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Home Associazioni di categoria

Tonno rosso: chiave di volta “forse” nel testo unificato investimenti settore ittico

Approfondimento a firma di Gennaro Scognamiglio presidente di UNCI Agroalimentare

Redazione by Redazione
10 Settembre 2021
in Associazioni di categoria, In evidenza, News, Pesca
Tonno rosso

A più riprese, e con sempre maggiore convinzione, UNCI Agroalimentare ha ribadito l’estrema rilevanza della pesca del Tonno Rosso all’interno del più ampio Settore dell’economia Ittica Italiana. Oltre a quella economica, abbiamo da sempre riconosciuto a tale settore produttivo anche una valenza storica, culturale e sociale, così come abbiamo sempre sottolineato una certa staticità strutturale al Sistema Gestionale applicato alla distribuzione delle quote di cattura. Riteniamo che sia opportuna quindi una rivisitazione di tale Sistema, una rivisitazione che non può semplicemente richiamarsi al comma 2, lettera a (trasparenza e oggettività nell’individuazione delle quote assegnate ai diversi sistemi di pesca) dell’ormai famoso art.17 del DDL 2300 in lettura alla IX Commissione Permanente Agricoltura del Senato.
In questo articolato tanti avevano visto una rivoluzione, ma la vera rivoluzione va operata sicuramente prima a livello socioculturale e poi a livello legislativo, come spesso abbiamo affermato.

Una rivoluzione che si muove verso una gestione orientata a offrire opportunità nuove a imprese di pesca e pescatori fino a qui completamente esclusi; una rivoluzione in grado di generare un cambiamento proiettato a un rinnovamento vero dei modelli gestionali che salvaguardino le storicità delle imprese di pesca impegnate da sempre nel settore ma che riservino opportunità di reddito anche agli operatori della cosiddetta pesca artigianale o piccola pesca.

Ci piace precisare sempre che i “pescatori/armatori”, sono vere e proprie Imprese con un ciclo di investimenti in capitale umano ed economico; alla stessa stregua delle imprese destinatarie di quote tonno rosso, che a partire dagli anni 90 hanno consolidato la propria attività in base a scelte imprenditoriali precise e a volte anche onerose (non possiamo infatti non sottolineare l’impressionante contrazione del numero di unità da pesca, registrata negli ultimi anni e a causa di vari fattori).

Il tonno rosso deve divenire reale possibilità anche per i piccoli pescatori.
I Piani Pluriennali di ricostituzione del tonno rosso, adottati sia nell’Atlantico che nel Mediterraneo, hanno di fatto reso possibile un lieve aumento della risorsa, comunque tale da indurre prima l’ICCAT e poi l’Unione Europea ad approvarne un incremento progressivo del totale ammissibile di cattura.

È a questo incremento annuo del contingente di cattura che faccio riferimento quando parlo di nuove opportunità da riservare alla piccola pesca italiana. Come organizzazione abbiamo idea di un modello di gestione che faccia riferimento a quote da destinare alle Circuizioni iscritte negli elenchi ICCAT, ai Palangari e a tutto quel segmento di pesca artigianale che già pesca alalunga e pesce spada e che più facilmente si imbatte nelle catture accidentali.

Sarebbe opportuno mettere a regime un modello di questo tipo; l’opportunità ci viene offerta dal DL 2300 relativo alla riforma del settore ittico e che, come già affermato, è ora in discussione alla Senato per l’approvazione definitiva.

L’Art. 17 del citato DDL dispone che:
“Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali stabilisca i termini e le modalità di ripartizione del contingente di cattura del tonno rosso assegnato all’Italia dall’Unione europea, in funzione del principio di trasparenza e della necessità di incentivare l’impiego di sistemi di pesca selettivi e aventi ridotto impatto sull’ecosistema, secondo le disposizioni dell’articolo 8 del regolamento (UE) n. 2016/1627 del Parlamento europeo, del 14 settembre 2016, in base ai criteri indicati nel comma 2.

