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Home Sostenibilità

WWF: “Giro di boa” per il consumo di pesce

Da luglio in Europa si consumerà solo pesce d'importazione

Redazione by Redazione
7 Luglio 2020
in Sostenibilità
consumo di pesce

consumo di pesce

C’è un momento dell’anno che segna il limite oltre il quale i consumatori europei terminano ‘virtualmente’ il consumo di pesce pescato nei mari della regione e iniziano a utilizzare quello d’importazione fuori continente. Questo limite, che nel 2020 si colloca nel mese di luglio, negli ultimi tre decenni è stato anticipato di anno in anno, un segnale dell’impoverimento progressivo delle risorse e connesso alla crisi globale della pesca.

Quindi, virtualmente, anche in Italia, da questo momento fino alla fine dell’anno consumeremo solo pesce importato. A lanciare l’allarme è il WWF, sottolineando il drammatico stato in cui versano gli oceani e il nostro Mar Mediterraneo: il mese di luglio diventa quindi un momento clou per invitare tutti i consumatori, soprattutto i più giovani, a diventare responsabili e informati e con le loro scelte, riducendo così il proprio impatto sugli ecosistemi.

Luglio: giro di boa per il consumo di pesce

Dal mese di luglio l’Europa ha esaurito l’equivalente della propria produzione annua interna di pesce, molluschi e crostacei. Se nei primi 6 mesi dell’anno avessimo consumato solo risorse dei nostri mari, da luglio in poi esse non sarebbero più disponibili e l’Europa dovrebbe ricorrere alle importazioni per sostenere la crescente richiesta dei consumatori. La domanda europea di prodotti ittici è infatti troppo alta: se un consumatore europeo consuma in media circa 23 kg di pesce l’anno, i consumatori italiani sono ancora più appassionati di questo alimento, con i loro 29 kg di pesce pro capite l’anno. L’Italia infatti, ha esaurito l’equivalente della propria produzione annua ad aprile di quest’anno.

Crisi della pesca: un problema globale

In questi ultimi vent’anni il problema globale della sovrapesca è aumentato drammaticamente. In più, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, amplifica ulteriormente la pressione sugli stock ittici. Gli oceani e lo stesso Mediterraneo non sono in grado di sostenere i livelli di questa domanda tanto che il 78% degli stock ittici monitorati nel Mediterraneo risulta sfruttato al di sopra della loro capacità di rigenerarsi, mentre a livello globale sono circa il 33% gli stock ittici monitorati che risultano sovrasfruttati. Se non riusciremo a invertire questo trend, il rischio sempre più probabile è di andare verso il collasso degli stock ittici ossia la pressoché completa sparizione di alcune specie.

Tutti i consumatori hanno il compito e la possibilità di fare la loro parte per contribuire alla tutela del Mediterraneo e degli oceani. Non è necessario un grosso impegno né grandi conoscenze: è sufficiente imparare a conoscere e applicare piccoli e semplici criteri di consumo per la salvaguardia degli ecosistemi e delle generazioni che verranno dopo di noi.

Per questo motivo il WWF lancia una campagna social di sensibilizzazione ai consumatori, con l’obiettivo di raccontare, in tono positivo e leggero, una problematica seria che necessità soluzioni urgenti.

Una guida per consumare… meglio

Nell’ambito del progetto Fish Forward, co-finanziato dell’Unione Europea, il WWF ha realizzato una guida online al consumo sostenibile che racconta quali sono i piccoli gesti responsabili che possiamo adottare negli acquisti di tutti i giorni, per dare il nostro importante contributo alla salvaguardia degli oceani e del Mediterraneo. Qualche esempio? Privilegiare specie poco comuni e preferibilmente locali, al posto del consumo delle specie più diffuse; utilizzare le etichette come fonte di informazioni utili nella scelta del pesce più sostenibile, evitare di acquistare esemplari troppo giovani, imparando a rispettare le taglie minime di ogni specie.

La campagna social che il WWF lancia oggi su Twitter e Instagram fornirà consigli utili per un consumo responsabile e coinvolgerà il pubblico dei giovani perché si sentano coinvolti nelle tematiche che chiamano in causa il futuro dei nostri oceani.

“In Italia non siamo consapevoli della nostra stretta dipendenza dalle importazioni di prodotti ittici, in particolar modo di quanto incidano quelle provenienti dai paesi in via di sviluppo. Gli oceani di tutto il mondo sono sovrasfruttati. Basti pensare che circa il 33% degli stock ittici globali è sovrapescato mentre il 60% viene sfruttato al massimo delle proprie capacità”, è l’allarme di Eva Alessi, responsabile del progetto Fish Forward e responsabile dei consumi sostenibili di WWF Italia.

“Stiamo mettendo a rischio la sopravvivenza delle risorse naturali marine e con loro tutte le comunità che vivono di pesca come fonte di cibo e di reddito, dai villaggi del Mediterraneo fino agli arcipelaghi indonesiani. Si tratta di circa 800 milioni di persone. Mai come oggi è stato di così vitale importanza mettere in atto comportamenti sostenibili per la salvaguardia degli ecosistemi marini. Il WWF è impegnato a favore di una pesca sostenibile a 360 gradi, con i pescatori locali affinché pratichino attività di pesca sostenibili in termini ecologici e socio-economici, con il coinvolgimento attivo delle aziende del settore perché si impegnino nella trasformazione delle proprie attività di approvvigionamento, e con i consumatori perché sia in grado di adottare comportamenti responsabili. É nostro dovere trattare gli oceani con più attenzione se vogliamo che la vita marina torni a prosperare e che il pesce continui a nutrire noi e le generazioni future”, conclude Eva Alessi.

Tags: benessere pesciconsumo di pescepescasettore itticoWWF
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