L’European Ocean Act prende forma. È iniziata ufficialmente la fase che porterà l’Unione Europea ad adottare, entro la fine del 2026, uno dei primi tentativi di riunire in un unico atto legislativo organico le principali politiche europee dedicate al mare e agli oceani. Un passaggio che rappresenta il cuore operativo del Patto europeo per gli oceani e che punta a costruire una governance più moderna, coordinata e capace di affrontare le nuove sfide economiche e ambientali.
La Commissione europea ha avviato l’invito a presentare prove, aperto fino al 9 febbraio 2026, per raccogliere contributi da esperti, stakeholder, imprese della blue economy, ricercatori e cittadini. Una consultazione ampia, pensata per includere prospettive diverse e definire un atto che influenzerà il futuro di tutti i settori legati al mare: dalla pesca all’acquacoltura, dalla portualità alle energie rinnovabili offshore, fino alla tutela ambientale e alla ricerca scientifica.
L’obiettivo di questa prima fase è semplice ma cruciale: capire come migliorare la capacità dell’Europa di gestire in modo efficace uno spazio marittimo sempre più strategico, dove economia blu e tutela degli ecosistemi devono trovare un equilibrio credibile.
Un atto unico per un mare che cambia
L’European Ocean Act sarà una cornice legislativa mirata a diventare il punto di riferimento delle politiche marittime europee. Al suo interno confluiranno obiettivi economici, climatici, ambientali e sociali, con l’ambizione di superare frammentazioni e sovrapposizioni tra norme esistenti che negli ultimi anni hanno rallentato l’efficacia delle misure in mare.
L’aspetto più innovativo sta nel mettere in dialogo ciò che oggi vive in compartimenti separati: la gestione degli spazi marittimi, la strategia ambientale marina, la protezione della biodiversità, il ruolo dell’industria blu e il monitoraggio scientifico. Il mare, dunque, visto non più come la somma di settori, ma come un unico sistema.
I pilastri dell’Ocean Act
La Commissione europea ha già delineato tre assi principali su cui costruire il nuovo atto.
Revisione della direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo (2014/89/UE)
Il primo pilastro riguarda l’aggiornamento della normativa dedicata alla pianificazione dello spazio marittimo, fondamentale per gestire le pressioni crescenti sulle acque europee: dall’espansione dell’eolico offshore alle rotte commerciali, dalle aree di pesca alle zone protette.
Governance del Sistema europeo di osservazione degli oceani
Il secondo elemento chiave è la riorganizzazione della governance dell’European Ocean Observing System, con l’obiettivo di rendere più coerente la raccolta dei dati, migliorarne l’accessibilità e rafforzarne l’utilizzo per decisioni più rapide e informate.
Semplificazione degli obblighi di rendicontazione
Il terzo pilastro mira a ridurre il carico amministrativo per Stati membri e operatori, semplificando la rendicontazione senza rinunciare alla qualità del monitoraggio e al rispetto degli obiettivi ambientali.
Cosa succede adesso
Dopo l’invito a presentare prove, la Commissione pubblicherà nella primavera 2026 la consultazione pubblica aperta, un passaggio più ampio e accessibile anche ai cittadini. La preparazione dell’Ocean Act procederà in parallelo con la revisione della Direttiva quadro sulla strategia marina, in modo da allineare e razionalizzare strumenti, misure e indicatori.
La proposta legislativa definitiva dell’European Ocean Act è prevista entro la fine del 2026, come indicato nel programma di lavoro della Commissione.
Perché interessa il settore ittico
Per il settore ittico, spesso impegnato a muoversi tra normative complesse, zone di pesca sovrapposte e obiettivi ambientali in evoluzione, l’European Ocean Act può rappresentare un cambio di passo importante.
Una pianificazione dello spazio marittimo più chiara può ridurre le sovrapposizioni tra attività economiche; un sistema di osservazione più coordinato garantisce dati affidabili su cui basare la gestione della pesca e dell’acquacoltura; una burocrazia alleggerita può semplificare la vita alle imprese e alle amministrazioni locali.
Soprattutto, un quadro unico può offrire stabilità e prevedibilità a chi investe sul mare.
Il percorso verso l’European Ocean Act è appena iniziato, ma segna già un cambio di prospettiva: l’Europa vuole costruire una politica marittima più moderna, più semplice e più capace di coniugare sviluppo economico e tutela degli ecosistemi.
I prossimi mesi saranno decisivi per contribuire alla definizione dell’atto. E la blue economy, dalla pesca alla trasformazione, dall’acquacoltura alla ricerca, dovrà far sentire la propria voce.












