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#Fish24, la filiera ittica britannica si è raccontata sui social

La maratona digitale di 24 ore ha acceso i riflettori su pesca, seafood, mercati, chef, pescherie e comunità costiere del Regno Unito

Alice Giacalone by Alice Giacalone
15 Maggio 2026
in In evidenza, News
filiera ittica britannica

Per ventiquattro ore il settore ittico britannico si è raccontato sui social, trasformando immagini, storie e testimonianze quotidiane in una grande narrazione collettiva della pesca e dei prodotti ittici del Regno Unito. Si è conclusa alle 5 del mattino di oggi, venerdì 15 maggio, la campagna #Fish24, iniziativa nazionale che ha coinvolto pescatori, pescherie, grossisti, chef, ristoratori, mercati, aziende, ricercatori, giornalisti e consumatori.

Non una fiera, non un convegno, non una semplice operazione promozionale. #Fish24 è stata soprattutto una chiamata corale al racconto. Un modo per riportare al centro le persone, i mestieri e le comunità che rendono possibile il percorso del pesce dal mare alla tavola.

La campagna, iniziata alle 5 del mattino di giovedì 14 maggio, ha attraversato Instagram, Facebook, X, TikTok e LinkedIn con l’obiettivo di mostrare la ricchezza e la varietà del seafood britannico. In un’unica giornata sono stati invitati a partecipare tutti gli attori della filiera: pescatori in partenza o di rientro dal mare, pescivendoli al lavoro sui banchi, chef impegnati nelle cucine, operatori dei mercati ittici, aziende, associazioni, comunicatori, famiglie e appassionati di cucina di mare.

Il lancio ufficiale si è svolto al mercato di Billingsgate, uno dei luoghi simbolo del commercio ittico nel Regno Unito, con il coinvolgimento di CJ Jackson, CEO della Seafood School at Billingsgate. Da lì, la campagna si è spostata online, affidando il racconto non a una sola voce, ma a un insieme di esperienze capaci di restituire il volto reale del settore.

Il valore di #Fish24 sta proprio in questa scelta. Il prodotto ittico non viene presentato solo come alimento, ma come risultato di una filiera fatta di competenze, fatica, organizzazione, responsabilità e identità territoriale. Dietro un banco di pescheria, una ricetta, una barca, un mercato o un piatto servito al ristorante c’è una rete di persone che spesso il consumatore finale non vede.

Il Regno Unito, nazione insulare con oltre 19.000 miglia di costa, conserva una tradizione peschereccia profondamente legata alla propria storia alimentare e culturale. Secondo i dati richiamati dagli organizzatori, il settore coinvolge circa 11.000 pescatori e circa 950 tra pescherie indipendenti, commercianti ambulanti e operatori specializzati, generando un valore superiore a un miliardo di sterline per l’economia britannica.

Numeri importanti, ma il messaggio della campagna va oltre la dimensione economica. #Fish24 ha voluto ricordare che parlare di pesca sostenibile significa parlare anche di comunità sostenibili. La sostenibilità, in questa prospettiva, non riguarda soltanto l’ambiente marino, ma anche la continuità dei mestieri, la tenuta delle economie costiere, la qualità del lavoro, la trasmissione delle competenze e il rapporto tra produzione e consumo.

La campagna è stata promossa da Jenny Jefferies, autrice, produttrice e attivista impegnata nella valorizzazione del cibo e delle comunità, insieme a Mike Warner, presidente della Shellfish Association of Great Britain e fondatore di A Passion for Seafood. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Fishing News e ha coinvolto chef, operatori, organizzazioni e sostenitori del comparto.

Al centro del racconto ci sono stati anche i benefici dei prodotti ittici. Pesce e molluschi rappresentano fonti di proteine, vitamine, minerali e acidi grassi omega-3. Molte specie possono offrire opzioni proteiche a minore impatto ambientale e, quando gestite in modo responsabile, sia la pesca sia l’acquacoltura possono contribuire a sistemi alimentari più equilibrati. Ma il merito dell’iniziativa è stato evitare una comunicazione generica, collegando il valore nutrizionale del prodotto alle persone e ai territori che lo rendono disponibile.

Per il comparto ittico europeo, #Fish24 offre uno spunto interessante. La filiera non ha bisogno soltanto di essere rappresentata nei tavoli istituzionali o valorizzata nelle fiere di settore. Ha bisogno anche di raccontarsi nella quotidianità, con linguaggi semplici ma non banali, capaci di parlare al consumatore senza svuotare di complessità il lavoro delle imprese.

Il banco di una pescheria, l’arrivo del pescato, una ricetta, una barca, un’asta, una storia familiare o una giornata di lavoro possono diventare contenuti forti se inseriti in una narrazione coerente. È qui che la comunicazione diventa parte del valore della filiera: non sostituisce le politiche di settore, non risolve i problemi strutturali, ma aiuta a costruire fiducia, riconoscibilità e consapevolezza.

#Fish24 ha celebrato il seafood britannico, ma il suo messaggio supera i confini del Regno Unito. Ogni comunità costiera, ogni mercato ittico, ogni impresa, ogni pescheria e ogni professionista del settore ha una storia da raccontare. In un tempo in cui il consumatore chiede autenticità, trasparenza e responsabilità, saper raccontare bene quella storia può diventare una parte decisiva del valore del prodotto.

Tags: #Fish24Billingsgate Marketcomunicazione seafoodcomunità costierefiliera itticapesca Regno Unitopesca sostenibileprodotti itticiseafood britannicosettore ittico europeo
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Alice Giacalone

Alice Giacalone

Autrice Pesceinrete Alice Giacalone scrive per Pesceinrete occupandosi di attualità, imprese, mercati e scenari della filiera ittica. Nei suoi contributi segue l’evoluzione del settore seafood con attenzione ai temi che incidono sul lavoro degli operatori, dalla pesca all’acquacoltura, dalla sostenibilità alle dinamiche commerciali.

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