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Il silenzio del Mediterraneo e la sfida della rigenerazione

Il messaggio di inizio anno del presidente di Oceanus accende una riflessione sul futuro del mare, della pesca e delle comunità costiere

Candida Ciravolo by Candida Ciravolo
5 Gennaio 2026
in In evidenza, News, Pesca, Sostenibilità
Regenerating the Mediterranean: A Call to Responsibility

Regenerating the Mediterranean: A Call to Responsibility

Il messaggio affidato ai social dal presidente di Oceanus, pubblicato lo scorso 2 gennaio, è un pensiero che apre una domanda collettiva e accende una riflessione che attraversa tutto il settore ittico: quale futuro stiamo costruendo per il Mediterraneo e per chi del mare vive?

C’è un silenzio strano sotto il pelo dell’acqua, un silenzio che chi vive di mare riconosce subito. Il respiro del Mediterraneo sta diventando un sussurro. C’è meno pesce. Lo dicono i pescatori che tornano in porto, lo dicono i numeri, lo dice il cuore di chi, come noi di Oceanus, il mare lo osserva e lo protegge da decenni.

Oggi la pesca vive una tempesta invisibile, da un lato la necessità di proteggere la natura, dall’altro il bisogno di portare il pane a casa. Ma questa tensione sta logorando le nostre comunità costiere.

La transizione ecologica non può essere solo un elenco di divieti o di scadenze burocratiche. Non basta più “non toccare”. Dobbiamo “curare”. La natura va rigenerata.

Rigenerare il mare non è un’opzione. È l’unica scelta rimasta. Esistono i mezzi, esistono i fondi, ma troppo spesso restano bloccati. Ogni giorno perso è un’occasione che non torna.
Fabio A. Siniscalchi – Presidente Oceanus

Parole che, lette a inizio anno, assumono il valore di un auspicio ma anche di una presa di responsabilità. Perché la riduzione delle risorse ittiche non è più una prospettiva futura: è una condizione che incide già oggi sul lavoro, sulle economie costiere e sulla stabilità della filiera.

Una riflessione che riguarda il settore nel suo insieme

Il pensiero espresso da Siniscalchi intercetta una consapevolezza ormai diffusa tra gli operatori: la gestione della pesca nel Mediterraneo ha privilegiato finora una logica di contenimento, necessaria ma incompleta. Meno sforzo di pesca, più vincoli, più controlli. Strumenti utili, ma insufficienti se non accompagnati da azioni capaci di ricostruire la base biologica del mare.

In assenza di questa seconda gamba, la transizione viene percepita come squilibrata. La tutela procede, mentre la produttività naturale continua a ridursi. E quando il mare produce meno, la pressione economica aumenta su tutta la filiera.

Dal limite alla prospettiva

È in questo passaggio che il concetto di rigenerazione diventa centrale. Non come parola evocativa, ma come approccio operativo. Rigenerare significa intervenire sugli ecosistemi per ripristinare habitat, biodiversità e capacità riproduttiva delle specie ittiche.

Senza questa visione, la regolazione resta difensiva e non costruisce futuro. Con la rigenerazione, invece, la tutela smette di essere solo un freno e diventa un investimento sul medio periodo.

Il tempo come fattore critico

Nel messaggio emerge anche un elemento spesso sottovalutato: il tempo. Le risorse finanziarie e gli strumenti esistono, ma restano spesso bloccati da ritardi amministrativi e bandi che non arrivano. Per il mare, il tempo perso non è recuperabile. Ogni stagione che passa senza interventi riduce le possibilità di ripresa biologica.

Questo rende il tema urgente, non rinviabile. E spiega perché il messaggio di inizio anno non suona come una semplice riflessione, ma come un richiamo a fare scelte concrete.

Un auspicio che chiama all’azione

Letto nel suo insieme, il pensiero del presidente di Oceanus non si limita a descrivere una criticità. Apre una riflessione sul modello di gestione del Mediterraneo e sulla necessità di affiancare alla tutela una strategia di rigenerazione reale.

Proteggere resta fondamentale. Ma senza restituire capacità vitale al mare, la filiera resta esposta, fragile e priva di orizzonte. Il 2 gennaio diventa così una data simbolica: l’inizio di un anno che chiede al settore, alle istituzioni e alla ricerca di passare dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di equilibrio.

Perché restituire voce al mare significa restituire futuro a chi lo vive ogni giorno.

Tags: biodiversità marinafiliera itticaMediterraneopesca sostenibilerigenerazione marinatransizione ecologica
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Candida Ciravolo

Candida Ciravolo

Autrice Pesceinrete Candida Ciravolo collabora con Pesceinrete nella produzione di contenuti dedicati alla filiera ittica. I suoi articoli affrontano temi legati a mercati, imprese, sostenibilità, acquacoltura, eventi e trasformazioni del settore, con un taglio informativo pensato per rendere più chiari i cambiamenti che attraversano il comparto.

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