Per molte imprese del settore ittico, il Seafood Expo Global non è soltanto il luogo in cui presentarsi al mercato. È anche, e in alcuni casi soprattutto, il posto in cui fermarsi, guardare negli occhi fornitori e clienti, fare il punto sugli approvvigionamenti e capire quale direzione prenderanno i mesi successivi.
Nel nuovo video dello Speciale Italia di Pesceinrete, questo aspetto emerge con chiarezza dalle parole di Andrea Eminente amministratore delegato di Unifrigo Gadus e di Valter Giammaria, presidente del CAR – Centro Agroalimentare Roma. Due interventi diversi, ma uniti da una stessa idea: la fiera di Barcellona è uno spazio di lavoro reale, dove il confronto diretto permette alle imprese di leggere il mercato, costruire relazioni e cercare nuove opportunità.
Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, l’edizione 2026 di Seafood Expo Global/Seafood Processing Global ha riunito 2.290 aziende espositrici provenienti da 85 Paesi, su una superficie espositiva di oltre 52.980 metri quadrati. Numeri che raccontano la dimensione internazionale della manifestazione, ma che assumono un significato ancora più concreto se letti attraverso l’esperienza quotidiana degli operatori.
Andrea Eminente descrive la fiera come un appuntamento dalla doppia valenza. Per un’azienda che importa prodotti ittici, il lato acquisti è fondamentale. Barcellona consente di incontrare fornitori che arrivano da aree molto diverse del mondo e di riunire, in pochi giorni, relazioni che normalmente richiederebbero tempi, viaggi e interlocuzioni molto più lunghi.
Il riferimento ai prodotti aiuta a capire la complessità del lavoro. Baccalà e stoccafisso rimandano ai Paesi del Nord, mentre lo scatolame apre rapporti con mercati come il Vietnam e il Sudamerica. Sono filiere differenti, con dinamiche proprie, che in fiera possono essere osservate, confrontate e discusse direttamente con chi le presidia. Per un importatore, questo significa fare il punto sulle disponibilità, sulle condizioni di mercato e sulla campagna che si prepara nei mesi successivi.
Ma Barcellona non è solo fornitori. La vicinanza con l’Italia rende la manifestazione facilmente raggiungibile anche da molti clienti italiani. È qui che la fiera mostra il suo valore più operativo: nello stesso spazio si incontrano domanda e offerta, acquisti e vendite, fornitori internazionali e clienti nazionali. In pochi giorni, le imprese possono raccogliere segnali, verificare esigenze, misurare aspettative e orientare le scelte commerciali.
Il comunicato degli organizzatori sottolinea proprio questa funzione dell’evento: nell’arco di tre giorni, operatori provenienti da tutta la filiera si sono incontrati per costruire relazioni, esplorare nuove opportunità commerciali e approfondire le tendenze che plasmeranno il futuro del settore ittico. Non una semplice esposizione, quindi, ma una piattaforma di confronto tra chi produce, importa, distribuisce, acquista e trasforma.
La seconda intervista, con Valter Giammaria, allarga ulteriormente lo sguardo. Il presidente del CAR evidenzia il valore positivo dell’esperienza di Barcellona per gli imprenditori del settore ittico e richiama la funzione delle fiere come strumenti di crescita. Occasioni come il Seafood Expo Global permettono alle imprese di creare rapporti, sviluppare operazioni B2B e misurarsi con un contesto internazionale che può aprire nuove prospettive.
Il suo ragionamento parte però da una consapevolezza molto concreta: il comparto ittico vive una fase complessa, segnata anche da un calo dei consumi. Proprio per questo, secondo Giammaria, diventa necessario rafforzare le iniziative di internazionalizzazione, cercare nuovi mercati e costruire nuove opportunità. In un momento in cui il mercato interno non sempre offre le risposte attese, guardare oltre i confini diventa una scelta strategica, non una semplice ambizione.
Il ruolo del CAR si inserisce in questa direzione. Accompagnare le imprese in contesti come quello di Barcellona significa metterle nelle condizioni di confrontarsi, crescere e ampliare il proprio raggio d’azione. La fiera diventa così anche uno strumento collettivo: non riguarda solo la singola azienda, ma la capacità di un sistema di organizzarsi, dialogare e rendersi più competitivo.
A rafforzare questa lettura c’è anche la presenza, segnalata dagli organizzatori, di importanti acquirenti internazionali nei settori della vendita al dettaglio, della ristorazione e della distribuzione attraverso il Key Buyer Programme. Un elemento che conferma quanto il Seafood Expo Global sia un luogo in cui le relazioni commerciali possono trasformarsi in percorsi concreti, soprattutto per le imprese che sanno presentarsi con una proposta chiara e con una visione di mercato.
Il secondo video dello Speciale Italia di Pesceinrete racconta quindi un volto preciso della manifestazione: quello della fiera come cabina di regia degli approvvigionamenti, del B2B e dell’internazionalizzazione. Non solo prodotti in esposizione, ma decisioni da preparare, rapporti da consolidare, mercati da comprendere e opportunità da costruire.
Dalle parole di Andrea Eminente e Walter Giammaria emerge un messaggio netto: per il settore ittico italiano, essere presenti nei grandi appuntamenti internazionali significa lavorare sul futuro. Significa capire dove si muove la domanda, quali mercati possono offrire nuove possibilità, quali relazioni meritano di essere rafforzate e quali strumenti servono alle imprese per restare competitive.
In un settore attraversato da consumi più incerti e da dinamiche globali sempre più complesse, la capacità di incontrarsi, fare rete e aprire nuovi canali resta una leva decisiva. Barcellona, in questo senso, non è solo il luogo della visibilità internazionale. È uno spazio in cui il mercato prende forma, e in cui le imprese italiane possono preparare con maggiore consapevolezza le sfide dei prossimi mesi.











