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La bussola. Valorizzazione della pesca a strascico italiana

Approfondimento settimanale di Federico Camilleri per meglio orientarsi tra un mare di notizie

Federico Camilleri by Federico Camilleri
15 Settembre 2022
in In evidenza, La bussola, News, Pesca, Sostenibilità
La bussola. Valorizzazione della pesca a strascico italiana

La bussola. Valorizzazione della pesca a strascico italiana

La bussola. Valorizzazione della pesca a strascico italiana – Nel panorama della pesca in Italia un posto di rilievo, se non predominante, è occupato dalla cosiddetta pesca a strascico. Tecnicamente essa rientra nella categoria della pesca effettuata con attrezzi trainati da motopescherecci ma che operano esclusivamente sul fondo marino per la cattura di specie demersali.

Chi scrive, agli albori della carriera, ha avuto la fortuna di seguire un corso di formazione su pescherecci a strascico di San Benedetto del Tronto e successivamente ha fatto servizio presso il porto di Mazara del Vallo, considerata la capitale italiana dello strascico. La sensazione è che tale tipo di pesca, pur rappresentando un fattore produttivo considerevole, non goda, tuttavia, di una grande notorietà. Eppure i prodotti della pesca a strascico hanno una valenza gastronomica di tutto rispetto. Basti pensare al gambero rosso, alle triglie, alle sogliole, e a tanti altri, annoverati tra le specie pregiate.

Anche la complessità tecnico-organizzativa della pesca a strascico dovrebbe catturare l’attenzione dell’opinione pubblica, qualificata e non, che investe le tecnologie applicate ai motopescherecci e agli attrezzi da pesca, le reti di trasporto e di commercializzazione. Si comprende da tale esposizione che non sono pochi gli sforzi economici e organizzativi, oltretutto esposti alle sempre incombenti pressioni esterne (crisi economiche, crisi energetiche, conflitti, ecc.) che in questo tipo di attività di pesca si fanno maggiormente sentire.
Ma allora come rispondere alla domanda sul perché, pur esaltandone i prodotti che, come già detto, rappresentano specie pregiate e orgoglio gastronomico italiano in tutto il mondo, non viene data la giusta risonanza anche alla “macchina” produttiva?

La risposta è semplice: l’attività di pesca a strascico è ritenuta dannosa per l’ambiente marino. Almeno per le dimensioni che essa ha assunto e sulla base dell’interpretazione dei dati scientifici. Così abbiamo assistito, e continuiamo ad assistere, alla sempre crescente volontà europea di ridurre drasticamente la portata di questa attività di pesca piuttosto che di adottare opportune politiche di valorizzazione o, comunque, questa viene fatta in maniera sporadica e poco incisiva.  Ovviamente questo tipo di pesca non è l’unica vittima di tale orientamento europeo ma la sua forte incidenza e le ripercussioni sul connesso tessuto economico-sociale, già di per sé precario, si fanno sentire in maniera drammatica.

Acquistare prodotti della pesca a strascico italiana dovrebbe significare consumare prodotti di grossa qualità e, a salvaguardia di questa realtà economica, si dovrebbe avere il dovere di fronteggiare la massiccia importazione da altri continenti con efficaci contromisure politiche, recuperando la credibilità nell’ambito della Unione Europea e superando l’idea che così i nostri mari siano meno intaccati ed i consumatori si accontentino di prodotti inferiori.

Ma si potrà, finalmente e contrariamente all’opinione diffusa, pubblicizzare ed “etichettare” i prodotti della pesca a strascico italiana come provenienti da una pesca sostenibile? Certamente, soprattutto con politiche aziendali di trasparenza e con seri sforzi collettivi orientati a ridurre, il più possibile, gli eventuali effetti collaterali della pesca a strascico: dall’impatto sul fondale marino alla selettività degli attrezzi completando con il recupero degli scarti. Quindi, una sinergia di obiettivi che almeno esponga in primo piano la volontà primaria della salvaguardia ambientale. Insomma, il risalto mediatico alla quotidiana attività di coloro che si dedicano all’attività di pesca a strascico non deve essere dato solo con sporadiche illustrazioni della dura vita a bordo dei pescherecci (in alcune marinerie si protrae per più giorni consecutivi a mare) oppure in occasione di tragici fatti di cronaca internazionale relativi, ad esempio, agli attacchi armati nei confronti dei motopescherecci siciliani da parte di forze militari di Paesi frontisti nel Mediterraneo.

La strada da tracciare è questa: produrre esempi di eccellenze innovative con una sorta di “sotto filiera” dello strascico.

La bussola. Valorizzazione della pesca a strascico italiana

Leggi anche: Pesca a strascico, se ben gestita è sostenibile 

Tags: pesca a strascico italiana
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