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Fermo pesca, lo stop allo strascico si estende a tutto l’Adriatico

Coldiretti Pesca segnala l’estensione dello stop allo strascico lungo tutto l’Adriatico. Dal 16 agosto al 29 settembre ferme anche le marinerie da San Benedetto del Tronto a Bari, mentre il pesce italiano continuerà ad arrivare sul mercato da piccola pesca, acquacoltura e attività non interessate dal blocco.

Redazione by Redazione
17 Agosto 2026
in Associazioni di categoria, In evidenza, News, Pesca
fermo pesca Adriatico 2026

fermo pesca Adriatico 2026

Dal 16 agosto il fermo della pesca a strascico si è esteso da San Benedetto del Tronto a Bari, completando di fatto lo stop lungo l’Adriatico. Il blocco durerà fino al 29 settembre, ma il pesce italiano continuerà a essere disponibile grazie a piccola pesca, draghe idrauliche, acquacoltura e aree non interessate dal fermo.

Il fermo pesca si estende lungo l’Adriatico

Con l’avvio del fermo pesca da San Benedetto del Tronto a Bari, lo stop alle attività a strascico si estende di fatto a tutto l’Adriatico, dopo il blocco già scattato tra Trieste e Ancona. Lo rende noto Coldiretti Pesca, sottolineando come il provvedimento arrivi in un momento di forte preoccupazione per il comparto, stretto tra gli effetti dei cambiamenti climatici, l’aumento dei costi energetici e le incertezze legate alla definizione del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e alla riforma della Politica comune della pesca.

Il fermo interesserà il tratto di costa da San Benedetto del Tronto a Bari dal 16 agosto fino al 29 settembre, mentre dal 1° al 30 ottobre la sospensione delle attività riguarderà anche Brindisi, San Cataldo e Otranto, oltre alle altre aree interessate lungo lo Ionio, il Tirreno e le isole.

Il pesce italiano non scompare dalle tavole

Nonostante il blocco temporaneo della pesca a strascico, sulle tavole non mancherà il pesce italiano – sottolinea Coldiretti Pesca – grazie alle produzioni provenienti dalla piccola pesca, dalle draghe idrauliche, dall’acquacoltura e dalle aree non ancora interessate dal fermo. Una disponibilità che contribuisce a garantire la continuità dell’offerta nazionale.

Origine del pesce, attenzione all’etichetta

L’invito ai consumatori è quello di verificare sempre l’origine del pesce al momento dell’acquisto, distinguendo il prodotto italiano da quello importato, che continua a dominare il mercato nazionale. Nel 2025 sono arrivati in Italia 1,1 miliardi di chili di pesce straniero, il livello più alto di sempre, a fronte di una produzione della flotta nazionale ferma a meno di 130 mila tonnellate, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.

Per il pesce fresco è obbligatorio indicare la zona di cattura, che per il Mediterraneo è identificata dalla dicitura FAO 37, accompagnata dal numero della sottozona, mentre per il pesce allevato deve essere riportato il Paese di origine. Più difficile, invece, conoscere la provenienza del prodotto consumato al ristorante, dove queste informazioni non sono generalmente disponibili.

La stagionalità aiuta a riconoscere il prodotto nazionale

Un aiuto per riconoscere il vero pesce italiano arriva anche dalla stagionalità. In questo periodo sono facilmente reperibili specie come alici, sarde, sgombri, sugarelli, ricciole, cefali, triglie, gallinelle, scorfani, seppie, calamari e polpi, mentre è più difficile trovare merluzzi, naselli, sogliole e rombi di origine nazionale, con una maggiore probabilità che provengano dall’estero.

Tags: AdriaticoColdiretti pescaFermo pescafermo pesca Adriaticomarinerie italianeorigine del pescepesca a strascicopesca italianapesce italianostagionalità pesce
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