Immaginate un giovane che cresce a Chioggia, a Favignana o a Peschici. Suo padre fa il pescatore, sua madre gestisce qualche camera e d’estate cucina il pesce appena sbarcato per i turisti. Lui conosce il mare meglio di chiunque altro. Sa leggere il vento, conosce le stagioni del pesce, capisce cosa cerca un ospite quando sale su una barca all’alba. Eppure, quando arriva il momento di trasformare tutto questo in un’impresa vera — di costruire un modello di business, raccontare il proprio brand, attrarre clienti da tutta Europa, fare rete con altri operatori — si trova solo. Senza strumenti, senza formazione, senza una lingua comune con cui dialogare con banche, istituzioni e mercati.
Non è un caso isolato. È la norma. Ed è esattamente il problema che il progetto europeo CoastalPro ha deciso di affrontare.
Quando il gioco diventa formazione seria
CoastalPro è finanziato dal Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA) e ha sviluppato una piattaforma di apprendimento gamificata – costruita su Moodle, il sistema più diffuso al mondo per la formazione online – che trasforma concetti complessi come business model canvas, identità di marca e marketing sostenibile in un percorso progressivo, per livelli, con classifiche e certificazioni.
La parola “gamificazione” rischia di suonare come una moda, un orpello tecnologico. Non è così. Chi ha mai provato a spiegare la differenza tra value proposition e unique selling point a un armatore di quarta generazione sa che il problema non è l’intelligenza dell’interlocutore, è il linguaggio, il contesto, la distanza culturale tra il mondo accademico e quello del mare. La piattaforma CoastalPro aggira questo ostacolo trasformando l’apprendimento in esperienza diretta: si avanza, si sbaglia, si ritenta. Come in mare.
Pescaturismo e ittiturismo: trent’anni di storia, ancora senza sistema
L’Italia ha qualcosa che pochi altri paesi europei possono vantare: un sistema normativo che riconosce e disciplina il pescaturismo e l’ittiturismo, consentendo ai pescatori professionisti di portare turisti in uscita di pesca, di aprire strutture ricettive legate alla filiera ittica, di costruire un’offerta integrata fatta di mare, cibo, tradizione e paesaggio.
Eppure, nonostante questo vantaggio culturale e strutturale, il settore resta frammentato, sottofinanziato e, soprattutto, sottoformato. La maggior parte degli operatori di pescaturismo e ittiturismo in Italia lavora in modo eccellente sul prodotto, ma con strumenti rudimentali sul fronte gestionale: prezzi fissati a intuito, comunicazione affidata al passaparola, nessuna strategia di fidelizzazione, difficoltà a intercettare i flussi del turismo internazionale.
Non perché manchino le idee o la voglia. Perché mancano le competenze. E manca, soprattutto, un sistema che le trasmetta in modo accessibile, concreto, calato nella realtà di chi lavora dodici ore al giorno e non può permettersi di seguire un master universitario.
È qui che CoastalPro diventa rilevante anche, e forse soprattutto, per l’Italia.
Sei moduli, un ecosistema
Il progetto ha sviluppato e validato sei moduli formativi che coprono l’intero arco dell’imprenditorialità costiera: progettazione dell’esperienza per il visitatore, costruzione di modelli di business sostenibili, identità di marca, innovazione, pratiche ecocompatibili, competenze digitali. Ogni modulo è pensato per chi parte da zero ma vuole arrivare lontano.
Il test sul campo ha già dato risultati concreti: all’Università Aristotele di Salonicco, i contenuti CoastalPro sono stati integrati nel corso di laurea in Turismo Sostenibile e Media. Oltre cinquanta studenti, tra cui partecipanti Erasmus+ da dodici paesi dell’Unione, hanno completato il programma. Il dato più interessante emerso dalle fasi pilota non riguarda i voti o i feedback: riguarda il tasso di completamento. I corsi seguiti in un contesto istituzionale strutturato, con un docente, una comunità di pari, un ritmo collettivo, hanno prodotto risultati significativamente superiori rispetto all’iscrizione individuale e autonoma.
Una scoperta apparentemente ovvia, ma che ha conseguenze strategiche precise: CoastalPro ha scelto di non inseguire il modello MOOC, il corso online aperto a chiunque, con tassi di abbandono che nell’e-learning tradizionale sfiorano il 90%, ma di lavorare con le istituzioni: università, centri di formazione professionale, organizzazioni di categoria. La formazione funziona quando è radicata in una comunità. Vale per i giovani di Salonicco. Vale per i figli dei pescatori di un qualsiasi borgo marinaro italiano.
