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Home Sostenibilità

USA. E-commerce per combattere la contraffazione del pescato

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
30 Maggio 2017
in Sostenibilità

Come si legge su Forbes, in un articolo a firma del famoso giornalista e autore Larry Olmsted, in teoria, gli americani dovrebbero mangiare più pesce, sana fonte di proteine a basso contenuto di grassi e altamente ricca di Omega-3. Ma in realtà nessun settore dell’alimentazione è più carico di pericoli e inganni.

Gli scandali, le frodi e la contraffazione, sia nella vendita al dettaglio sia nella ristorazione sono ampiamente documentati, al punto che i consumatori che cercano di acquistare le specie più richieste, raramente ricevono il tipo di pesce che pagano.

Il pluripremiato Olmsted, nel suo Real Food, Fake Food: Why You Don’t Know What You’re Eating & What You Can Do About It, ha scritto: “… l’industria dei prodotti ittici è ricca di frode, contraffazione e adulterazione. Immagina se per la metà del tempo che hai trascorso in una stazione di benzina avessi riempito il serbatoio della tua auto con acqua sporca anziché benzina. Lo stesso succede con i prodotti ittici”.

La ONG Oceana, ha condotto degli studi negli USA che hanno permesso di rilevare frodi o errori nel 58% dei punti vendita esaminati. La buona notizia è che le cose stanno migliorando.

Olmsted, in un articolo che ha scritto l’anno scorso per il Wall Street Journal, ha spiegato come diversi fattori stessero convergendo per rendere migliore il futuro del mercato dei prodotti ittici, inclusi i governi, le Nazioni Unite, le ONG, gli ambientalisti, gli imprenditori privati di nicchia, le società di tecnologia. Uno degli imprenditori di nicchia che ha citato è stato Michael Dimin, co-fondatore con suo figlio Sean di Sea To Table, un distributore di New York di specialità a base di pesce, dedito alla distribuzione a ristoranti raffinati a livello nazionale. Con Sea To Table, la famiglia ha intenzionalmente voluto interrompere il modello adattato per anni al settore ittico, forgiando rapporti individuali con i pescatori commerciali di tutto il paese, collegandoli direttamente con gli chef dei ristoranti più prestigiosi, tagliando fuori tutti gli altri intermediari.

Molti ristoranti apprezzano il lavoro dei Dimin, la loro azienda è specializzata esclusivamente in pesce pescato a livello nazionale e non importato o trasformato all’estero.
Fino ad ora i prodotti ittici sono stati venduti solo a ristoranti, ma la scorsa settimana Sea To Table ha lanciato ufficialmente il suo sito di vendita al dettaglio, dove, con pochi clic sulla tastiera, si può avere l’alta qualità del pescato americano direttamente nella propria cucina. E a differenza della maggior parte dei prodotti alimentari e dei prodotti gourmet, i costi di spedizione sono molto ragionevoli, soprattutto considerando che i pesci sono confezionati sotto vuoto in contenitori isolati con ghiaccio secco.

“Ci interessa che gli americani possano fidarsi e stare sicuri del pesce che comprano”, ha detto Sean Dimin. “Andiamo avanti a grandi passi per assicurarci di poter tracciare la provenienza del nostro pesce e lavorare con i pescatori che conosciamo e di cui abbiamo fiducia in tutte le coste americane”. Le norme Sea to Table garantiscono che il 100% dei loro prodotti sia selvaggio e sostenibile, locale e rintracciabile, senza ormoni, antibiotici o OGM. Tutti i pesci sono congelati al culmine della freschezza e si mantengono in quel modo fino alla consegna. 

L’etichettatura fraudolenta è molto diffusa negli esercizi di vendita al dettaglio in tutti gli Stai Uniti, e ripetutamente è stato dimostrato che spesso è stato venduto salmone d’allevamento dell’Atlantico (tutti i salmoni commerciali dell’Atlantico vengono coltivati, sia in Islanda, in Norvegia, in Scozia o negli Stati Uniti) a prezzi più elevati come se fosse stato pescato in mare allo scopo di estendere i propri margini di profitto, sfruttando i consumatori ignari.

Seat To Table promuove la sostenibilità, offrendo alcune specie meno note ai consumatori, genuine e buone a prezzi molto convenienti.
Tutti i pesci sono sfilettati a mano, disossati e pronti da cucinare, mentre i gamberi sono sbucciati e privati del budello nero sul dorso.

Tags: etichettatura fraudolentapescesettore itticosostenibilità
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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