2025
in News, Sostenibilità
Ricci di mare essiccati per fertilizzanti sostenibili

Ricci di mare essiccati per fertilizzanti sostenibili

Ricci di mare essiccati per fertilizzanti sostenibili. È questa la sintesi di un progetto di ricerca norvegese che potrebbe cambiare la percezione di una specie marina spesso considerata un problema per gli ecosistemi costieri. I ricercatori del Nofima, centro di ricerca leader nel settore dell’alimentazione e dell’acquacoltura, hanno scoperto che i ricci di mare (Strongylocentrotus droebachiensis), abbondanti e spesso invasivi lungo le coste della Norvegia settentrionale, contengono nutrienti in concentrazioni tali da renderli una potenziale risorsa fertilizzante.

L’idea di trasformare questi echinodermi in polvere ricca di azoto, fosforo e altri micronutrienti apre un’interessante finestra sul futuro dell’economia circolare tra mare e terra, con implicazioni anche per il settore ittico e le filiere integrate.

Dallo studio scientifico alla sperimentazione sul campo

L’indagine condotta dal ricercatore senior Philip James ha evidenziato che la polvere ottenuta essiccando e triturando i ricci di mare contiene molti degli elementi fondamentali per la crescita delle piante. L’analisi stagionale dei nutrienti ha mostrato un picco primaverile nella concentrazione di azoto e fosforo, in corrispondenza con il naturale ciclo biologico dei ricci, rendendo il prodotto particolarmente adatto per l’agricoltura intensiva in quella fase.

Non si tratta solo di una curiosità accademica: il contenuto nutritivo della polvere, secondo i ricercatori, è superiore a quello dei fertilizzanti convenzionali, con il vantaggio aggiuntivo di derivare da una risorsa marina sottoutilizzata. Un beneficio duplice per l’ambiente: da un lato, si riduce la pressione antropica su fonti fossili e minerali per la produzione di fertilizzanti; dall’altro, si offre una soluzione sostenibile per contenere la proliferazione eccessiva dei ricci di mare, che impoverisce le foreste di kelp, fondamentali per la biodiversità marina.

Implicazioni per la filiera blu e per l’industria agricola

Per il settore ittico e acquacolturale, questa scoperta potrebbe generare un’ulteriore linea di valorizzazione di scarti o di raccolta selettiva, introducendo il concetto di “bioutilizzo” dei ricci di mare oltre la destinazione alimentare. Aziende specializzate nella trasformazione o nella gestione sostenibile degli stock marini potrebbero valutare l’introduzione di una filiera parallela per la produzione di fertilizzanti organici marini, con potenziali sbocchi commerciali anche nel comparto del giardinaggio biologico e dell’agricoltura rigenerativa.

L’interesse per i fertilizzanti alternativi è in crescita, spinto dalla necessità di ridurre l’impronta ambientale dell’agricoltura e dai nuovi requisiti imposti dal Green Deal europeo. In questo scenario, il modello norvegese potrebbe servire da benchmark per progetti pilota in altre aree costiere dell’Europa, comprese le zone del Mediterraneo dove il riccio di mare è presente e spesso causa di squilibri ecologici locali.

Verso una produzione sostenibile? Le prospettive future

Sebbene il fertilizzante a base di ricci di mare non sia ancora disponibile sul mercato, le evidenze emerse dal Nofima pongono le basi per ulteriori ricerche applicative. La commercializzazione dipenderà da diversi fattori: l’analisi costi-benefici del processo industriale, la disponibilità di biomassa marina, la normativa sull’uso di sottoprodotti acquatici in agricoltura e, non da ultimo, l’accettazione del mercato.

Il punto di forza del progetto sta nella sua doppia valenza ambientale: rigenerare gli ecosistemi marini attraverso una raccolta mirata e creare un’alternativa biologica ai fertilizzanti chimici, in linea con gli obiettivi di sostenibilità dei sistemi produttivi europei.

L’uso di ricci di mare essiccati come fertilizzanti sostenibili potrebbe rappresentare un punto di svolta nella gestione delle risorse marine e agricole. Un’innovazione che unisce biologia, ecologia e impresa, e che merita attenzione da parte di aziende ittiche, agricoltori, stakeholder ambientali e policy maker.

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Alice Giacalone

Alice Giacalone

Autrice Pesceinrete Alice Giacalone scrive per Pesceinrete occupandosi di attualità, imprese, mercati e scenari della filiera ittica. Nei suoi contributi segue l’evoluzione del settore seafood con attenzione ai temi che incidono sul lavoro degli operatori, dalla pesca all’acquacoltura, dalla sostenibilità alle dinamiche commerciali.

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