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Home Acquacoltura

Pesca e acquacoltura, l’Europa vuole dati più chiari

La proposta EFAS punta ad armonizzare le statistiche europee del settore ittico, migliorando la qualità delle informazioni su catture, sbarchi, acquacoltura, scarti e dati socioeconomici

Alice Giacalone by Alice Giacalone
11 Maggio 2026
in Acquacoltura, Europee, In evidenza, Istituzioni, News, Pesca
EU fisheries and aquaculture statistics: why better data matter

EU fisheries and aquaculture statistics: why better data matter

C’è una parte della pesca e dell’acquacoltura che non si vede nei porti, nei mercati ittici, negli impianti o nelle aziende di trasformazione. È la parte fatta di dati, statistiche, definizioni e flussi informativi. Può sembrare materia distante dalla vita quotidiana delle imprese, ma è proprio su queste informazioni che si costruiscono molte decisioni europee sul futuro del settore.

Per questo la proposta di un nuovo quadro europeo sulle statistiche della pesca e dell’acquacoltura merita attenzione. Non si tratta di una misura destinata a cambiare immediatamente il lavoro quotidiano di armatori, acquacoltori, cooperative o imprese della filiera. Il punto è un altro: migliorare la qualità dei dati utilizzati per leggere il settore, valutarne l’evoluzione e costruire politiche più aderenti alla realtà.

Il Comitato per la pesca del Parlamento europeo ha adottato la propria posizione su un regolamento pensato per semplificare e rendere più coerente il sistema delle statistiche europee su pesca e acquacoltura. Il nuovo quadro, indicato come EFAS, punta a riunire in un unico regolamento norme oggi distribuite in diversi atti legislativi, con l’obiettivo di rendere i dati più affidabili, comparabili e utilizzabili anche a livello internazionale.

Oggi la raccolta statistica europea si basa su cinque regolamenti distinti, legati a un impianto normativo ormai datato. Questa frammentazione può generare definizioni non sempre omogenee, sovrapposizioni e difficoltà nel confronto tra informazioni provenienti da Paesi, flotte, aree produttive e sistemi diversi. La riforma nasce quindi con una finalità precisa: mettere ordine, ridurre le duplicazioni e rendere più leggibile il quadro complessivo.
Per la filiera ittica, il tema non è soltanto amministrativo. Dati più chiari significano una rappresentazione più fedele di ciò che accade nella pesca e nell’acquacoltura europea. Significano informazioni più ordinate su catture, sbarchi, produzione acquicola, scarti, pesca ricreativa, specie sensibili e attività delle navi dell’Unione europea anche fuori dalle acque comunitarie.

È un passaggio importante perché pesca e acquacoltura non possono essere lette solo attraverso i volumi produttivi. Le tonnellate pescate o allevate restano un indicatore fondamentale, ma non raccontano da sole la complessità del settore. Non spiegano la tenuta economica delle imprese, il ricambio generazionale, il peso dei costi, la capacità di innovare o il ruolo delle comunità costiere.
Uno degli aspetti più rilevanti della proposta riguarda l’introduzione di dati socioeconomici più armonizzati. I deputati europei chiedono che vengano raccolte informazioni su elementi come età, genere, livello di istruzione e reddito, insieme ad alcuni parametri ambientali, tra cui consumo di energia e acqua. L’obiettivo è comprendere meglio la competitività dei settori della pesca e dell’acquacoltura, il loro dinamismo e la capacità di garantire continuità generazionale.
Questo punto è particolarmente significativo. Parlare di futuro della pesca senza dati aggiornati su chi lavora nel settore, sulle condizioni economiche delle imprese e sull’attrattività delle professioni significa rischiare analisi incomplete. Lo stesso vale per l’acquacoltura, spesso indicata come comparto strategico per la sicurezza alimentare europea, ma bisognosa di essere descritta con dati più completi e confrontabili.

La proposta prevede anche una maggiore attenzione agli scarti, agli sbarchi, alla pesca ricreativa e all’impatto delle catture sulle specie sensibili. Sono aspetti che possono contribuire a costruire una fotografia più precisa delle pressioni sugli ecosistemi marini, ma anche a distinguere meglio situazioni diverse. Non tutte le marinerie operano nello stesso modo, non tutti i sistemi produttivi hanno lo stesso impatto e non tutti i territori presentano le stesse criticità.

Naturalmente, serve prudenza. Il testo approvato dal Comitato per la pesca non è ancora una legge definitiva. La posizione dovrà essere confermata dal Parlamento europeo e poi discussa con i governi degli Stati membri nel negoziato interistituzionale. Solo alla fine di questo percorso sarà possibile capire quale sarà la forma finale del regolamento e quali effetti concreti produrrà per amministrazioni, Stati membri e operatori.

Il segnale, però, è chiaro: l’Unione europea vuole aggiornare il modo in cui misura pesca e acquacoltura, superando un sistema frammentato e adeguandolo a una filiera molto più complessa rispetto al passato.

I dati, in questo senso, non sono un dettaglio tecnico. Un dato incompleto può generare una lettura sbilanciata del settore. Un dato raccolto male può orientare male le decisioni. Un dato non confrontabile può rendere più difficile capire cosa accade davvero tra Stati membri, bacini marittimi, flotte e impianti produttivi.

Al contrario, dati più solidi possono aiutare a costruire politiche più vicine alla realtà. Possono rendere più leggibile il contributo economico e sociale della pesca. Possono mostrare meglio il ruolo dell’acquacoltura nella sicurezza alimentare europea. Possono evidenziare criticità, ma anche punti di forza.

La riforma statistica non risolve da sola i problemi del settore. Non abbassa i costi, non aumenta automaticamente la redditività delle imprese e non semplifica per magia la vita degli operatori. Può però contribuire a costruire decisioni migliori. E in un comparto dove ogni scelta normativa, ambientale o economica può avere effetti importanti sulle imprese e sui territori, partire da informazioni più affidabili è tutt’altro che secondario.

Tags: acquacolturadati pescaEFASeurostatfiliera itticapescapolitiche europeesostenibilitàstatistiche pescaUnione Europea
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Alice Giacalone

Alice Giacalone

Autrice Pesceinrete Alice Giacalone scrive per Pesceinrete occupandosi di attualità, imprese, mercati e scenari della filiera ittica. Nei suoi contributi segue l’evoluzione del settore seafood con attenzione ai temi che incidono sul lavoro degli operatori, dalla pesca all’acquacoltura, dalla sostenibilità alle dinamiche commerciali.

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