• HOME
  • CHI SIAMO
  • CONTATTI
  • PARTNER
  • PUBBLICITÀ
  • NEWSLETTER
  • ARCHIVIO
    • Bandi e Opportunità
    • Speciali
    • Rubriche
    • Nutrizione e salute
    • Interviste
    • Video
mercoledì 16 Settembre, 2026
Pesceinrete
  • Pesca
  • Nutrizione e salute
  • Acquacoltura
    • Acquaponica
    • Algocoltura
  • Approfondimenti
  • Tecnologia
  • Sostenibilità
  • Mercati
  • OverseasNew
Nessun Risultato
Vedi tutti i Risultati
Pesceinrete
  • Pesca
  • Nutrizione e salute
  • Acquacoltura
    • Acquaponica
    • Algocoltura
  • Approfondimenti
  • Tecnologia
  • Sostenibilità
  • Mercati
  • OverseasNew
Nessun Risultato
Vedi tutti i Risultati
Pesceinrete
Nessun Risultato
Vedi tutti i Risultati

Home Istituzioni Europee

Pesca, l’Italia alza il livello dello scontro: “La Politica comune europea è un fallimento”

A Lefkosia, nell’incontro informale dei ministri della pesca dell’UE, Lollobrigida contesta l’impostazione di Bruxelles: basta tagli alle giornate di pesca, servono risorse, equilibrio nel Mediterraneo e una strategia capace di dare futuro alle marinerie

Davide Ciravolo by Davide Ciravolo
5 Maggio 2026
in Europee, In evidenza, Istituzioni, Nazionali, News, Pesca
Politica comune della pesca

L’Italia non usa mezzi termini e porta a Cipro una posizione destinata a pesare nel confronto europeo sul futuro della pesca. Durante l’incontro dei ministri della pesca dell’Unione europea, svoltosi oggi a Lefkosia nell’ambito dell’AGRIFISH informale organizzato dalla Presidenza cipriota del Consiglio dell’UE, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha definito l’attuale Politica comune della pesca “un fallimento”.

Una frase netta, pronunciata nel giorno in cui i ministri europei sono stati chiamati a confrontarsi sulla valutazione della Politica comune della pesca, presentata dal commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis. Non una riunione formale del Consiglio Agricoltura e Pesca, dunque, ma un incontro politico informale di alto livello, pensato proprio per consentire agli Stati membri uno scambio più libero e strategico su ciò che ha funzionato, su ciò che non ha funzionato e su ciò che dovrà cambiare nei prossimi anni.

Il messaggio italiano è stato chiaro: la sostenibilità non può continuare a essere costruita quasi esclusivamente attraverso nuovi sacrifici imposti alle marinerie europee. “Noi non ci stiamo”, ha dichiarato Lollobrigida, contestando la prospettiva di ulteriori riduzioni delle giornate di pesca e chiedendo una revisione profonda dell’impostazione comunitaria.

Il punto sollevato dall’Italia non è la negazione della necessità di proteggere gli stock ittici. Al contrario, proprio la tutela della risorsa rende necessario interrogarsi sull’efficacia delle politiche adottate finora. Se dopo anni di restrizioni, riduzioni dello sforzo di pesca e progressivo ridimensionamento della flotta europea il recupero degli stock nel Mediterraneo resta lento e disomogeneo, allora il problema non può essere affrontato soltanto chiedendo ai pescatori europei di lavorare meno. Serve una lettura più ampia, più concreta e più aderente alla realtà del mare in cui le marinerie operano ogni giorno.

Il Mediterraneo, infatti, non è uno spazio chiuso dentro i confini dell’Unione europea. È un bacino condiviso, attraversato da interessi produttivi, pressioni ambientali, flotte comunitarie e flotte di Paesi terzi. È proprio su questo punto che la posizione italiana assume maggiore rilievo. Secondo Lollobrigida, mentre ai pescatori europei vengono imposti vincoli sempre più severi, nello stesso mare continuano a operare marinerie extra UE cresciute negli anni in capacità, numero di imbarcazioni e intensità di prelievo. In queste condizioni, una politica che agisce prevalentemente sulle flotte dell’Unione rischia di essere squilibrata: indebolisce chi rispetta le regole europee, ma non incide in modo sufficiente su tutte le pressioni che gravano sugli stock.

