L’acquacoltura è l’allevamento in acqua dolce o salata di organismi acquatici, pesci, molluschi, crostacei, alghe e piante acquatiche, in ambienti confinati e controllati dall’uomo; a seconda del tipo di allevamento, questi ambienti vengono denominati peschiere, vivai, valli da pesca. La maricoltura è il settore dell’acquacoltura che si occupa dell’allevamento intensivo di pesci, alghe, molluschi e crostacei in ambiente marino. La piscicoltura è l’allevamento dei pesci in peschiere o in bacini artificiali e naturali.
L’acquacoltura nella storia
Come testimoniano vari reperti archeologici la pratica dell’acquacoltura risale a tempi antichi, e aveva grande importanza economica in differenti civiltà anche molto lontane fra loro; i cinesi allevavano carpe, gli egiziani allevavano tilapie negli stagni come testimoniano dei bassorilievi del 2500 a.C.; i Fenici e gli Etruschi allevavano varie specie ittiche, e i Romani allevavano spigole, orate, murene, anguille e ostriche in vasche sui litorali costieri e nelle lagune.
L’acquacoltura oggi
L’acquacoltura costituisce oggi un settore economico molto importante della produzione alimentare, la sua crescita nel mondo è molto rapida, al contrario della pesca tradizionale che è in crisi. In particolare in Italia questa attività è cresciuta molto, evolvendosi nel tempo anche grazie all’elevata diversità ambientale che contraddistingue il nostro territorio.
La grande diffusione degli impianti di allevamento e dei prodotti ittici allevati ha destato l’interesse di molti fra scienziati e organizzazioni ambientaliste; tutti contestano alcuni aspetti dell’acquacoltura, soprattutto di quella iper-intensiva, sia per i danni ambientali che questa può comportare, sia per il rispetto dei diritti degli animali.
I moderni allevamenti ittici dovrebbero offrire un prodotto sicuro e controllato, e nel caso di specie pregiate a prezzi più contenuti, nel pieno rispetto dell’ambiente.
L’acquacoltura, concorrendo a ridurre lo sforzo di pesca in mare, dovrebbe contribuire a preservare l’ambiente e le risorse marine, e inoltre consentire di prelevare soltanto il quantitativo e le taglie richieste dal mercato e dai consumatori, assicurando un prodotto fresco e controllato, senza eccessi e sprechi.
La FAO stessa identifica, non solo a beneficio dei paesi poveri ma anche a vantaggio dei paesi occidentali, l’acquacoltura come soluzione per ottenere risorse alimentari, diversificare la dieta e risolvere la costante riduzione degli stock ittici naturali.
Altri aspetti interessanti del prodotto proveniente da acquacoltura dovrebbero essere la rintracciabilità e la sua sicurezza alimentare, soprattutto per quanto riguarda il rischio di bioaccumulo di alcuni contaminanti ambientali quali i metalli pesanti, i PCB e le diossine, che tendono a concentrarsi attraverso la rete trofica (catena alimentare) marina nei “top predators” , specie ittiche bentoniche e pelagiche di grandi dimensioni quali ad esempio tonni, pesci spada, squali e razze.
Oggi si parla anche di acquacoltura “biologica” in termini di sostenibilità, benessere degli animali, controllo degli impatti ambientali, e salute e tutela del consumatore.
Tra le specie ittiche allevate più diffuse nel mondo il salmone, la tilapia, il pangasio, la carpa, la trota iridea, l’orata, il branzino o spigola. In alcuni casi la produzione da acquacoltura ha soppiantato il prelievo dall’ambiente selvatico, esempio è la produzione legale di caviale (persistono tuttora fenomeni di bracconaggio in alcuni paesi) che proviene esclusivamente dalla storionicoltura.
In Italia la storia moderna dell’acquacoltura è stata caratterizzata da una prima fase negli anni 50 in cui le specie allevate erano per lo più di acqua dolce: anguille, carpe, muggini, trote e pesce gatto; in questo primo periodo i pesci si allevavano in maniera estensiva in valli da pesca, nel pieno rispetto dei cicli biologici dei pesci.
Negli anni 70 le specie marine, spigole e orate, cominciavano a essere le più allevate e con l’affermarsi di questa attività anche storioni, alcune specie di sarago, le ombrine e infine il tonno rosso, che viene ingrassato in mare aperto prima del prelievo.
Nell’evoluzione della piscicultura Italiana si può individuare un cambiamento: dalla vallicultura nel Nord Adriatico e da allevamenti intensivi in vasche a terra si è passati ad adoperare gabbie galleggianti in mare che oltre ad avere minore impatto ambientale sono più produttive e meno costose energicamente.
Specie ittiche principali allevate in Italia:
L’Anguilla è allevata fin dagli anni 50 e oggi è in netto declino sia per la domanda sempre più scarsa sia per le limitazioni che sono state imposte per tutelare questa specie. Le anguilloculture sono presenti nel Nord Italia e in Sardegna.
L’allevamento della Trota, in particolare la Trota iridea, nel Nord Italia è un’attività molto fiorente e consolidata e resiste bene alla competizione con altri paesi europei.
Lo Storione allevato è stato introdotto negli anni 80, viene utilizzato sia per le carni che per il caviale; le zone dedite a questa attività sono nel Nord Italia, e sono le aree originariamente vocate alla pesca dello storione selvatico.
Orate e Spigole sono intensamente allevate in tutta Italia isole comprese fin dagli anni 70, prima in vasche a terra e in seguito in gabbie galleggianti in mare aperto.
Meno diffusi sono gli allevamenti di salmerini, carpe, persico trota in acqua dolce, e varie specie marine come saraghi e ombrine.











