Il MASAF interviene con due decreti distinti sulla gestione della pesca nel 2026. Nel Canale di Sicilia, GSA 12-16, viene introdotto uno stop di trenta giorni alla pesca bersaglio del nasello con palangari fissi, reti da posta calate e reti a tremaglio, dal 2 al 31 luglio 2026. In quel periodo sarà vietato catturare, detenere a bordo, trasbordare, trasferire e sbarcare nasello, con divieto esteso anche alla pesca sportiva e ricreativa. In Adriatico, nelle GSA 17 e 18, vengono rafforzate le misure per la tutela dello scampo e della Fossa di Pomo: nelle zone A e B individuate dal decreto è vietata la cattura dello scampo fino al 30 novembre 2026, mentre nel “Fondaletto” sono previste ulteriori restrizioni dal 1° agosto al 31 ottobre 2026.
Due decreti, due aree di pesca, due specie diverse. Ma una stessa direzione: la gestione della pesca nel Mediterraneo entra in una fase sempre più selettiva, costruita su misure puntuali per stock, attrezzi, coordinate e periodi dell’anno.
Il primo provvedimento riguarda il nasello nel Canale di Sicilia. Il secondo interviene sullo scampo in Adriatico e sulla Fossa di Pomo, una delle aree più sensibili della pesca demersale adriatica. Non si tratta di un unico fermo pesca e non sarebbe corretto raccontarlo così. Sono misure diverse, rivolte a comparti diversi, ma lette insieme indicano con chiarezza il cambio di passo della regolazione: meno interventi indistinti, più gestione mirata.
Per la flotta non è un passaggio marginale. Le nuove disposizioni incidono sulla programmazione delle attività, sulle possibilità di cattura, sulla gestione dei conferimenti e sull’organizzazione del lavoro in mare. Per il mercato, invece, confermano che la disponibilità di alcune specie potrà dipendere sempre di più non solo dalla stagione e dalle condizioni meteo-marine, ma anche da finestre normative precise.
Nasello, stop di trenta giorni nel Canale di Sicilia
Il decreto sul nasello riguarda le unità che effettuano pesca bersaglio di Merluccius merluccius nelle GSA da 12 a 16, l’area del Canale di Sicilia. La misura prevede un’interruzione temporanea obbligatoria e continuativa di trenta giorni, dal 2 luglio al 31 luglio 2026.
Il divieto riguarda tre tipologie di attrezzi: palangari fissi, reti da posta calate e reti a tremaglio. Durante il periodo di stop non sarà consentito catturare nasello, ma nemmeno detenerlo a bordo, trasbordarlo, trasferirlo o sbarcarlo.
È un punto importante perché il provvedimento non si limita a fermare l’attività di pesca bersaglio. Interviene anche sulle fasi successive alla cattura, rendendo la misura più netta sul piano operativo e più chiara nella fase dei controlli.
Il decreto si inserisce nel quadro delle raccomandazioni della CGPM sulla gestione degli stock demersali nello Stretto di Sicilia. Il testo richiama la misura pilota dei trenta giorni di sospensione per gli attrezzi utilizzati nella pesca del nasello durante la riproduzione. Allo stesso tempo evidenzia un elemento biologico decisivo: il nasello si riproduce durante tutto l’anno. Per questo la sospensione può essere considerata efficace anche in un mese diverso da quelli originariamente indicati.
Il divieto riguarda anche la pesca sportiva e ricreativa
La misura non riguarda solo la pesca professionale. Il decreto estende il divieto anche alla pesca sportiva e ricreativa nelle stesse GSA 12-16.
È una scelta significativa perché rafforza il senso del provvedimento: quando l’obiettivo è ridurre la pressione su una specie, la restrizione non viene limitata alle attività commerciali, ma viene estesa anche agli altri prelievi.
Per le imprese interessate, luglio diventa quindi un mese da pianificare con attenzione. La sospensione può incidere sulle giornate di attività, sulla disponibilità di prodotto e sulla gestione commerciale del nasello in un periodo dell’anno già delicato per il mercato.
Per la filiera il segnale è chiaro: il nasello resta una specie centrale per il Mediterraneo, ma proprio per questo continua a essere oggetto di misure di gestione sempre più stringenti.
Scampo e Fossa di Pomo, nuove restrizioni in Adriatico
Il secondo decreto riguarda l’Adriatico e dà attuazione alle misure sul regime di sforzo di pesca per gli stock demersali chiave nelle GSA 17 e 18. Al centro del provvedimento c’è lo scampo, Nephrops norvegicus, specie di alto valore commerciale e particolarmente sensibile alla pressione della pesca demersale.
Il decreto istituisce due zone di tutela, denominate zona A e zona B, delimitate da coordinate geografiche riportate nell’allegato. In queste aree, dall’entrata in vigore del provvedimento e fino al 30 novembre 2026, è vietata la cattura dello scampo.
Anche in questo caso la norma va oltre il semplice divieto di pesca. Per le unità che transitano nelle zone interessate con velocità inferiori ai 6 nodi, oppure senza seguire rotte dirette e quindi con modalità compatibili con l’attività di pesca, è vietato detenere a bordo, trasbordare, trasferire e sbarcare scampo.
È un passaggio tecnico, ma decisivo. Il decreto distingue il transito effettivo dalla navigazione che può essere interpretata come attività di pesca. In questo modo riduce le zone grigie e rende più stringente il controllo sul rispetto della misura.
Nel “Fondaletto” divieti dal 1° agosto al 31 ottobre
Il decreto interviene anche sulla Fossa di Pomo, area da anni centrale nelle politiche di gestione dell’Adriatico. Nella zona del “Fondaletto”, dal 1° agosto al 31 ottobre 2026, saranno vietate le attività di pesca con reti a strascico a divergenti, sfogliare rapidi, reti gemelle a divergenti, palangaro fisso, attrezzi da posta e nasse.
Per i pescherecci già autorizzati alla pesca specifica nella Fossa di Pomo è previsto un ulteriore limite: non potranno pescare nella zona “Fondaletto” per più di un giorno di pesca a settimana.
Non è quindi solo una chiusura temporale. È anche una restrizione sulla frequenza di accesso all’area, con effetti diretti sull’organizzazione delle uscite e sulla gestione dell’attività.
Letti insieme, i due decreti raccontano una fase nuova della gestione della pesca italiana nel Mediterraneo. Il punto non è soltanto fermare le attività, ma governarle con strumenti più precisi. Le regole diventano più territoriali, più tecniche, più aderenti allo stato dei singoli stock.
Per gli operatori significa dover lavorare con calendari, attrezzi e coordinate sempre più determinanti. Per il mercato significa confrontarsi con una disponibilità del prodotto che potrà dipendere non solo dalla stagione e dalle condizioni del mare, ma anche da finestre normative mirate.
Nasello, scampo e Fossa di Pomo sono tre nomi diversi dentro lo stesso scenario: una pesca che resta attività economica essenziale, ma che deve muoversi in un equilibrio sempre più delicato tra reddito delle imprese, tutela delle risorse e responsabilità di filiera.










