L’acquacoltura è un settore che negli ultimi anni ha conosciuto un incremento economico e scientifico senza precedenti e, questo rilevante successo è determinato dalla sempre più crescente domanda da parte dei consumatori riguardo i prodotti ittici; da un lato la pesca intensiva ha sfruttato appieno gli stock ittici riducendone cosi la popolazione di specie ittiche molto importanti non solo per l’economia nazionale ma anche per l’economia mondiale, tra gli altri tonno (thunnus thynnus), pesce spada (xiphias gladius), anguilla (anguilla anguilla), merluzzo bianco (gadus morhua), salmone atlantico (salmo salar).
Questa situazione di scarsità del prodotto ittico è determinata anche dal consumo di pesce pro capite che, negli ultimi cinquant’anni è quasi duplicato. Alla luce di questa grave situazione per l’economia ittica globale si intravede in un’attività come l’acquacoltura una validissima alternativa con un duplice vantaggio: garantire la riduzione o ripopolazione di zone ittiche ampiamente sfruttate dalla pesca mediante azioni di ripopolamento e rispondere al contempo alla sempre più crescente domanda di prodotto ittico. Inoltre, negli ultimi anni, si stanno avviando diversi studi e ricerche sull’allevamento in cattività di nuove specie ittiche per soddisfare la domanda del consumatore e garantire al contempo la diminuzione o annullamento delle catture in mare e nei fiumi. Alla luce di ciò, sta sempre più prendendo piede la politica dell’acquacoltura sperimentale, ossia studi e ricerche su nuove specie alternative ai fini economici. Fra queste specie quella più famosa nonché attualmente al centro dell’attenzione è senz’altro la Tilapia.
La tilapia, appartenente ai ciclidi che vivono in acque tropicali in Africa, Sud America e Asia, è stata oggetto di incroci artificiali, e ne esistono specie con diverse forme e colori. Vive sia in mare che in acque dolci. Raggiunge la maturità sessuale già all’età di sei mesi e cova le uova (circa 1500 per ogni chilo di peso corporeo) ogni 6 – 8 settimane.
Pesce prevalentemente vegetariano, predilige temperature dell’acqua tra i 20 e i 30 °C. Raggiunge una lunghezza di 50 cm e un peso di 6 kg. Nell’uso commerciale internazionale il termine Tilapia fa riferimento a specie pure sia del genere Tilapia che del genere Oreochromis e a vari ibridi creati per l’allevamento e immessi nel circuito dell’alimentazione umana in modo preponderante. In Italia il nome commerciale tilapia si riferisce legalmente alle specie Oreochromis niloticus e Tilapia mossambica. La carne di questi pesci si adatta bene alla cottura arrosto, alla griglia o al vapore e presenta un interessante valore nutrizionale. Le caratteristiche che hanno determinato e continuano a determinarne il successo, annoverandolo fra i primi 5 pesci più allevati in acquacoltura, sono legate ai seguenti fattori:
– Rapida crescita
– Maggiori dimensioni raggiunte rispetto ad altre specie d’acquacoltura
– Rapporto qualità/prezzo, in termini anche nutrizionali, superiore ad altre specie commerciali
– Produzione annua elevata
Da queste caratteristiche si evince come la tilapia sia destinata a sopperire in buona parte il prodotto ittico ormai mancante nei nostri mari, aprendo cosi nuove strade nel settore dell’acquacoltura e della pesca in genere. Questo pesce viene attualmente allevato nei paesi asiatici e nei paesi africani e del medio-oriente. Essendo un pesce molto produttivo, la tilapia assicura ingenti quantitativi annui di prodotto a fronte di un ritorno economico elevato e costi d’investimento o gestione allevamento molto bassi, più bassi delle specie normalmente allevate nel mondo come spigole, orate.
Delle specie di tilapia più allevate si conoscono le Oreochromis, Sarotherodon e Tilapia. La Cina è il primo produttore mondiale di Tilapia (Taiwan detiene il 70% delle esportazioni mondiali di questo pesce), seguita dall’Egitto dove viene allevata in maggioranza la specie Oreochromis Niloticus.
Per quanto riguarda la metodologia d’allevamento, questi pesci sono allevati sia in allevamenti estensivi e sia in allevamenti intensivi in gabbie off-shore. Tornando alla produzione annuale di pesce, secondo studi recenti, la produzione e il consumo di tilapia dal 2000 fino ad oggi sono sensibilmente raddoppiati; basti pensare che solo nel 2000 si è raggiunta una produzione in acquacoltura pari 1.265.800 tonnellate. Le uniche note dolenti riguardo alla progettazione e realizzazione di un allevamento di tilapia sono dovute principalmente alla mancanza nel nostro paese di specchi d’acqua idonei all’allevamento di questo pesce, sia in termini di qualità delle acque che di dimensioni, in quanto questa tipologia d’allevamento si estende su vaste aree. Oltre a questo, i costi d’investimento iniziali sono leggermente più elevati rispetto ad altre tipologie d’allevamento, è necessaria poi un’ottima conoscenza della biologia di questi animali, in maniera tale da ottimizzarne l’allevamento.
E’ pur vero comunque che le tecnologie attuali stanno andando sempre più ad evolversi e, con esse, anche le tecnologie utilizzate per questa tipologia d’allevamento, ribadisco ancora in fase sperimentale in alcuni paesi (fra cui il nostro) ma, ben consolidato nei paesi sopra citati, dove i costi di produzione sono sensibilmente più ridotti; il costo della manodopera quasi non sussiste e sia hanno maggiori conoscenze rispetto a noi.
Senz’altro, allevare la tilapia anche nel nostro paese potrebbe essere una valida alternativa, sia dal punto di vista nutrizionale che economico, alle classiche spigole e orate che troviamo più comunemente nei mercati. Gli investimenti d’impianto sono importanti nella fase iniziale ma le produzioni che si ottengono sono talmente elevate che, impostando una giusta politica aziendale si potrebbe facilmente immettere il prodotto sui mercati ottenendo giusti guadagni.
Alla luce di tutti questi dati si evince come la tilapia per via del suo forte potenziale economico, sia destinata ad essere la protagonista degli allevamenti ittici del futuro.
Enzo Alibrandi
TERRAQUA











