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Transizione 4.0, le PMI chiedono più fondi e meno burocrazia

Le associazioni di categoria chiedono al ministro Urso una revisione urgente della misura: a rischio l’accesso al credito d’imposta per migliaia di micro e piccole imprese. Preoccupazione anche nel mondo produttivo legato alla filiera ittica

Redazione by Redazione
21 Luglio 2025
in In evidenza, Mercati, News, Sostenibilità, Tecnologia
Transizione 4.0, le PMI chiedono più fondi e meno burocrazia

Le nuove regole del piano Transizione 4.0 stanno creando forti difficoltà alle piccole e medie imprese italiane. A denunciarlo sono le principali associazioni di categoria – Confartigianato, CNA, Casartigiani, Confesercenti e Confcommercio – che hanno scritto al ministro Adolfo Urso chiedendo interventi urgenti per rendere la misura davvero accessibile.

Fino al 2024, il credito d’imposta previsto dalla Transizione 4.0 ha sostenuto molti investimenti anche nelle microimprese. Ora però, con le modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2025, tutto è diventato più complicato: per ottenere il bonus, le aziende devono inviare una comunicazione preventiva per ogni spesa, e il riconoscimento del credito non è più automatico. In più, il fondo stanziato rischia di esaurirsi presto, lasciando in sospeso molte richieste.

Le associazioni chiedono tre cose principali:

Ripristinare il credito anche per i beni immateriali, come i software;

Aumentare il fondo disponibile per gli investimenti previsti entro il 31 dicembre 2025;

Riportare la certezza e l’automatismo nel riconoscimento del credito d’imposta.

Anche il settore ittico è toccato da questi problemi. Laboratori di trasformazione, aziende di logistica, produttori e imprese della refrigerazione spesso non riescono ad accedere a queste agevolazioni, pur avendo bisogno di innovare e digitalizzare. Per queste realtà, perdere il supporto della Transizione 4.0 può significare rinunciare a crescere e restare competitivi.

A rendere il tutto ancora più paradossale è una denuncia pubblicata da Il Sole 24 Ore: in alcuni casi, gli organi di controllo chiedono che tutta la documentazione venga presentata in formato cartaceo. Una richiesta assurda, visto che proprio la Transizione 4.0 punta a promuovere la digitalizzazione, l’interconnessione e l’eliminazione della carta.

Va chiarito, però, che in altri contesti la pubblicazione cartacea rimane un passaggio obbligato: ad esempio, per la validità di atti giudiziari, bandi pubblici o comunicazioni ufficiali, la legge impone la stampa su giornali cartacei per garantire la cosiddetta pubblicità legale. In questi casi la carta ha una funzione precisa, ben diversa dalla burocrazia inutile.

Il problema, quindi, non è il cartaceo in sé, ma la confusione tra strumenti e obiettivi: non si può promuovere l’innovazione e poi bloccarla con richieste che la contraddicono.

Per le imprese della filiera ittica, l’accesso semplice e chiaro alle agevolazioni può fare davvero la differenza. Servono regole più semplici, fondi adeguati e meno ostacoli. Solo così la Transizione 4.0 potrà diventare un’opportunità reale anche per chi lavora ogni giorno nei porti, nei laboratori e nei mercati del nostro Paese.

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Tags: credito d’impostadigitalizzazionefiliera itticainnovazioneMade in ItalyMinistero Imprese e Made in ItalyPmiTransizione 4.0Urso
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