Martedì 1° settembre 2026, dalle 15.30 alle 18.00 a Bruxelles, la Commissione per la pesca del Parlamento europeo (PECH) affronterà tre passaggi distinti: voterà il proprio parere sul bilancio UE 2027, assisterà alla presentazione di uno studio sull’assegnazione delle opportunità di pesca negli Stati membri e discuterà con la Commissione europea dell’attuazione dell’Organizzazione comune dei mercati, con particolare attenzione a origine, tracciabilità e concorrenza leale.
Non sarà quindi una seduta chiamata ad approvare tre nuove misure per il settore. La natura dei punti all’ordine del giorno è diversa e va tenuta distinta: un voto parlamentare sul bilancio, la presentazione di un’analisi sui sistemi nazionali di assegnazione e un confronto sull’applicazione delle regole di mercato.
Per la filiera, tuttavia, i tre dossier meritano attenzione perché riguardano risorse finanziarie, accesso alle possibilità di pesca e informazioni che accompagnano il prodotto fino al mercato.
Bilancio 2027 e criteri di assegnazione delle opportunità di pesca
La riunione si aprirà con il voto sul progetto di parere relativo al bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2027, con Giuseppe Lupo (S&D, Italia) relatore per PECH.
La Commissione pesca non approverà il bilancio dell’Unione: la responsabilità della procedura è della Commissione bilanci del Parlamento europeo. PECH è chiamata invece a definire la propria posizione sugli aspetti che rientrano nelle competenze del settore pesca e acquacoltura. Il progetto di parere risulta formalmente presentato il 17 giugno 2026.
Il passaggio cade nell’ultimo esercizio del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, mentre è già aperto il confronto sulla programmazione europea successiva al 2027. Il voto offrirà quindi un’indicazione sulle priorità che la Commissione pesca intende sostenere nell’ultima annualità dell’attuale ciclo finanziario.
Nella stessa seduta sarà presentato il nuovo studio commissionato dal Parlamento europeo sull’assegnazione delle opportunità di pesca nell’UE.
Il punto richiede una distinzione essenziale: non si discuterà della fissazione di nuovi TAC o della quantità complessiva di risorse attribuita a ciascuno Stato. Lo studio analizza come i 22 Stati membri costieri distribuiscono al proprio interno quote, sforzo di pesca e altri diritti di accesso una volta disponibili.
Le catture storiche restano il criterio dominante
È qui che emerge uno degli elementi più significativi della ricerca. Ventuno dei 22 Stati membri costieri analizzati utilizzano le catture storiche tra i criteri di assegnazione e, nelle ponderazioni comunicate dagli Stati, la componente storica rappresenta complessivamente circa due terzi del peso attribuito ai criteri.
Il dato non rende illegittimo il ricorso alla storicità. L’articolo 17 della Politica comune della pesca prevede che gli Stati utilizzino criteri trasparenti e oggettivi, anche di carattere ambientale, sociale ed economico, e cita tra gli elementi utilizzabili anche le catture storiche. La questione posta dallo studio riguarda piuttosto quanto i sistemi nazionali si siano effettivamente evoluti dopo l’introduzione dell’articolo 17.
Secondo l’analisi, la storicità continua infatti a occupare una posizione dominante, mentre i criteri ambientali, sociali ed economici hanno generalmente un peso inferiore. Lo studio evidenzia anche un problema di trasparenza dei risultati: 17 Stati dichiarano livelli elevati di trasparenza del processo, ma soltanto due dispongono di un registro pubblico completo che collega specifiche opportunità di pesca alle singole licenze.
Per il Mediterraneo c’è poi un elemento particolarmente importante. Parlare soltanto di “quote” sarebbe riduttivo: in questa area assumono un ruolo rilevante licenze, sistemi collettivi e regimi basati sullo sforzo di pesca. Lo stesso studio raccomanda che le future analisi europee tengano maggiormente conto di questi meccanismi.
OCM, il confronto su origine, tracciabilità e concorrenza leale
Intorno alle 17.00 PECH passerà all’attuazione del Regolamento (UE) n. 1379/2013 sull’Organizzazione comune dei mercati dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (OCM), con la partecipazione di un rappresentante della Commissione europea.
L’agenda individua tre temi precisi: etichettatura di origine, tracciabilità e concorrenza leale.
Anche in questo caso è necessario delimitare correttamente la portata dell’appuntamento. Il 1° settembre non è prevista l’approvazione di una riforma dell’OCM. Si tratterà di un confronto sull’attuazione delle regole esistenti e sulle criticità che interessano il mercato europeo dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura.
Il tema dell’origine riguarda direttamente la qualità delle informazioni fornite al consumatore e la possibilità di distinguere correttamente prodotti con provenienze, metodi di produzione e percorsi commerciali differenti. Quello della concorrenza leale tocca invece il rapporto tra regole applicate agli operatori europei e condizioni alle quali i prodotti vengono immessi sul mercato dell’Unione.
La tracciabilità rappresenta il punto di collegamento più operativo tra queste esigenze: sapere quale prodotto sta circolando, da dove proviene e quali informazioni lo accompagnano lungo la catena significa rendere verificabili le dichiarazioni presenti sul mercato.
La tracciabilità digitale è già entrata nella fase operativa
Il confronto arriva mentre la riforma del sistema europeo di controllo della pesca sta già modificando gli obblighi lungo la filiera.
Per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura compresi nel capitolo 3 della Nomenclatura combinata, il nuovo articolo 58 prevede che le informazioni minime di tracciabilità siano registrate dagli operatori e rese disponibili digitalmente al soggetto al quale viene fornito il prodotto e, su richiesta, alle autorità competenti. La riforma europea del controllo è entrata in vigore nel 2024, con una parte rilevante delle nuove disposizioni applicabile dal 2026.
Per i prodotti trasformati delle voci 1604 e 1605, che comprendono preparazioni e conserve di pesce, crostacei e molluschi, il regolamento segue invece un percorso differente: la Commissione deve definire mediante atti delegati le prescrizioni dettagliate di tracciabilità, comprese quelle relative ai sistemi digitali, che si applicheranno dal 10 gennaio 2029.
OCM e regolamento sul controllo restano strumenti giuridici distinti. Il loro punto di contatto, però, è concreto: origine dichiarata, identificazione del prodotto e disponibilità dei dati lungo la filiera incidono sulla trasparenza del mercato e sulle condizioni nelle quali gli operatori competono.
La seduta del 1° settembre dovrà quindi essere letta su tre livelli differenti. Dal voto sul bilancio emergeranno le priorità che PECH intende portare nella procedura per il 2027; dalla presentazione dello studio sarà possibile capire quale spazio politico troverà il tema dei criteri con cui gli Stati distribuiscono le opportunità di pesca; dal confronto sull’OCM potranno arrivare indicazioni sull’approccio della Commissione europea a origine, tracciabilità e concorrenza.
Il passaggio successivo sarà verificare cosa emergerà concretamente dalla riunione: soprattutto sull’assegnazione delle opportunità di pesca e sull’OCM, dove eventuali indicazioni della Commissione o richieste dei deputati potrebbero aprire nuovi sviluppi per la filiera.