È questo il nodo politico e tecnico della discussione. La Politica comune della pesca nasce con l’obiettivo di garantire sostenibilità ambientale, economica e sociale. Ma quando l’equilibrio tra queste tre dimensioni si rompe, la sostenibilità rischia di trasformarsi in una formula incompleta. Proteggere il mare è indispensabile. Ma una pesca sostenibile senza imprese, senza lavoro, senza comunità costiere vive e senza giovani disposti a salire a bordo non può essere considerata una politica riuscita.

Le marinerie italiane vivono da anni una fase di forte pressione. Alla riduzione delle giornate di pesca si sommano l’aumento dei costi energetici, l’incertezza normativa, le difficoltà di ricambio generazionale, la competizione internazionale e un mercato nel quale il prodotto pescato nazionale deve confrontarsi con importazioni provenienti da contesti produttivi spesso molto diversi. In molte aree costiere la pesca non è soltanto un’attività economica: è identità, presidio sociale, cultura del lavoro, rapporto con il territorio e continuità tra generazioni. Perdere pezzi di questa struttura significa impoverire non solo un comparto produttivo, ma intere comunità.

Da qui la richiesta italiana di cambiare rotta. Non basta ridurre. Non basta tagliare. Non basta comprimere ancora l’attività delle imprese se, nello stesso tempo, non si costruisce una strategia mediterranea realmente efficace, fondata su controlli, cooperazione internazionale, reciprocità delle regole, contrasto alla pesca illegale e risorse adeguate per accompagnare la transizione.

Il tema delle risorse è altrettanto decisivo. Lollobrigida ha contestato la prospettiva di un forte ridimensionamento dei fondi europei destinati alla pesca. Anche qui il punto è sostanziale: chiedere al settore di innovare, migliorare la selettività degli attrezzi, ridurre l’impatto ambientale, investire in sicurezza, efficienza energetica, formazione e modernizzazione richiede strumenti economici coerenti. Senza risorse, la transizione rischia di diventare una parola vuota. O peggio, una riduzione progressiva della capacità produttiva europea mascherata da politica ambientale.

La valutazione della Politica comune della pesca arriva quindi in un momento cruciale. Dopo oltre dieci anni dalla riforma del 2013, applicata dal 2014, l’Unione europea è chiamata a capire se gli strumenti messi in campo siano ancora adeguati alle trasformazioni del settore. La Commissione rivendica progressi nella gestione degli stock e nel rafforzamento del quadro di sostenibilità, ma riconosce anche difficoltà persistenti, soprattutto nel Mediterraneo, dove una parte rilevante delle risorse valutate resta sottoposta a pressione e dove le comunità della pesca continuano a fare i conti con fragilità economiche e sociali profonde.

Il confronto aperto a Cipro mostra che la prossima fase non potrà essere solo tecnica. Sarà inevitabilmente politica. Da una parte c’è la necessità, non rinviabile, di garantire il recupero degli stock e la tutela dell’ecosistema marino. Dall’altra c’è il rischio che le misure adottate per raggiungere questi obiettivi producano una contrazione irreversibile della pesca europea, senza risolvere davvero le cause complessive della pressione sulle risorse.

La posizione italiana prova a ricomporre questa frattura partendo da un principio semplice: il futuro della pesca non può essere costruito contro i pescatori. Le marinerie devono essere parte della soluzione, non il bersaglio principale delle politiche di contenimento. Questo significa pretendere responsabilità dal settore, ma anche garantire condizioni eque, risorse adeguate e una strategia che tenga conto della complessità del Mediterraneo.

“Ci batteremo per ottenere più risorse e una strategia che rimetta al centro il futuro delle nostre marinerie”, ha ribadito Lollobrigida. Una posizione che parla direttamente a molte comunità costiere italiane, dove la pesca continua a rappresentare lavoro, economia reale e coesione sociale.

L’incontro informale di Lefkosia non produce decisioni immediate, ma segna un passaggio politico importante. L’Italia mette in discussione l’impianto con cui l’Europa ha governato finora il settore e chiede che la revisione della Politica comune della pesca non si traduca nell’ennesima stagione di vincoli, ma in un cambio di metodo.

Il punto non è scegliere tra mare e lavoro. Il punto è costruire una politica capace di difendere entrambi. Perché senza stock sani non c’è futuro per la pesca, ma senza pescatori non c’è nemmeno una vera politica della pesca.

