Le Regioni hanno raggiunto l’accordo sul riparto di circa 70 milioni di euro del FEAMPA destinati alla pesca e all’acquacoltura. Le risorse serviranno a riconoscere indennizzi per le perdite economiche e i maggiori costi di esercizio sostenuti a causa della crisi in Medio Oriente. Gli interventi copriranno il periodo compreso tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2026. Alla Puglia sono assegnati circa 11 milioni di euro.
Il riparto è stato definito. Adesso bisogna trasformarlo in bandi, domande e pagamenti.
La Commissione Politiche Agricole ha raggiunto l’accordo sulla distribuzione tra le Regioni di circa 70 milioni di euro del FEAMPA, destinati a sostenere le imprese della pesca e dell’acquacoltura colpite dall’aumento del carburante e degli altri costi necessari a mantenere operative imbarcazioni e impianti.
L’intesa chiude il confronto avviato nei mesi scorsi tra le amministrazioni regionali, ma non coincide ancora con l’immediata disponibilità degli aiuti. Il riparto rappresenta infatti il passaggio preliminare alla modifica del piano finanziario nazionale, che dovrà essere sottoposta alla Commissione europea, e ai successivi adempimenti necessari per l’attivazione delle misure. È quanto precisa la Regione Puglia nella comunicazione ufficiale sull’accordo.
Settanta milioni per compensare perdite e maggiori costi
Le risorse saranno utilizzate per riconoscere indennizzi ai pescatori e ai titolari degli impianti di acquacoltura, compensando almeno in parte le perdite economiche e i maggiori costi sostenuti durante la crisi.
Il nodo principale resta il gasolio. Per un’impresa di pesca non è una voce marginale, ma uno dei fattori che determinano la convenienza stessa dell’uscita in mare. Nei mesi scorsi, gli aumenti registrati nelle principali marinerie italiane hanno raggiunto livelli tali da comprimere i margini, ridurre le giornate di attività e rendere antieconomiche alcune battute di pesca. Su Pesceinrete avevamo già documentato come il carburante possa incidere fino al 60% sui costi di gestione dei pescherecci.
Anche per l’acquacoltura l’aumento dei costi energetici incide direttamente sulla gestione degli impianti, sulla movimentazione, sull’ossigenazione, sulla conservazione e sulla continuità delle produzioni.
Il nuovo intervento FEAMPA si affianca agli altri strumenti predisposti per contenere gli effetti della crisi, tra cui il credito d’imposta sul carburante e il quadro temporaneo europeo METSAF per gli aiuti contro il caro energia. Si tratta di misure differenti, che rispondono però alla stessa urgenza: evitare che l’aumento dei costi comprometta definitivamente la tenuta economica della flotta e degli impianti.
Aiuti retroattivi dal 28 febbraio 2026
Gli interventi finanziati attraverso il FEAMPA avranno carattere retroattivo e copriranno il periodo compreso tra il 28 febbraio e il 31 dicembre 2026.
La retroattività consentirà di includere i costi già sostenuti dalle imprese durante la fase più critica dell’emergenza. Dovranno però essere definiti nei provvedimenti attuativi i criteri di accesso, le modalità di calcolo degli indennizzi, la documentazione richiesta e i tempi di liquidazione.
Il settore conosce bene la distanza che può separare l’annuncio di una misura dalla sua effettiva applicazione. Pesceinrete aveva già evidenziato, analizzando il credito d’imposta e la nuova misura FEAMPA, come il vero nodo resti la liquidità: per le imprese sottoposte a una pressione finanziaria immediata, anche un aiuto consistente rischia di perdere efficacia quando arriva troppo tardi.
Alla Puglia circa 11 milioni di euro
Alla riunione della Commissione Politiche Agricole ha partecipato Francesco Paolicelli, assessore all’Agricoltura della Regione Puglia e coordinatore nazionale del tavolo sulla pesca e sull’acquacoltura.
Paolicelli aveva portato il tema all’attenzione della Commissione, chiedendo che una quota delle risorse FEAMPA fosse destinata alle imprese penalizzate dagli effetti della crisi internazionale. Dei circa 70 milioni di euro previsti a livello nazionale, alla Puglia saranno assegnati circa 11 milioni.
La Regione sta già lavorando alla predisposizione del bando e punta ad avviare una prima procedura entro la fine di luglio. Il calendario annunciato riguarda però esclusivamente la Puglia: le altre Regioni dovranno definire modalità e tempi di attuazione sulla base delle rispettive risorse e dei successivi passaggi amministrativi.
La Puglia prepara una procedura in due fasi
Per evitare che gli operatori debbano attendere la conclusione dell’intero periodo di riferimento, la procedura pugliese sarà articolata in due fasi.
La prima dovrebbe essere avviata entro la fine di luglio e consentirà di presentare domanda per il periodo già maturato. Nel caso delle imprese di pesca, gli operatori dovranno dichiarare i mesi di effettiva attività dell’imbarcazione fino alla data di presentazione dell’istanza.
Una seconda fase sarà aperta all’inizio del 2027 per riconoscere gli indennizzi relativi al periodo residuo, fino al 31 dicembre 2026.
“Adesso dobbiamo accelerare”, ha dichiarato Paolicelli. Il punto è esattamente questo. Per pescatori e acquacoltori il tempo amministrativo non è neutro: mentre si completano le procedure, le imprese continuano a pagare carburante, energia, manutenzioni, equipaggi e forniture.
L’accordo sul riparto dei 70 milioni di euro rappresenta dunque un passaggio concreto, ma non ancora il traguardo. A determinarne il valore reale saranno la chiarezza dei criteri, la semplicità delle domande e, soprattutto, la rapidità con cui le risorse riusciranno a raggiungere chi continua a lavorare in mare e negli impianti.













