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Home Acquacoltura

La Turchia nel pieno boom dell’acquacoltura. Seconda parte

Sottostando a regole rigide e particolarmente attente all'ambiente, l'acquacoltura è arrivata oggi ad essere il settore in più rapida crescita in Turchia

Mariella Ballatore by Mariella Ballatore
13 Gennaio 2021
in Acquacoltura, In evidenza, Mercati, News, Sostenibilità
turchia acquacoltura

turchia acquacoltura

La Turchia è diventata una vera potenza dell’acquacoltura. Per rendere possibile l’importante evoluzione del settore acquicolo turco di estrema importanza è stato l’aiuto del Governo. Il Paese ha un solido quadro legislativo perfettamente in linea con le direttive e gli standard dell’UE, che facilita l’esportazione dell’80% dei suoi prodotti di acquacoltura nei paesi dell’UE.

La vigente normativa è entrata in vigore nel 2004 con lo scopo di garantire un uso efficiente delle risorse idriche, la sicurezza alimentare e la sostenibilità complessiva dei progetti di acquacoltura salvaguardando l’ambiente. Riguardano le regole sulla selezione del sito, le domande e le procedure di valutazione delle licenze.

Le attività e gli impatti sull’ambiente degli allevamenti ittici marini sono costantemente monitorati. Dal 2020, tutte le aziende agricole sono responsabili della preparazione e del rispetto dei piani di gestione ambientale approvati.

La Turchia utilizza zone di acquacoltura in siti in cui gli impatti sull’ambiente e su altri settori sono ridotti al minimo. Le zone di acquacoltura sono state identificate attraverso studi condotti dal governo e dalla Banca mondiale.

Le aziende agricole nearshore sono state spostate offshore per evitare conflitti con altri settori e ridurre l’inquinamento. Nella provincia di Adana è attualmente in fase di realizzazione uno spazio industriale che, secondo le previsioni, dovrebbe attrarre un investimento di 175 milioni di euro e produrre 16.500 tonnellate di pesce all’anno.

L’attuale crescita dell’acquacoltura non prescinde dalla sinergia di tutti i portatori di interesse con la comunità scientifica che nel Paese è altamente sviluppata specializzata proprio nel settore. Ben cinque istituti di ricerca governativi e quattro istituti universitari di scienze marine, forniscono costantemente le conoscenze necessarie per la crescita del settore.

Certamente il percorso non è tutto in discesa, la Turchia deve ancora affrontare la sua parte di sfide per l’acquacoltura.

A creare rallentamenti sono i prezzi dei mangimi e le malattie che colpiscono gli allevamenti, come vibriosi, fotobatteriosi e infezioni da aeromonad. Probiotici, immunostimolanti a base di erbe e vitamine vengono aggiunti regolarmente ai mangimi per sviluppare il sistema immunitario delle specie.

Il consumo interno di pesce rimane relativamente basso anche se, con una popolazione di oltre 85 milioni di persone e grazie agli sforzi del governo che promuove il pesce come un prodotto sano con una bassa impronta di carbonio, è facile prevedere un aumento della domanda interna.

Per il 2023 la Turchia punta a una produzione di acquacoltura di 600.000 tonnellate, con un valore di esportazione di 1,6 milioni di euro. A questo scopo gli sforzi del settore si sono intensificati sulla diversificazione delle specie con particolare attenzione a ricciola, triglia, cernia, crostacei, molluschi e alghe.

Sottostando a regole rigide e particolarmente attente all’ambiente, l’acquacoltura è arrivata oggi ad essere il settore in più rapida crescita in Turchia e rappresenta un modello di sviluppo da replicare in altri paesi.

Tags: acquacolturaTurchia acquacoltura
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Mariella Ballatore

Co-founder e Direttrice di redazione. Pubblicista dal 2006 racconta il mondo da oltre un trentennio attraverso giornali, televisione e radio. Come conoscitrice del settore pesca e acquacoltura è stata più volte invitata a moderare e relazionare in convegni organizzati tra gli altri dalla Conferenza Episcopale Italiana – Ufficio nazionale dell’Apostolato del Mare, AquaFarm, Blue Sea Land.

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