Secondo DataIntelo, il mercato dei mangimi commerciali per pesci potrebbe passare dai 26,4 miliardi di dollari del 2025 a 43,8 miliardi nel 2034, con un CAGR del 5,8%. La crescita accompagna una trasformazione ormai strutturale della produzione ittica mondiale: nel 2024 l’acquacoltura ha raggiunto 103 milioni di tonnellate di animali acquatici e OECD-FAO prevede 121 milioni di tonnellate nel 2035. Per la mangimistica, però, la partita non riguarda soltanto i volumi: saranno sempre più determinanti qualità delle formulazioni, efficienza nell’impiego degli ingredienti e sicurezza degli approvvigionamenti.
Non tutta l’acquacoltura utilizza mangimi. Molluschi e alghe, per esempio, seguono dinamiche produttive differenti rispetto agli allevamenti di pesci e crostacei alimentati. È una distinzione essenziale per leggere correttamente il mercato.
Nel 2024 la produzione acquicola mondiale di animali acquatici ha raggiunto 103 milioni di tonnellate. Secondo SOFIA 2026 della FAO, gli allevamenti rappresentano ormai il 53% della produzione mondiale di animali acquatici e oltre il 59% di quella destinata all’alimentazione umana. La pesca di cattura si è attestata intorno a 92 milioni di tonnellate e continua a muoversi su livelli relativamente stabili.
Lo spostamento del baricentro produttivo verso l’acquacoltura aumenta inevitabilmente il peso della nutrizione nella filiera. Dove la produzione dipende dal feed, costo, composizione, disponibilità e prestazioni del mangime incidono direttamente sull’efficienza dell’allevamento.
Il mercato cresce perché aumenta la scala dell’acquacoltura
Secondo DataIntelo, il mercato globale del commercial fish feed valeva 26,4 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe raggiungere 43,8 miliardi nel 2034. L’Asia-Pacifico concentrerebbe il 47,6% dei ricavi del comparto, mentre i mangimi estrusi rappresenterebbero il principale segmento di prodotto.
La dimensione economica racconta però soltanto una parte della trasformazione.
Il dato decisivo è la traiettoria produttiva dell’acquacoltura. Più aumenta il peso degli allevamenti nell’offerta mondiale, più cresce l’importanza dei sistemi alimentari che li sostengono. Ma non esiste una relazione automatica tra una tonnellata aggiuntiva di prodotto allevato e una tonnellata aggiuntiva di mangime.
Specie, fase biologica, sistema produttivo e obiettivi dell’allevamento determinano infatti quantità, composizione e caratteristiche fisiche del feed necessario.
Nel 2035 gli allevamenti potrebbero raggiungere 121 milioni di tonnellate
L’OECD-FAO Agricultural Outlook 2026-2035 prevede che la produzione mondiale complessiva di pesca e acquacoltura raggiunga 216 milioni di tonnellate nel 2035.
L’acquacoltura dovrebbe arrivare a 121 milioni di tonnellate, il 18% in più rispetto alla media 2023-2025, arrivando a rappresentare il 56% della produzione complessiva. La pesca di cattura dovrebbe invece attestarsi attorno a 95 milioni di tonnellate.
Gli allevamenti continueranno quindi a fornire la parte principale della crescita dell’offerta mondiale di prodotti acquatici.
Per la mangimistica significa un bacino produttivo più ampio, ma anche una domanda più articolata. Crescere non significherà semplicemente produrre più feed, ma sviluppare mangimi più coerenti con specie, sistemi di allevamento e obiettivi produttivi differenti.
Le materie prime diventano il vero nodo industriale
La crescita dell’acquacoltura pone inevitabilmente una seconda questione: con quali ingredienti alimentare una produzione sempre più grande?
Secondo OECD-FAO, nel 2035 circa l’85% della farina di pesce mondiale dovrebbe essere destinato all’acquacoltura. Il suo impiego nei mangimi è previsto in aumento del 20%, fino a circa 5,3 milioni di tonnellate.
Parallelamente, l’utilizzo di farine da semi oleosi nelle formulazioni acquicole dovrebbe crescere del 26%, arrivando a circa 11 milioni di tonnellate.
Il quadro non indica la sostituzione lineare degli ingredienti marini con quelli vegetali. Mostra piuttosto un settore che, aumentando di dimensione, deve ampliare la propria base di materie prime e utilizzare con maggiore efficienza quelle disponibili.
Farina e olio di pesce mantengono infatti una funzione nutrizionale rilevante in numerose formulazioni. Ma la loro disponibilità non può crescere indefinitamente insieme agli allevamenti.
Per questo aumenta anche l’importanza dei sottoprodotti della lavorazione. OECD-FAO prevede che nel 2035 scarti e residui della trasformazione possano fornire il 30% della farina di pesce mondiale, rispetto al 25% del periodo di riferimento.
Una dinamica che rafforza il ruolo dell’economia circolare nella filiera e si collega alla crescente valorizzazione di farine e oli di pesce come materie prime strategiche per l’acquacoltura.
Il valore sarà nell’efficienza, non soltanto nei volumi
È probabilmente questo il passaggio più rilevante per produttori di mangimi, fornitori di ingredienti e aziende acquicole.
Se gli allevamenti continuano a crescere mentre alcune risorse hanno margini di espansione più limitati, aumenta il valore della capacità di ottenere migliori prestazioni da ogni ingrediente utilizzato.
Significa lavorare su digeribilità, qualità fisica del pellet, equilibrio nutrizionale, utilizzo mirato degli ingredienti marini e integrazione di fonti alternative quando risultano tecnicamente ed economicamente appropriate.
Il mercato che emerge dalle proiezioni non è quindi soltanto più grande. È più specializzato, più selettivo e maggiormente dipendente dalla capacità di trasformare le materie prime in risultati produttivi misurabili.
I 43,8 miliardi di dollari stimati da DataIntelo offrono una misura della possibile dimensione economica del comparto. I dati FAO e OECD-FAO spiegano perché quella crescita sia plausibile: una quota sempre maggiore dell’offerta mondiale proviene da sistemi nei quali la nutrizione rappresenta una componente diretta della produzione.
Per la mangimistica, dunque, l’espansione dell’acquacoltura apre nuove opportunità ma alza contemporaneamente l’asticella. Non sarà sufficiente mettere sul mercato più mangime. La differenza la farà la capacità di ottenere più efficienza e più valore dalle risorse disponibili.