2. Il provvedimento di cui al comma 1 è adottato in base ai seguenti criteri:

a) trasparenza e oggettività nell’individuazione delle quote assegnate ai diversi sistemi di pesca;

È questo citato criterio di assegnazione, basato su “trasparenza e oggettività nell’individuazione delle quote assegnate ai diversi sistemi di pesca”, che sembra decretare la vittoria del Comparto piccola pesca artigianale, ma che in effetti è la “Bandiera Bianca” della resa e della disfatta da parte di tutti i catturatori di “Tonno Rosso”.

Come Associazione, riflettiamo sulla circostanza che sancire all’interno di una legge il metodo della trasparenza su diritti concessori, possa dare al Dicastero competente ( richiamandosi proprio alla vigente normativa sovranazionale per l’attribuzione di contingenti individuali di cattura (Reg. UE n. 1380/2013) e opportunità di pesca nei piani pluriennali di gestione) l’opzione di revocare a tutto il Settore Ittico non solo le “autorizzazioni speciale di pesca al tonno rosso” ma rimettere in gioco tutte le catture sottoposte a Piani pluriennali.

Ricordo a me stesso ed ai pescatori tutti, infatti, che non esiste una licenza di pesca al Tonno Rosso ma un “Permesso Speciale autorizzativo di Cattura”.

La licenza di pesca: “è il documento autorizzativo all’esercizio dell’attività di pesca professionale ed è rilasciata all’armatore di una imbarcazione, regolarmente iscritto nei registri delle imprese di pesca (d.lgs n.153/04), dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – Direzione generale della Pesca marittima e dell’Acquacoltura – unità dirigenziale PEMAC III – ed autorizza l’esercizio della pesca professionale con gli attrezzi ivi indicati”.

Quindi tornando al discorso dei criteri per il riparto dell’incremento annuo del contingente di cattura del tonno rosso, questo potrebbero essere oggetto di un’asta o gara di appalto per l’assegnazione in “trasparenza e oggettività di assegnazione quota” nel rispetto dei parametri dettati dall’Art. 8 del Regolamento (UE) n. 2016/1627 del 14 settembre 2016.

Un’ attenta rilettura dell’art.7 dello stesso Regolamento, si intravede la possibilità di riporre in esso le speranze delle imprese ittiche italiane dedite alla piccola pesca, attraverso la rivisitazione dell’art.17 del DDL 2300.

Possiamo quindi affermare che come Organizzazione non siamo contrari all’accesso alla risorsa tonno rosso per le unità da pesca artigianale con gli stessi criteri dettati dal Regolamento UE 2016/1627, attraverso anche metodi di ridistribuzione della quota in eccesso, fatto salvo il criterio di riparto, per aree geografiche e temporali capaci di garantire un’equa fruibilità in tutti i compartimenti alla piccola pesca artigianale, per un attribuzione di quota sub-regionale.

Queste imprese e questi pescatori, anche attraverso la costituzione di Consorzi ed O.P., possono valorizzare al meglio la risorsa Tonno rosso sul mercato italiano.

Finalmente il settore Ittico può entrare a pieno titolo nella costituzione di una Filiera tutta italiana di produzione e commercializzazione non solo di tonno rosso, ma di tutte quelle specie che rappresentano l’eccellenza della pesca commerciale. La costruzione della Filiera, inoltre, fa da stimolo all’occupazione, alla cooperazione e all’economia d’impresa, secondo criteri di sostenibilità ecologia ed economica. È questo il vento di rinnovamento che speriamo soffi presto sulla piccola pesca italiana; è questo il rinnovamento vero che riteniamo possibile per il settore e che vogliamo contribuire a determinare”.

Così Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale UNCI Agroalimentare.

Tags: Gennaro Scognamigliopescatori pescaquote tonnosettore itticoTonno RossoUNCI Agroalimentare
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