Nel nuovo European Ocean Board la pesca è rappresentata da Europêche, membro effettivo dell’organismo, ma manca una presenza stabile dei lavoratori. ETF ed Europêche chiedono alla Commissione europea di correggere lo squilibrio: essere convocati occasionalmente come esperti non equivale a partecipare alla definizione delle politiche europee per il mare.
La questione non è se la pesca sia presente nel nuovo organismo europeo. La pesca c’è. Il problema è chi può parlare a suo nome.
Europêche, organizzazione rappresentativa delle imprese di pesca, siede a pieno titolo nell’European Ocean Board. La Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF), che rappresenta anche i lavoratori della pesca, del trasporto marittimo e dei porti, è invece rimasta fuori.
È questo il punto sollevato dalle due organizzazioni, parti sociali europee riconosciute per la pesca marittima, in una lettera congiunta inviata il 16 luglio al commissario europeo per la Pesca e gli oceani Costas Kadis. La composizione attuale del Board viene definita “del tutto inaccettabile”.
Un tavolo ampio, ma senza una voce stabile del lavoro
L’European Ocean Board è il gruppo consultivo di alto livello istituito dalla Commissione per accompagnare l’attuazione del Patto europeo per gli oceani. Deve fornire pareri, contribuire alla definizione delle priorità e favorire il coordinamento tra le politiche dell’Unione e le iniziative dei diversi settori dell’economia blu.
La Commissione europea presenta il Board come un organismo ampio e trasversale. I 28 membri provengono da associazioni imprenditoriali e commerciali, università, istituti di ricerca, organizzazioni non governative e realtà giovanili. Il gruppo è chiamato a occuparsi di salute degli oceani, competitività dell’economia blu, comunità costiere, ricerca, sicurezza marittima e governance internazionale.
Proprio l’estensione di questo mandato rende più evidente l’assenza denunciata dalle parti sociali. Secondo ETF ed Europêche, nessun rappresentante dei lavoratori della pesca, dei porti e del comparto marittimo dispone oggi di un posto permanente nel Board.
Europêche è membro effettivo, ETF resta fuori
Il dato politicamente più rilevante è che la rappresentanza imprenditoriale della pesca è già dentro. Europêche ha partecipato alla riunione inaugurale del 31 marzo e ha confermato il proprio ruolo di membro a pieno titolo dell’European Ocean Board.
La richiesta non nasce quindi da uno scontro tra imprese e lavoratori. È la stessa Europêche ad affiancare l’ETF nel chiedere una composizione più equilibrata.
Il principio è semplice: quando un organismo può incidere su accesso agli spazi marittimi, investimenti, transizione energetica, tecnologie, sicurezza e futuro delle flotte, la voce dei datori di lavoro non può sostituire quella dei lavoratori. Le due rappresentanze hanno funzioni diverse e devono poter contribuire entrambe.
Essere ascoltati non significa partecipare
La Commissione avrebbe prospettato il possibile coinvolgimento dei sindacati come “esperti aggiuntivi”, convocati di volta in volta sugli argomenti ritenuti pertinenti. Per ETF ed Europêche non è una soluzione adeguata.
La distinzione è sostanziale. La decisione istitutiva dell’European Ocean Board stabilisce che gli esperti invitati su base occasionale non abbiano diritto di voto e non partecipino alla formulazione delle raccomandazioni o dei pareri del gruppo. Possono offrire competenze su uno specifico punto all’ordine del giorno, ma non concorrono alle decisioni nelle stesse condizioni dei membri effettivi.
È qui che la denuncia supera la questione del singolo seggio. La rappresentanza del lavoro rischia di essere consultata soltanto quando la dimensione sociale è già riconosciuta come tema specifico, anziché partecipare stabilmente a tutte le scelte che possono produrre conseguenze sull’occupazione, sulle condizioni a bordo e sulle comunità costiere.
La contraddizione pesa ancora di più in un settore che affronta una perdita di occupati, l’invecchiamento degli equipaggi e una crescente difficoltà nell’attrarre giovani. Come già evidenziato da Pesceinrete nell’analisi sul lavoro e sul ricambio generazionale nella pesca europea, la sostenibilità sociale non è un elemento accessorio della transizione: è una delle condizioni necessarie perché il settore continui a esistere.
La richiesta a Kadis: un posto pieno e permanente
ETF ed Europêche chiedono al commissario Kadis e alla Commissione di rivedere la decisione e di includere formalmente l’ETF come membro effettivo dell’European Ocean Board.
La segretaria generale dell’ETF Livia Spera ha richiamato un punto difficilmente contestabile: non si può costruire una politica credibile per l’economia blu ignorando gli uomini e le donne che ne rendono possibile il funzionamento quotidiano.
La sostenibilità ambientale e quella socioeconomica non viaggiano su binari separati. Una governance degli oceani può dirsi integrata soltanto quando imprese e lavoratori partecipano entrambe, in modo strutturato e permanente, alla costruzione delle decisioni.
Convocare il lavoro quando serve un parere non basta. Occorre riconoscergli un posto al tavolo.













