La riduzione della dipendenza dalle materie prime importate è una delle priorità strategiche dell’acquacoltura norvegese. Attualmente, la maggior parte degli ingredienti utilizzati nei mangimi per i pesci allevati in Norvegia proviene dall’estero. Per questo motivo, il governo ha indicato un obiettivo di lungo periodo: entro il 2034, i mangimi destinati all’acquacoltura dovranno essere basati su fonti sostenibili e la quota di ingredienti prodotti a livello nazionale dovrà aumentare dall’attuale 8% al 25%.
In questo quadro si collocano diversi progetti di ricerca dedicati all’individuazione di nuove materie prime locali. Tra questi, uno studio condotto dall’Institute of Marine Research (IMR) sta valutando la possibilità di utilizzare la farina di cozze come ingrediente nei mangimi per il salmone atlantico. L’obiettivo è verificare la sicurezza dell’ingrediente, il suo valore nutrizionale e la stabilità dei nutrienti dopo i processi di trasformazione necessari per l’impiego nei mangimi.
Secondo Ikram Belghit, responsabile del progetto, la ricerca si concentra su aspetti essenziali per un’eventuale applicazione pratica, come l’impatto della farina di cozze sulla crescita dei pesci, sulla loro salute e sul benessere complessivo. Solo attraverso dati sperimentali sarà possibile stabilire se questo ingrediente possa essere utilizzato su scala commerciale.
Le cozze presentano diverse caratteristiche che le rendono potenzialmente interessanti per l’acquacoltura norvegese. La lunga costa del Paese offre un ampio potenziale per la loro coltivazione, si tratta di una specie a basso livello trofico e il loro allevamento non richiede tecnologie particolarmente complesse. Inoltre, la mitilicoltura è associata a un effetto di rimozione naturale di nutrienti come azoto, fosforo e carbonio dall’ambiente acquatico. A questi aspetti ambientali si aggiunge un profilo nutrizionale che giustifica l’interesse della ricerca.
Accanto ai potenziali benefici, emergono però anche criticità tecniche. Una delle principali riguarda la trasformazione della materia prima. La polpa di cozza ha un contenuto d’acqua elevato, che ne rende complessa sia la conservazione sia la lavorazione industriale. Per affrontare questo problema, i ricercatori del Feed Technology Centre di Nofima hanno testato, nell’arco di due anni, diversi metodi di trasformazione della carne fresca di cozza, sviluppando differenti tipologie di prodotto.

Secondo Tor Andreas Samuelsen, ricercatore capo di Nofima, alcuni processi di lavorazione sono indispensabili per preservare il prodotto e renderlo utilizzabile nei mangimi, ma una trasformazione eccessiva può ridurre la qualità nutrizionale e aumentare il consumo energetico. L’obiettivo dichiarato è ottenere una farina di alta qualità attraverso processi il più possibile efficienti dal punto di vista economico e ambientale.
La fase finale del progetto riguarda ora la sperimentazione diretta in allevamento. L’IMR sta testando i mangimi contenenti farina di cozze sul salmone, analizzandone gli effetti su crescita, salute e benessere animale. I risultati di questi studi saranno determinanti per valutare se le cozze possano rappresentare una reale opportunità per rafforzare la filiera locale dei mangimi e contribuire agli obiettivi di sostenibilità fissati dalla Norvegia.












