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Il mare non si pesca. Si coltiva. Nature Credits, la rivoluzione blu comincia qui

Con la nuova roadmap UE cambia il modo di fare pesca: intervista a Federico Menetto, fondatore di Blufarmers, per capire come i pescatori possono diventare attori della rigenerazione marina

Tiziana Indorato by Tiziana Indorato
10 Luglio 2025
in In evidenza, Interviste, News, Pesca
Nature Credits

La Commissione Europea ha approvato la Roadmap towards Nature Credits, un documento destinato a cambiare il modo in cui guardiamo al mare, alla pesca e al valore della biodiversità.

Abbiamo intervistato Federico Menetto, fondatore di Blufarmers, comunità digitale di pescatori e attivatore di progetti innovativi nell’economia del mare, per capire cosa cambia davvero.

Federico, partiamo dalla base: cosa sono i Nature Credits?
I Nature Credits sono unità economiche che certificano un’azione concreta, misurabile e verificabile a favore della biodiversità.
Possono essere acquistati da aziende, fondi d’investimento, enti pubblici o cittadini che vogliono migliorare la propria impronta ambientale o ridurre i rischi legati alla perdita di natura.
Chi realizza queste azioni – parliamo di pescatori, maricoltori, cooperative, gestori di aree marine – riceve un ritorno economico proporzionato al valore generato. È un sistema semplice: fai un’azione positiva per la natura, la certifichi tramite un ente terzo, e quella azione diventa un credito ambientale che puoi vendere sul mercato. Il ricavo ti torna come incentivo economico.

Avete contribuito a cambiare la narrativa sui pescatori, dando questa nuova idea di Agricoltori di mare, ormai adottata dalla Politica e dalle Istituzioni, Come è nata questa idea?
Adoro usare la semantica per innovare.
I Blu Farmers sono la prima comunità digitale nata per cambiare la narrazione attorno ai pescatori.
Dal 2018 lavoriamo per superare l’immagine del pescatore-predatore e riconoscere invece il suo ruolo di custode attivo degli ecosistemi marini.
Nascono con una visione chiara: creare un’economia del mare che non consuma, ma rigenera.
Parliamo di maricoltori, pescatori artigianali, operatori costieri che adottano pratiche sostenibili e sono pronti a produrre valore ambientale oltre che alimentare.

Quando sono nati i Blue Farmers e parlavate di carbon credit sembrava un’utopia. Oggi è realtà. Che effetto ti fa?
Oggi è realtà. Ci vorrà ancora qualche mese per vedere i primi crediti attivi, ma il quadro normativo è stato tracciato.
E devo dire una cosa con chiarezza: grazie alla politica che ha saputo ascoltare le istanze dei suoi elettori, e ha trasformato un’intuizione in economia reale.
Questa è un’opportunità per tutti. Per chi lavora, per chi investe, per chi crede nella rigenerazione.

Perché tutto questo dovrebbe interessare il mondo della pesca?
Perché oggi la pesca non è più solo produzione alimentare. È gestione attiva degli ecosistemi marini. E i Nature Credits riconoscono finalmente questo ruolo.
Significa creare nuove fonti di reddito per chi si prende cura del mare: proteggere aree di ripopolamento, rigenerare fondali, adottare attrezzi selettivi, fare maricoltura sostenibile.
Significa rendere economicamente vantaggiose pratiche già virtuose.
E soprattutto, apre la porta a modelli ibridi: pesca + rigenerazione, allevamento + sequestro di carbonio.
Questa è la nuova economia blu rigenerativa.

Hai un esempio concreto?
Sì, Mitilla, la cozza di Pellestrina. Nasce e cresce in una blue vertical farm in acque classificate A. Un sistema che non solo assicura qualità e sicurezza alimentare, ma non ha bisogno di depurazione. E questo è fondamentale: non si spreca energia, non si perde carbonio.
Le acque marine vengono migliorate dalla presenza stessa dei mitili. È un modello che genera carbon credit grazie al sequestro naturale di CO₂, e allo stesso tempo offre un prodotto locale di altissima qualità.
Questa è economia circolare applicata al mare.

C’è il rischio che diventi uno strumento per pochi o troppo complicato?
No. La Commissione ha specificato che il sistema sarà volontario, accessibile e semplificato grazie a strumenti digitali e certificatori terzi. Certo, servono standard seri, governance chiara, e no al greenwashing.
Ma chi guarda avanti sa che questo è il momento giusto:
– Le imprese che investono in natura saranno più competitive;
– I fondi europei e privati richiederanno impatti ambientali positivi;
– I mercati premieranno chi riduce i rischi ecologici e costruisce resilienza.

Cosa ti aspetti adesso?
Mi aspetto che il mondo della pesca colga questa occasione. Non si tratta di rinunciare a produrre, ma di produrre rigenerando. Di proteggere creando valore. Di fare della pesca il primo settore abilitante della nuova economia blu.
Ora tocca a noi: costruire progetti, unire competenze, creare sinergie tra enti locali, maricoltori, istituzioni e investitori.
Noi abbiamo fatto la nostra parte per portare questi temi a livello europeo. Ora vogliamo trasformare idee in casi concreti.

Un messaggio per chi ci legge?
“Il mare non si pesca. Si coltiva.” E oggi abbiamo gli strumenti per farlo davvero.

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Tags: biodiversità marinaBlufarmerscarbon creditCommissione Europeacozza di Pellestrinaeconomia del mareeconomia rigenerativaMaricolturaMitillaNature Creditspesca sostenibile
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Tiziana Indorato

Autrice Pesceinrete Tiziana Indorato scrive per Pesceinrete occupandosi di seafood, sostenibilità, mercati, innovazione e scenari internazionali. I suoi articoli seguono l’evoluzione della filiera ittica con attenzione ai cambiamenti ambientali, commerciali e regolatori che incidono sul lavoro delle imprese e sulla percezione del prodotto ittico.

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