Tags: AGRIFISHLollobrigidamarinerie italianeMediterraneopescapesca italianapesca sostenibilePolitica Comune della Pescastock itticiUnione Europea
CondividiTweetCondividiPinInviaCondividiInvia
Articolo precedente

Greater Amberjack: A Valuable Mediterranean Fish

Prossimo articolo

Seafood Expo Global 2026, il prodotto locale alla prova del mercato globale

Davide Ciravolo

Davide Ciravolo

Autore Pesceinrete, retail ittico e mercati seafood Davide Ciravolo è autore Pesceinrete. Si occupa di mercati, distribuzione e scenari commerciali della filiera ittica, con particolare attenzione al rapporto tra prodotto, retail e consumi. La sua esperienza come ex buyer di Esselunga gli permette di osservare il settore seafood anche dal punto di vista della GDO e delle dinamiche di assortimento.

Articoli Correlati

quote di pesca UE-Mauritania

Accordo UE-Mauritania: quote sottoutilizzate, ma la flotta dei crostacei ha poche alternative

by Mariella Ballatore
16 Settembre 2026

L’accordo di pesca tra Unione europea e Mauritania risulta sovradimensionato nel suo volume complessivo, ma non per tutte le attività....

Filetti di salmone norvegese fresco

Salmone norvegese: l’innovativo modello che conquista il mercato

by Redazione
16 Settembre 2026

Dal sushi alla cucina di casa, il salmone norvegese è entrato stabilmente nelle abitudini alimentari di milioni di persone. La...

marcatori genetici per le vongole

Vongole, un nuovo strumento genetico per selezione e tutela

by Tiziana Indorato
16 Settembre 2026

Un gruppo internazionale di ricerca ha sviluppato il primo pannello genomico a media densità destinato contemporaneamente alla vongola verace filippina...

pianificazione dello spazio marittimo

Pianificazione dello spazio marittimo, l’UE prepara una gara da 3,6 milioni

by Candida Ciravolo
15 Settembre 2026

La Commissione europea prepara una gara da 3,6 milioni di euro per il nuovo ciclo del meccanismo di assistenza alla...

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.







Articoli più letti

  • 10 pesci costosi e prelibati
  • Le specie di sarago del Mediterraneo
  • Pesci con più e meno mercurio
  • Molva, una ricchezza del Mare del Nord
  • Molluschi bivalvi: descrizione e caratteristiche
  • Congelare il tonno in scatola
  • Gattuccio e palombo, gli squali buoni da mangiare
  • Triglia: caratteristiche e proprietà nutrizionali
  • Mangiare il tonno crudo: vantaggi e pericoli
  • Sgombro e lanzardo, pesce azzurro per il cuore
Pesceinrete

Pesceinrete è la testata giornalistica unica in Italia ad occuparsi di pesca commerciale ed acquacoltura. In quanto canale tematico e dai contenuti specializzati, si rivolge direttamente agli operatori della filiera con una comunicazione targettizzata che risponde alle esigenze del settore.

Segui le nostre pagine social

Stock images by Depositphotos

Newsletter

Categorie

  • News Ittico
  • Pesca
  • Acquacoltura
  • Associazioni di categoria
  • Sindacati
  • ONG
  • Tecnologia
  • Sostenibilità
  • Mercati
  • Eventi e Fiere
  • Overseas
  • Nutrizione e salute
  • Approfondimenti
  • Chi siamo
  • Policy editoriali
  • Partner
  • Contatti
  • Pubblicità
  • Newsletter
  • Mappa del sito

© 2026 INRETE S.R.L. P.Iva: 02557660814 - Pesceinrete - Il quotidiano del settore ittico | Credits

Pesceinrete
Gestisci Consenso

Usiamo cookie tecnici per far funzionare il sito, e cookie statistici (anche di terze parti) per capire come viene usato e migliorarlo. Puoi accettare tutto, rifiutare tutto o scegliere quali attivare — restando comunque libero di navigare senza restrizioni.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Personalizza
  • {title}
  • {title}
  • {title}
  • Home
  • Nutrizione e salute
  • Pesca
  • Acquacoltura
  • Approfondimenti
  • Tecnologia
  • Sostenibilità
  • Mercati
  • Overseas English NEW
  • Archivio
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Partner
  • Pubblicità
  • Newsletter
Nessun Risultato
Vedi tutti i Risultati

© 2026 INRETE S.R.L. P.Iva: 02557660814 - Pesceinrete - Il quotidiano del settore ittico | Credits