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Crisi dello Stretto di Hormuz: l’allarme FAO sui sistemi agroalimentari globali

Mentre il comparto ittico continua a fare i conti con le tensioni sui costi di produzione, il Direttore Generale Qu Dongyu è intervenuto al Consiglio FAO illustrando rischi e linee d'azione di fronte al blocco di una delle rotte marittime più strategiche al mondo

Tiziana Indorato by Tiziana Indorato
29 Aprile 2026
in In evidenza, Mercati, News
Stretto di Hormuz

Continua a pesare sul settore ittico, come sull’intera filiera agroalimentare, la pressione generata dalla crisi nello Stretto di Hormuz e dal rincaro di energia e materie prime che ne è derivato. Una pressione che la FAO ha scelto di affrontare in modo diretto: ieri, alla 180ª sessione del Consiglio dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, il Direttore Generale Qu Dongyu ha dedicato il proprio intervento alle ricadute della crisi del Golfo sui sistemi agroalimentari mondiali, lanciando un appello a una risposta politica coordinata.

“Pace e stabilità sono prerequisiti per la sicurezza alimentare, e il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale”: con queste parole il Direttore Generale ha aperto i lavori, sottolineando come la chiusura delle principali rotte marittime stia generando interruzioni significative nell’approvvigionamento globale di energia, fertilizzanti e input agricoli.

Un corridoio strategico paralizzato

Lo Stretto di Hormuz è, in condizioni ordinarie, un crocevia essenziale del commercio mondiale. Vi transitano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a un quarto del greggio scambiato via mare, oltre a volumi consistenti di gas naturale liquefatto e fertilizzanti. A seguito della crisi il traffico delle petroliere è crollato di oltre il 90%, di fatto paralizzando il corridoio.

Gli effetti sui mercati sono già misurabili. I prezzi dell’urea granulare di provenienza mediorientale sono saliti di quasi il 20% in una sola settimana. A metà aprile l’urea risultava aumentata del 52% negli Stati Uniti e del 60% in Brasile. Tra 1,5 e 3 milioni di tonnellate di fertilizzanti al mese sono rimaste bloccate, con conseguenze potenzialmente pesanti sulla produttività agricola.

“Il calendario delle colture è fondamentale per comprendere l’urgenza della crisi dei fertilizzanti”, ha sottolineato Qu. “Le applicazioni devono essere perfettamente allineate con i periodi di semina, che non possono essere riprogrammati senza perdite permanenti di raccolto”.

Quattro canali di impatto

Il Direttore Generale ha individuato quattro vie attraverso cui il conflitto sta colpendo i sistemi agroalimentari. La prima è l’interruzione delle importazioni alimentari: i Paesi del Golfo dipendono dall’estero per il 70-90% del proprio approvvigionamento di base. La seconda è il rincaro energetico, che si traduce in maggior costo della vita e prezzi al consumo più alti. La terza è la compressione dei margini agricoli, schiacciati dall’aumento simultaneo di energia e fertilizzanti, con possibili ricadute sui raccolti futuri. La quarta è la riduzione dei flussi di rimesse verso le famiglie di Asia meridionale, Sud-Est asiatico e Africa, conseguenza delle pressioni economiche sulle economie del Golfo.

Particolarmente esposti i Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni. Il Bangladesh, che riceve dal Golfo il 53% dei propri fertilizzanti, presenta un profilo di rischio elevatissimo, mentre l’Iran subisce una pressione enorme sulle importazioni di grano e mais. L’analisi FAO segnala inoltre che gli shock sovrapposti potrebbero spingere al rialzo l’inflazione alimentare e aggravare la fame: in Libano circa 874.000 persone si trovano in grave insicurezza alimentare, mentre in Yemen oltre 17 milioni convivono con livelli elevati di insicurezza.

Le linee d’azione della FAO

Per i prossimi 90 giorni le misure indicate dal Direttore Generale comprendono lo sviluppo di rotte commerciali alternative, il rafforzamento del monitoraggio dei mercati, la rinuncia a restrizioni sull’export di energia e fertilizzanti e il sostegno finanziario agli agricoltori. Sul medio periodo l’attenzione si sposta sulla diversificazione delle fonti di importazione e sull’aiuto ai Paesi più vulnerabili tramite sostegno alimentare d’emergenza. Sul lungo, le priorità sono agricoltura sostenibile e investimenti nelle energie rinnovabili.

Sul piano operativo la FAO ha già attivato quattro linee di lavoro: un monitoraggio in tempo reale dei movimenti navali e dei noli, un coordinamento con i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo per prevenire acquisti precauzionali simultanei, un’analisi di corridoi alternativi per le merci deperibili e un programma di accesso prioritario ai fertilizzanti destinato ai Paesi a basso reddito e privi di sbocco al mare.

“Abbiamo le competenze tecniche, ciò di cui abbiamo bisogno ora sono le risorse per agire, in linea con il nostro mandato, prima che questa chiusura abbia un impatto catastrofico sui nostri sistemi agroalimentari e sulla sicurezza alimentare globale”, ha concluso Qu, aggiungendo un richiamo destinato a restare: “La storia giudica le organizzazioni non dalle crisi che hanno previsto, ma dalle sofferenze che hanno evitato”.

Tags: Bangladeshcatena di approvvigionamentocommercio marittimoConsiglio FAOcrisi del GolfoFAOfertilizzantiimportazioni alimentariinflazione alimentareIranLibanoPaesi del Golfoprezzi energiaQu Dongyusettore itticosicurezza alimentaresistemi agroalimentariStretto di HormuzureaYemen
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Tiziana Indorato

Autrice Pesceinrete Tiziana Indorato scrive per Pesceinrete occupandosi di seafood, sostenibilità, mercati, innovazione e scenari internazionali. I suoi articoli seguono l’evoluzione della filiera ittica con attenzione ai cambiamenti ambientali, commerciali e regolatori che incidono sul lavoro delle imprese e sulla percezione del prodotto ittico.

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