L’approvazione in Senato del ddl sulla valorizzazione della risorsa mare segna un passaggio politico rilevante nel percorso di costruzione di una governance più organica del sistema mare italiano. Il provvedimento, di iniziativa governativa, prova a ricondurre dentro una stessa cornice temi finora affrontati in modo frammentato, dalla pianificazione degli spazi marittimi alla nautica, fino alla valorizzazione delle attività economiche connesse al mare.
In questo contesto, il settore ittico osserva con attenzione l’evoluzione del testo e, soprattutto, la sua futura attuazione. Ne parliamo con Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale di UNCI Agroalimentare.

Presidente, il via libera del Senato al ddl sulla valorizzazione della risorsa mare rappresenta un passaggio importante. Che significato assume per il sistema mare italiano?
L’approvazione in Senato rappresenta sicuramente un passaggio significativo, perché si riconosce in modo più esplicito il mare come una risorsa strategica per il Paese. È un segnale importante anche sul piano dell’impostazione, perché si prova a superare una visione frammentata e a costruire un quadro più coordinato delle politiche del mare.
Naturalmente, trattandosi di un provvedimento ampio, è necessario valutarne con attenzione gli effetti concreti, soprattutto per i singoli comparti.
Dal punto di vista della pesca, quali elementi emergono da questo provvedimento?
Il ddl interviene su diversi ambiti del sistema mare e introduce elementi che possono avere riflessi anche sulla pesca, in particolare sul piano della governance e dell’organizzazione complessiva delle attività marittime.
Tuttavia, le imprese del comparto continuano a confrontarsi con criticità molto concrete, legate alla sostenibilità economica, ai costi di esercizio e alla tenuta del lavoro. Sono questi i temi su cui sarà importante concentrare l’attenzione nella fase successiva
Il tema dei costi energetici resta centrale. Quanto incide oggi sulle imprese della pesca?
Incide in maniera molto rilevante. Le dinamiche internazionali hanno reso evidente quanto il comparto sia esposto alle variazioni dei costi energetici, in particolare del carburante.
Quando il costo del gasolio aumenta in modo significativo, molte imprese si trovano nella condizione di dover ridurre l’attività o fermarsi. Questo ha conseguenze dirette non solo sui bilanci aziendali, ma anche sulla tenuta complessiva delle marinerie.
Nel ddl sono presenti interventi che riguardano il lavoro marittimo. Può essere un segnale nella direzione giusta?
È un segnale, perché intervenire sull’organizzazione del lavoro marittimo significa riconoscere l’importanza del fattore umano.
Allo stesso tempo, il tema del lavoro nella pesca richiede un approccio più ampio. Servono strumenti che garantiscano continuità occupazionale e che valorizzino le competenze. Oggi il settore ha bisogno di rafforzare la propria capacità di attrarre e mantenere professionalità.
La difficoltà nel reperire manodopera è sempre più evidente. Come va affrontata?
È una questione concreta che riguarda molte marinerie. Serve un approccio pragmatico, che tenga conto delle esigenze operative delle imprese.
Allo stesso tempo, è necessario lavorare sull’attrattività del settore. Se la pesca continua a essere percepita come un’attività economicamente fragile, diventa difficile garantire un ricambio generazionale e una stabilità occupazionale.
Un altro tema centrale è quello della gestione degli spazi marini. Che impatto può avere sulla pesca?
La gestione degli spazi marini è un tema sempre più rilevante e destinato a incidere anche sulle attività produttive.
È importante che ogni scelta tenga conto delle esigenze di chi opera quotidianamente in mare. La pesca è parte integrante dell’economia del mare e deve essere coinvolta nei processi decisionali che riguardano l’utilizzo e la tutela degli spazi marini.
Guardando alla fase che si apre dopo il passaggio al Senato, quali sono le priorità per rendere questo impianto realmente utile al comparto?
La priorità è rendere operativi gli indirizzi.
Quando si parla di provvedimenti così ampi, il passaggio decisivo è quello dell’attuazione. Le imprese hanno bisogno di strumenti concreti, accessibili e accompagnati da tempi certi.
Allo stesso tempo, è fondamentale mantenere un confronto costante con il settore, perché solo attraverso il coinvolgimento delle imprese e dei lavoratori si possono costruire misure realmente efficaci.
L’obiettivo deve essere quello di tradurre questa visione in interventi capaci di incidere sulla sostenibilità economica e sulla continuità del comparto.











