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Home Istituzioni Europee

Vongole a 22 mm: la deroga italiana al bivio del voto europeo

Alcuni membri spagnoli del PPE contestano la misura. Cisint: “Mi aspetto conseguenti azioni di buon senso da parte di tutti i deputati italiani”

Tiziana Indorato by Tiziana Indorato
6 Ottobre 2025
in Europee, In evidenza, Istituzioni, News, Sostenibilità
deroga alla taglia minima delle vongole a 22 mm

Si torna a parlare di taglia minima delle vongole. Il prossimo 16 ottobre la Commissione Pesca del Parlamento europeo sarà chiamata a votare sull’obiezione presentata da alcuni eurodeputati spagnoli del Partito Popolare Europeo (PPE) contro la deroga alla taglia minima delle vongole a 22 mm, concessa all’Italia dal 2016 e attualmente valida fino al 31 dicembre 2025.

Il contesto della deroga italiana

L’Italia gode di un regime speciale che consente la raccolta delle Chamelea gallina a 22 millimetri, anziché i 25 previsti dal regolamento generale dell’Unione europea. Una misura introdotta per tener conto delle peculiarità biologiche e ambientali del Mare Adriatico, dove le vongole difficilmente raggiungono la taglia standard a causa della minore salinità e della diversa composizione dei fondali.

Le evidenze scientifiche elaborate a suo tempo dal MIPAAF e validate dallo STECF (Comitato Scientifico, Tecnico ed Economico della Pesca) dimostrano che, nell’Adriatico settentrionale, la maturità riproduttiva delle vongole si raggiunge prima dei 25 millimetri. È su questa base che la Commissione europea ha concesso la deroga, giudicandola compatibile con gli obiettivi di sostenibilità previsti dalla Politica Comune della Pesca.

L’obiezione spagnola e la posizione italiana

L’obiezione, presentata dagli eurodeputati spagnoli Carmen Crespo Díaz, Gabriel Mato e Francisco José Millán Mon, sostiene che la deroga italiana rappresenti un vantaggio commerciale scorretto rispetto agli altri Stati membri che mantengono la soglia dei 25 mm.
Una posizione che però divide lo stesso PPE, perché l’eurodeputata italiana Anna Maria Cisint (Lega), si è schierata contro l’iniziativa spagnola, difendendo la legittimità scientifica della misura e l’interesse delle marinerie italiane.

Le motivazioni inserite nell’obiezione sono del tutto pretestuose – fa sapere l’eurodeputata, membro della Commissione Pesca –. La deroga – secondo Cisint – si fonda su dati scientifici solidi e riconosciuti dalla stessa Commissione europea, che ha valutato con attenzione le condizioni ecologiche del nostro mare. Le vongole dell’Adriatico vivono in un ambiente unico, dove fattori naturali come salinità, sedimenti e nutrienti incidono sulla crescita. Non si tratta di un vantaggio competitivo, ma di un necessario adattamento scientificamente giustificato. Oggi la risorsa è in calo, anche per effetto di fenomeni come la mucillagine e la diffusione del granchio blu. Mi aspetto che, al momento del voto, prevalga il buon senso da parte di tutti i deputati italiani.

L’impatto economico e le preoccupazioni del settore

A quantificare il peso della decisione è Antonio Gottardo, responsabile regionale Legacoop Veneto – Agricole e Pesca, che evidenzia come l’eventuale aumento della taglia minima a 25 mm significherebbe per le nostre imbarcazioni un calo di produttività stimato intorno al 35%, pari a circa 20 mila euro di perdita annua per equipaggio. Le marinerie adriatiche, già alle prese con costi crescenti e condizioni ambientali difficili, non potrebbero sostenere un ulteriore taglio ai margini operativi.

La discussione non riguarda soltanto gli aspetti economici. Gli studi scientifici che hanno portato alla deroga mostrano che la vongola adriatica raggiunge la maturità riproduttiva già intorno ai 18–20 mm: per questo, fissare la taglia minima a 22 mm non compromette la capacità di ripopolamento degli stock, ma garantisce una gestione sostenibile adattata alle condizioni locali. È la linea su cui insistono i consorzi di gestione italiani, che chiedono all’Europa una politica più flessibile e rispettosa delle specificità ambientali dell’Adriatico.

Una decisione cruciale per la filiera

Se l’obiezione degli eurodeputati spagnoli venisse accolta, il rinnovo della deroga verrebbe bloccato e l’Italia non potrebbe estenderla oltre il 31 dicembre 2025. L’attuale regime resterebbe in vigore fino a quella data, ma senza ulteriori proroghe.

Il voto del 16 ottobre rappresenta quindi un passaggio cruciale per la filiera. In caso di bocciatura dell’obiezione, la deroga potrà essere prorogata fino al 2030, come auspicano i rappresentanti italiani in Commissione Pesca e le organizzazioni di categoria.
Difendere la deroga alla taglia minima delle vongole a 22 mm significa salvaguardare un modello di pesca costruito su solide basi scientifiche, capace di conciliare sostenibilità, redditività e specificità ambientali dell’Adriatico.

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Tags: AdriaticoCisintderoga 22 mmLegacoopParlamento europeopesca italianaPPEsostenibilitàVongole
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Tiziana Indorato

Autrice Pesceinrete Tiziana Indorato scrive per Pesceinrete occupandosi di seafood, sostenibilità, mercati, innovazione e scenari internazionali. I suoi articoli seguono l’evoluzione della filiera ittica con attenzione ai cambiamenti ambientali, commerciali e regolatori che incidono sul lavoro delle imprese e sulla percezione del prodotto ittico.

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