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La voce nascosta della barriera corallina: i suoni che raccontano la vita

Una telecamera acustica rivoluziona lo studio delle barriere coralline, aprendo nuove prospettive per la ricerca e la conservazione

Davide Ciravolo by Davide Ciravolo
29 Settembre 2025
in In evidenza, News, Tecnologia
suoni della barriera corallina

I suoni della barriera corallina sono un linguaggio impercettibile che rivela lo stato di salute di uno degli ecosistemi più fragili al mondo. Non solo colori e movimenti: pesci che grugniscono, gamberetti che schioccano e altre specie che riempiono lo spazio con segnali acustici.

Per la scienza, questi suoni sono fondamentali. Una barriera corallina viva è un concerto complesso, mentre una danneggiata è insolitamente silenziosa. Riuscire a catturare e interpretare queste voci significa disporre di un indicatore immediato della biodiversità marina.

Oggi questo è possibile grazie alla UPAC-360 (Omnidirectional Underwater Passive Acoustic Camera), una tecnologia che unisce registrazioni audio tridimensionali e video a 360 gradi. Il sistema non si limita a captare i richiami: li mappa, individua la loro origine e permette di associare un suono a una specie specifica.

Un paesaggio sonoro da leggere

Tradizionalmente, gli scienziati valutavano la salute delle barriere coralline contando coralli e pesci. Ma i dati visivi sono parziali e spesso ingannevoli. Il paesaggio sonoro, invece, racconta in modo più diretto la vitalità di un reef.

Durante i test a Curaçao, la UPAC-360 ha registrato ore di attività, identificando 46 specie di pesci, oltre la metà mai documentate prima. È il più ampio set di dati pubblicato finora, e la diversità acustica riscontrata è stata paragonata alla varietà di canti degli uccelli in una foresta pluviale.

Verso una biblioteca sonora globale

Il passo successivo è ambizioso: creare una libreria mondiale dei suoni delle barriere coralline. Un archivio che, grazie all’intelligenza artificiale, potrà riconoscere automaticamente le specie e monitorare i cambiamenti degli ecosistemi.

Questa tecnologia consente anche di osservare comportamenti mai registrati dai subacquei e di monitorare aree poco accessibili, di notte o in acque torbide. È un salto di qualità che potrebbe ridefinire il modo in cui studiamo la biodiversità marina.

Connettere scienza e società

La ricerca non si ferma al laboratorio. Le registrazioni, integrate in esperienze immersive di realtà virtuale, permettono al pubblico di “entrare” in una barriera corallina e percepirne le differenze tra uno stato sano e uno degradato. Musei, scuole e comunità costiere potranno utilizzarle per sensibilizzare in modo diretto.

C’è anche una dimensione partecipativa: versioni più semplici della tecnologia potrebbero essere utilizzate da cittadini e volontari, alimentando reti di citizen science e rendendo il monitoraggio globale più capillare.

Un patrimonio da difendere

Le barriere coralline coprono appena lo 0,1% del fondale oceanico, ma ospitano circa il 25% della vita marina. Sono però sotto pressione per inquinamento, cambiamenti climatici e pesca eccessiva. E quasi un miliardo di persone nel mondo dipende da esse per alimentazione e sostentamento.

Come ha ricordato Marc Dantzker, direttore esecutivo di FishEye Collaborative, l’organizzazione che ha guidato lo sviluppo della UPAC-360, gli investimenti attuali non bastano: occorre usare al meglio le risorse disponibili., gli investimenti attuali non bastano: occorre usare al meglio le risorse disponibili. La possibilità di ascoltare la barriera corallina non è quindi solo un progresso scientifico, ma un passo concreto verso una conservazione più efficace.

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Davide Ciravolo

Autore Pesceinrete, retail ittico e mercati seafood Davide Ciravolo è autore Pesceinrete. Si occupa di mercati, distribuzione e scenari commerciali della filiera ittica, con particolare attenzione al rapporto tra prodotto, retail e consumi. La sua esperienza come ex buyer di Esselunga gli permette di osservare il settore seafood anche dal punto di vista della GDO e delle dinamiche di assortimento.

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