Formare chi forma: il moltiplicatore invisibile
C’è un elemento di CoastalPro che nei comunicati ufficiali passa quasi in secondo piano, ma che probabilmente è il più strategico di tutti: il kit operativo per educatori e formatori. Un Manuale di costruzione della comunità e un programma strutturato di train the trainers che permette alle istituzioni partner di adottare la metodologia in autonomia, senza dipendere in eterno dal progetto originale.
È il principio del moltiplicatore: non formi cento persone, formi dieci formatori che ne formano cento ciascuno. Nel contesto italiano, dove le organizzazioni di pescatori, dai Consorzi alle Cooperative, dai GAC ai FLAG, hanno spesso al loro interno figure capaci di fare da tramite tra il mondo professionale e quello formativo, questo approccio potrebbe fare la differenza tra un progetto pilota e una trasformazione strutturale.
Il quadro politico: non solo belle parole
CoastalPro non è un progetto che galleggia nel vuoto. Si inserisce in tre filoni di politica europea che negli ultimi anni hanno acquisito peso crescente: l’Agenda europea per le competenze, la Strategia per un’economia blu sostenibile e il Patto europeo sugli oceani, che ha tra i suoi obiettivi espliciti il rafforzamento della competitività delle comunità costiere e insulari.
Per l’Italia, che ha il secondo perimetro costiero più lungo dell’Unione Europea e una delle tradizioni di pesca più ricche e articolate del Mediterraneo, questi obiettivi non sono astratti. Sono il pane quotidiano di migliaia di famiglie che vivono di mare e che meritano strumenti all’altezza della loro storia.
La scommessa che vale la pena fare
Odysseas Spyroglou, coordinatore del progetto, afferma che CoastalPro vuole aiutare i giovani a vedere il turismo costiero non come un lavoro, ma come un percorso verso l’imprenditorialità sostenibile e il rinnovamento della comunità. È una frase che suona un po’ come uno slogan, finché non la si legge pensando a quel giovane di Favignana o di Chioggia che sa tutto del mare e quasi nulla di come trasformarlo in un’impresa che duri.
Il turismo costiero italiano ha dalla sua parte secoli di cultura, paesaggi incomparabili, una gastronomia che il mondo ci invidia e operatori, quelli del pescaturismo e dell’ittiturismo, che ogni giorno costruiscono esperienze autentiche difficili da replicare altrove. Quello che manca è il pezzo finale: la formazione imprenditoriale, la capacità di raccontarsi, la competenza di costruire un modello di business che regga non solo d’estate, ma tutto l’anno.
CoastalPro non promette di risolvere tutto. Ma indica una direzione. E in un settore dove si è sempre imparato guardando il padre tirare le reti, imparare guardando uno schermo, può essere il primo passo verso qualcosa di diverso.
Per approfondire il progetto e conoscere le opportunità di partnership istituzionale, è possibile consultare il sito ufficiale di CoastalPro.
CoastalPro
Cos’è CoastalPro?
CoastalPro è un progetto europeo finanziato dal FEAMPA che sviluppa percorsi di formazione gamificata per imprenditori e professionisti del turismo costiero sostenibile, con l’obiettivo di colmare il divario di competenze nel settore.
Come funziona la piattaforma CoastalPro?
La piattaforma è sviluppata su Moodle e trasforma la formazione tradizionale in un percorso interattivo per livelli, con classifiche, certificazioni e possibilità di apprendimento sia individuale che di gruppo.
Quali competenze sviluppa CoastalPro?
Il programma forma su sei aree strategiche: progettazione dell’esperienza turistica, modelli di business sostenibili, identità di marca, innovazione imprenditoriale, pratiche ecocompatibili e competenze digitali applicate al turismo costiero.
CoastalPro è utile per gli operatori italiani di pescaturismo e ittiturismo?
Sì. Il programma è direttamente rilevante per chi opera in pescaturismo e ittiturismo in Italia: colma esattamente quel gap di competenze gestionali, comunicative e digitali che molti operatori del settore incontrano nella pratica quotidiana.
Come può un’istituzione italiana aderire a CoastalPro?
Università, centri di formazione professionale e organizzazioni di categoria possono aderire al programma di affiliazione di CoastalPro, disponibile attraverso il sito ufficiale del progetto, con livelli di partnership differenziati.
A quali politiche europee si collega CoastalPro?
Il progetto si allinea all’Agenda europea per le competenze, alla Strategia per un’economia blu sostenibile e al Patto europeo sugli oceani, contribuendo agli obiettivi di competitività delle comunità costiere e insulari europee.












